Teresa Manes, madre di Andrea Spezzacatena – il ragazzo la cui storia ha ispirato il film Il ragazzo dai pantaloni rosa – ha commentato sui social Buen Camino, il nuovo film di Checco Zalone attualmente nelle sale. Un intervento lucido e personale, in cui Manes riconosce al film alcuni messaggi positivi, ma non nasconde il proprio disagio per una battuta che, a suo parere, rischia di normalizzare l’umiliazione.
Nel suo post su Facebook, Teresa Manes spiega di essere rimasta colpita soprattutto dal senso più profondo del film, al di là dell’ironia tipica di Zalone. Buen Camino, scrive, parla di persone diverse che imparano a procedere insieme, condividendo il cammino pur partendo da mondi lontani. Un messaggio che, secondo lei, ha molto a che fare con il modo in cui gli adulti dovrebbero stare accanto ai ragazzi.
“Dietro l’ironia, c’è un invito chiaro: rallentare, guardare l’altro, smettere di giudicare”, osserva Manes, sottolineando come i giovani abbiano bisogno di figure adulte capaci di accompagnarli, non di sovrastarli o combatterli. E aggiunge: “Se imparassimo davvero a fare ‘buon cammino’ gli uni con gli altri, forse nessuno si sentirebbe invisibile”.
Accanto a queste riflessioni positive, però, Teresa Manes non nasconde il proprio dissenso per una specifica battuta del film. “A dirla tutta non mi è piaciuta per niente la battuta sulle docce”, scrive, spiegando di aver notato come in sala molte persone abbiano riso. Una reazione che per lei è stata significativa: “Lì ho avuto conferma che l’empatia non è una qualità per tutti. Quella battuta fa ridere chi non è mai stato umiliato”.
Parole che si legano in modo diretto alla sua storia personale. Andrea Spezzacatena si tolse la vita nel 2012, a soli 15 anni, dopo essere stato vittima di bullismo a scuola. Da allora Teresa Manes ha scelto di trasformare il proprio dolore in impegno civile, incontrando studenti e insegnanti in tutta Italia per raccontare quanto il bullismo, anche quello verbale, possa lasciare ferite profonde.
Nel suo post, Manes ricorda che “il bullismo non inizia con la violenza: inizia con parole normalizzate”, e mette in guardia contro la tentazione di giustificare tutto con il classico “è solo una battuta”. “Quando una battuta si appoggia su stereotipi, qualcuno ride e qualcun altro impara che può essere umiliato”, scrive ancora.
Nonostante la critica, il giudizio complessivo sul film resta positivo. Teresa conclude infatti ipotizzando che proprio quella battuta possa essere stata inserita con un intento preciso: “Penso pure però che Zalone, a modo suo, abbia voluto sottolineare proprio questo”. Un’ambiguità che, nel suo sguardo, apre comunque uno spazio di riflessione.
Un commento, il suo, che va oltre il singolo film e riporta al centro un tema che Manes continua a portare nelle scuole: il peso delle parole, il confine sottile tra ironia e umiliazione, e la responsabilità collettiva nel costruire un clima in cui nessun ragazzo si senta isolato o invisibile.
Teresa Manes, madre di Andrea Spezzacatena – il ragazzo la cui storia ha ispirato il film Il ragazzo dai pantaloni rosa – ha commentato sui social Buen Camino, il nuovo film di Checco Zalone attualmente nelle sale. Un intervento lucido e personale, in cui Manes riconosce al film alcuni messaggi positivi, ma non nasconde il proprio disagio per una battuta che, a suo parere, rischia di normalizzare l’umiliazione.
Nel suo post su Facebook, Teresa Manes spiega di essere rimasta colpita soprattutto dal senso più profondo del film, al di là dell’ironia tipica di Zalone. Buen Camino, scrive, parla di persone diverse che imparano a procedere insieme, condividendo il cammino pur partendo da mondi lontani. Un messaggio che, secondo lei, ha molto a che fare con il modo in cui gli adulti dovrebbero stare accanto ai ragazzi.
“Dietro l’ironia, c’è un invito chiaro: rallentare, guardare l’altro, smettere di giudicare”, osserva Manes, sottolineando come i giovani abbiano bisogno di figure adulte capaci di accompagnarli, non di sovrastarli o combatterli. E aggiunge: “Se imparassimo davvero a fare ‘buon cammino’ gli uni con gli altri, forse nessuno si sentirebbe invisibile”.
Accanto a queste riflessioni positive, però, Teresa Manes non nasconde il proprio dissenso per una specifica battuta del film. “A dirla tutta non mi è piaciuta per niente la battuta sulle docce”, scrive, spiegando di aver notato come in sala molte persone abbiano riso. Una reazione che per lei è stata significativa: “Lì ho avuto conferma che l’empatia non è una qualità per tutti. Quella battuta fa ridere chi non è mai stato umiliato”.
Parole che si legano in modo diretto alla sua storia personale. Andrea Spezzacatena si tolse la vita nel 2012, a soli 15 anni, dopo essere stato vittima di bullismo a scuola. Da allora Teresa Manes ha scelto di trasformare il proprio dolore in impegno civile, incontrando studenti e insegnanti in tutta Italia per raccontare quanto il bullismo, anche quello verbale, possa lasciare ferite profonde.
Nel suo post, Manes ricorda che “il bullismo non inizia con la violenza: inizia con parole normalizzate”, e mette in guardia contro la tentazione di giustificare tutto con il classico “è solo una battuta”. “Quando una battuta si appoggia su stereotipi, qualcuno ride e qualcun altro impara che può essere umiliato”, scrive ancora.
Nonostante la critica, il giudizio complessivo sul film resta positivo. Teresa conclude infatti ipotizzando che proprio quella battuta possa essere stata inserita con un intento preciso: “Penso pure però che Zalone, a modo suo, abbia voluto sottolineare proprio questo”. Un’ambiguità che, nel suo sguardo, apre comunque uno spazio di riflessione.
Un commento, il suo, che va oltre il singolo film e riporta al centro un tema che Manes continua a portare nelle scuole: il peso delle parole, il confine sottile tra ironia e umiliazione, e la responsabilità collettiva nel costruire un clima in cui nessun ragazzo si senta isolato o invisibile.
