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Home » Streaming » NOW » MasterChef, intervista agli eliminati Gaetano e Antonio dopo la puntata 5: “Dietro le quinte è brutalmente vero”

MasterChef, intervista agli eliminati Gaetano e Antonio dopo la puntata 5: “Dietro le quinte è brutalmente vero”

Intervista esclusiva agli eliminati Gaetano Pullara e Antonio Senise dopo la puntata 5 di MasterChef: emozioni vere e dietro le quinte.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana9 Gennaio 2026
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Una scena dell'ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)
Una scena dell'ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)
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Dopo la quinta serata di MasterChef Italia, la Masterclass ha perso ogni certezza. L’edizione attualmente in onda ogni giovedì in prima serata su Sky Uno e in streaming su NOW continua ad alzare il livello delle sfide, mettendo i concorrenti di fronte a prove sempre più tecniche e a una pressione emotiva costante. Tra Mystery Box complesse, Invention Test estenuanti e Pressure Test senza appello, la competizione ha mostrato il suo lato più duro e autentico. Nella il percorso di Gaetano Pullara e Antonio Senise si è interrotto, ma l’esperienza vissuta dentro MasterChef 15 ha lasciato segni profondi, consapevolezze nuove e decisioni importanti per il futuro, che oggi i due ex concorrenti raccontano senza filtri.

Ascoltandoli a caldo, l’eliminazione sembra quasi solo un capitolo di un’esperienza più grande, fatta di pressione reale e di un’intimità di gruppo che in tv si intravede a malapena. “Quello che non si vede in televisione sono le emozioni dietro le quinte e la grande amicizia che si è formata tra tutti”, racconta Gaetano. Antonio usa un’immagine ancora più netta: “Quello che si vede in tv è la base, poi c’è lo scoglio, il meme… ma sotto c’è tutto il resto: i rapporti tra noi, e anche con la gente che lavora dietro”. Il punto, per entrambi, è che non esiste un MasterChef “aggiustato”: l’ansia che arriva al pubblico è autentica, semmai amplificata. “È brutalmente vero, in senso positivo”, dice Antonio. Gaetano aggiunge la conferma più banale e più definitiva: “Pensavo che l’orologio fosse finto… invece è vero. Quando parte il tempo è quello lì: non si può fermare”.

Errori, panico e autocritica: “La colpa è più mia che di Iolanda”

Una scena dell'ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)
Una scena dell’ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)

La loro uscita non viene raccontata come un’ingiustizia, ma come un cortocircuito tra pressione e lucidità. Gaetano, eliminato dopo l’Invention Test sulla marinatura, chiarisce subito un punto che poteva diventare polemica: lo “spegnimento dei fuochi” sulla postazione da parte di Iolanda non è un alibi. “Con Iolanda non c’entra assolutamente niente. Mi ha spento i fuochi, ma in dieci minuti se reagivo in maniera diversa magari la riuscivo a fare. La colpa è più mia che di Iolanda”. È una frase che mette a fuoco il vero nemico della puntata: il panico, cioè l’effetto domino che trasforma un imprevisto in una catastrofe. “Mi sono lasciato prendere dal panico della mancanza del tempo e quindi poi si commette un errore”. Antonio, eliminato al Pressure Test dei tacos, riconosce un meccanismo simile ma più interno: l’ingresso in Masterclass gli ha creato un cortocircuito emotivo. “Ho perso un po’ di coscienza… una volta entrato, magari mi ha preso la pressione: cucinare con rabbia, andare per un’altra tangente rispetto alla mia cucina. E questo si è visto nella confusione dei piatti”. È una confessione che ribalta la retorica del “me la sono giocata male”: qui la sconfitta diventa un dato tecnico e insieme un dato psicologico, due facce della stessa prova.

Il valore umano: “In poche settimane fai in giorni quello che fuori richiede mesi”

Una scena dell'ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)
Una scena dell’ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)

Se c’è un tema su cui entrambi insistono, è la velocità con cui si creano legami in un contesto così totalizzante. Gaetano si definisce “lo zio di tutti”, e la definizione non suona come una posa: “I giorni passati assieme sono giorni e notti passate assieme… è un uragano che ti travolge, ti porta con una velocità impressionante a creare reazioni e unioni che, fuori, richiederebbero mesi o anni”. Antonio conferma: anche chi è uscito prima resta parte di un gruppo che si è formato “vivendo settimane insieme”, e che – a suo dire – ha avuto un’energia diversa rispetto ad altre edizioni percepite più conflittuali: “Noi per fortuna siamo stati belli coesi”. Quando gli chiedono nomi, Gaetano cita con affetto Giuliana e Johnny (“è lui che mi ha nominato lo zio per primo”), ma poi allarga il discorso: “Mi hanno scritto tutti, mi hanno chiamato tutti… messaggi commoventi”. E non limita la gratitudine ai concorrenti: “Dietro le quinte ci sono gli autori, la produzione… gente che pochi nominano ma che ti sta molto vicino”. Il sottotesto è chiaro: MasterChef è una gara, ma l’esperienza – soprattutto per chi esce – si misura anche nella rete di umanità che resta addosso.

La lezione più concreta: le “due T” e l’umiltà di ascoltare i giudici

Una scena dell'ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)
Una scena dell’ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)

Sul piano pratico, Gaetano sintetizza ciò che gli è mancato con una formula secca: “Per fare un piatto ci vogliono due cose fondamentali: le due T, tempo e tecnica. A me è mancata la tecnica”. È un punto chiave perché spiega la decisione presa subito dopo l’eliminazione: non un proposito vago, ma un rientro strutturato nello studio. “Mi sono iscritto all’ALMA, sto frequentando l’ALMA e mi sto facendo il mio percorso da cuoco”, annuncia, sottolineando che è una notizia che “non sa nessuno, nemmeno quelli di MasterChef”. Antonio, invece, parla di lezioni quotidiane, quasi inevitabili quando ti giudicano “tre mostri sacri”: “Le lezioni c’erano ad ogni cucinata… impari ascoltando consigli, osservando gli altri”. Ma la crescita più importante per lui è personale: “Sono entrato diverso da come sono uscito. Mi servirà a credere di più in me stesso, perché spesso sono stato molto severo e negativo con me stesso”. Entrambi convergono su un dettaglio che vale come consiglio universale: i giudici passano, dicono una frase al volo, e quella frase può salvare un piatto. Antonio lo racconta con un esempio: Cannavacciuolo lo avverte che un ingrediente “diventa nero” se non lo tira fuori subito, e lui si “catapulta” ad agire. Gaetano allarga: “Sono enciclopedie che passano lì: in un nanosecondo ti risolvono il piatto con un’intuizione. Ascoltarli sempre”.

Il dopo MasterChef: cucina arbëreshë, social e un sogno di ristorante “di territorio”

Una scena dell'ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)
Una scena dell’ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)

Il post-programma, per entrambi, è già iniziato. Antonio vuole sfruttare la visibilità per un racconto identitario: “Mi piacerebbe lavorare sui social con video… far conoscere di più la mia cultura, la mia cucina arbëreshë”. Non solo ricette, però: lui insiste sul “dietro”, su quella parte invisibile che spesso il pubblico ignora. “Oltre che cucina e cultura ci sono storie di famiglie… mi piacerebbe raccontare chi c’è dietro una cucina, il background della persona”. Parallelamente non chiude la porta agli studi: è già laureato come giurista d’impresa e sta facendo un master sui sistemi di gestione e qualità; l’idea è portare avanti più binari finché non trova stabilità, “battere il ferro finché è caldo”, senza precludersi nulla.

Gaetano, invece, dichiara apertamente un cambio di traiettoria, anche esistenziale: tornare in Italia, lasciare anni di lavoro all’estero, “stare vicino ai miei figli”. Il sogno resta quello di un ristorante, anche in tandem con il figlio che frequenta l’alberghiero, ma la direzione non è il lusso fine a se stesso. Pur avendo lavorato a progetti di alto profilo, oggi immagina una cucina radicata: “Voglio fare una cucina sul territorio, coinvolgendo i piccoli produttori… valorizzare quello che si ha attorno”. Non è una dichiarazione di stile, è una filosofia: ogni viaggio gli ha lasciato “odori e sapori” perché legati a prodotti del luogo, e quella autenticità è ciò che vuole restituire. “Se poi ci sarà la stella, la costellazione o la fattoria poco cambia: a me interessa dare un messaggio”.

Chi vince? “Una Masterclass di altissimo livello, ma Alessandro mi ha colpito”

Una scena dell'ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)
Una scena dell’ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)

Alla domanda rituale sul possibile vincitore, entrambi fanno un nome con convinzione: Alessandro. Gaetano lo definisce un concorrente “strabiliante”, capace di portare piatti che sono “un’opera d’arte anche a vederli”, e gli rende omaggio senza esitazione. Antonio conferma un gesto intimo, quasi da spogliatoio: “Prima di uscire mi avvicino ad Alessandro, lo abbraccio e gli dico: vinci”. Ma nessuno dei due riduce l’edizione a un duello: al contrario, sottolineano il livello medio altissimo e una rosa ampia di potenziali finalisti. “Può vincere chiunque”, dice Antonio, citando più volte la compattezza e la forza tecnica di molti concorrenti. Gaetano, tra scherzi e affetto, parla dei “tre Mattei”, e lascia intendere che in una Masterclass così basta un inciampo, o una prova particolarmente “cattiva”, per cambiare tutto.

La verità che resta: “La cucina è convivialità di emozioni, non solo di cibo”

Una scena dell'ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)
Una scena dell’ultimo episodio di Masterchef (fonte: Sky)

Se si cerca una frase che riassuma il loro MasterChef, non è una dichiarazione sulla tecnica o sul talento. È una definizione emotiva della cucina come spazio di relazione. Antonio insiste sulla tradizione “contadina”, sul rispetto della materia prima e sulla cucina povera come memoria, come racconto. Gaetano, invece, sorprende: “La storia più bella che mi porto è la mia. Ho trovato venti amici… MasterChef mi ha insegnato che la cucina è convivialità di emozioni, non soltanto di cibo”. E chiude con una consapevolezza disarmante per chi esce da un talent competitivo: “Anche quando sbagli ti fai una risata. C’è sempre qualcuno più bravo di te, ma questa è la vita. Bisogna essere contenti di quello che si ha”. È il modo più netto per trasformare un’eliminazione in un punto di partenza: Antonio con la voglia di raccontare e raccontarsi, Gaetano con la scelta – concreta – di tornare a studiare.

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