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Home » Personaggi » Saviano sull’incendio di Crans-Montana e quei soldi non tracciati: “La vera storia non comincia la notte dell’incendio”

Saviano sull’incendio di Crans-Montana e quei soldi non tracciati: “La vera storia non comincia la notte dell’incendio”

Lo scrittore analizza la figura dei proprietari del locale cercando di far luce sui loro investimenti, a suo dire opachi.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio13 Gennaio 2026
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Roberto Saviano
Roberto Saviano (depositphotos)
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Secondo Roberto Saviano, il caso del bar Le Constellation di Crans-Montana non può essere letto soltanto come una tragedia dovuta a gravi omissioni in materia di sicurezza. A suo avviso, l’incendio rappresenta l’epilogo visibile di una storia che affonda le radici in anni di opacità economica, relazionale e istituzionale. Saviano sottolinea come, fin dai giorni immediatamente successivi al rogo, si sia diffusa una domanda legittima: da dove proveniva il potere economico che ha consentito ai gestori del locale, Jessica e Jacques Moretti, di crescere così rapidamente in uno dei contesti più esclusivi d’Europa?

Nel suo intervento sul caso del bar Le Constellation sul Corriere, Roberto Saviano invita fin dall’inizio a spostare lo sguardo oltre la dimensione puramente emergenziale della tragedia. A suo avviso, la domanda che ha iniziato a circolare subito dopo l’incendio — se vi siano legami con il riciclaggio e con la mafia corsa — non è una deriva complottista, ma “una domanda legittima, che oggi non ha ancora una risposta giudiziaria definitiva, ma che merita di essere presa sul serio”

Jacques e Jessica Moretti
Jacques e Jessica Moretti (Storie Italiane / Raiplay)

Saviano è attento a precisare che Jacques e Jessica Moretti non sono formalmente imputati per associazione mafiosa e che “non esiste, allo stato, un’incriminazione per criminalità organizzata corsa”. Tuttavia, sottolinea come l’attenzione di parte della stampa francese e svizzera non sia arbitraria. Essa si inserisce in un contesto storico preciso, in cui la mafia corsa ha dimostrato di saper replicare un modello mafioso fondato sull’infiltrazione dell’economia legale. Come osserva Saviano, “la mafia corsa non viene evocata per folklore o suggestione. Viene evocata per convergenza di elementi, per analogia strutturale, per il modo in cui certe traiettorie economiche e relazionali sono già state osservate altrove”

Il cuore del suo ragionamento ruota attorno a ciò che definisce il crinale tra ciò che è penalmente provato e ciò che è socialmente e politicamente significativo. In questo senso, Saviano afferma che

“la tragedia non comincia la notte di Capodanno. Comincia molto prima. Inizia nel silenzio che accompagna i successi troppo rapidi, nel denaro che arriva senza lasciare impronte”

Saviano richiama esplicitamente l’anomalia dell’ascesa economica dei Moretti: locali, immobili, investimenti realizzati senza mutui né esposizione bancaria. In Svizzera, osserva, questo non costituisce un reato, ma resta un dato oggettivamente atipico. “Quando un’attività cresce solo grazie a liquidità, senza passaggi bancari, senza verifiche di merito creditizio, l’opacità è oggettiva”, scrive, collegando questa dinamica a un modello noto di trasformazione del capitale opaco in fatturato legale. In questa prospettiva, bar e locali notturni non sono semplicemente esercizi commerciali, ma “dispositivi economici ad alta circolazione di contante, capaci di assorbire liquidità senza produrre domande”.

Accanto alla dimensione economica, Saviano insiste su quella relazionale e simbolica del potere. Gli episodi di intimidazione verbale e reputazionale – tra cui quella ad un giornalista italiano, Domenico Marocchi – emersi anche attraverso i social, vengono letti come parte di un lessico mafioso contemporaneo. «Non ti colpisco, ti faccio capire che potrei», sintetizza Saviano, spiegando che non è rilevante stabilire se le connessioni evocate fossero reali o millantate: «il punto è che funzionavano. Funzionavano come deterrente. Come minaccia indiretta».

Particolarmente dura è la sua lettura dell’assenza di controlli, inclusa la mancanza di ispezioni antincendio per anni. Saviano rifiuta l’idea della semplice inefficienza burocratica e parla di un meccanismo più profondo: “I controlli non sono mai neutrali: arrivano dove c’è conflitto, non dove c’è consenso”. Nelle località turistiche d’élite, aggiunge, “controllori e controllati vivono nello stesso spazio sociale“, e quando un’attività porta denaro, lavoro e visibilità, il controllo tende a dissolversi in una tolleranza silenziosa.

Nella parte conclusiva del suo intervento, Saviano sposta definitivamente la questione dal piano dell’accusa diretta a quello sistemico. Chiedersi se dietro Le Constellation ci fosse “la mafia”, afferma, “è forse la domanda meno utile“. La vera domanda è «quante attività economiche in Europa crescono oggi senza che nessuno chieda davvero da dove arrivino i soldi e quale potere esercitino». La magistratura farà il suo corso, ma restano irrisolte le responsabilità politiche, economiche e culturali.

Riguardo la strage in Svizzera, in questi giorni Roberta Bruzzone ha espresso parole durissime nei confronti di Jessica Moretti, co-titolare del locale che sarebbe andata via con l’incasso della serata. Flavio Briatore, da imprenditore, ha spiegato invece perché il locale non avrebbe dovuto avere la licenza.

Nei giorni scorsi, ha sollevato grande indignazione la vignetta di Charlie Hebdo sulle vittime del Le Constellation.

 

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