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Home » Film » Recensioni film » Anaconda: un anti-reboot autoironico che prende in giro la nostalgia anni Novanta

Anaconda: un anti-reboot autoironico che prende in giro la nostalgia anni Novanta

La recensione di Anaconda, reboot comico e metacinematografico del famoso film horror americano degli anni Novanta.
Max BorgDi Max Borg8 Febbraio 2026
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Una scena di Anaconda (fonte: Sony Pictures)
Una scena di Anaconda (fonte: Sony Pictures)
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Il film: Anaconda (2026)
Titolo originale: Anaconda
Regia: Tom Gormican
Sceneggiatura: Tom Gormican, Kevin Etten
Genere: Commedia, Avventura, Horror
Cast: Jack Black, Paul Rudd, Thandiwe Newton, Steve Zahn
Durata: 104 minuti
Dove l’abbiamo visto: Anteprima stampa

Trama: Quattro amici d’infanzia, un tempo appassionati di cinema amatoriale, decidono di rilanciare le proprie carriere girando un remake a basso budget di Anaconda. Arrivati nella foresta amazzonica per le riprese, si ritrovano coinvolti in un conflitto tra minatori illegali e forze dell’ordine. Come se non bastasse, un gigantesco serpente inizia a inseguirli, trasformando il loro film in un incubo fin troppo reale.

A chi è consigliato? Anaconda è consigliato a chi ama le commedie meta-cinematografiche e i reboot autoironici, oltre a chi conserva un affetto nostalgico per il cinema d’avventura anni Novanta. Ideale per chi cerca intrattenimento leggero e consapevole, più vicino alla parodia che al puro horror.


Con la febbre dilagante da remake e reboot che da un po’ di tempo riguarda soprattutto l’audiovisivo degli anni Novanta (in campo horror, tra gli esempi più recenti, So cosa hai fatto), era inevitabile che qualcuno prima o poi decidesse di rimettere mano al franchise di Anaconda, l’horror a base di serpenti giganti che a un certo punto si è ritrovato protagonista di un crossover con Lake Placid, dove la creatura antagonistica è un coccodrillo sovradimensionato. Come reinventare, quasi trent’anni dopo, una proprietà intellettuale ricordata soprattutto per aver alimentato gli inizi della carriera di Jennifer Lopez? La risposta prova a darla il regista Tom Gormican, con un curioso reboot di cui parliamo nella nostra recensione di Anaconda.

Ritorno al passato

Quattro amici d’infanzia, che ai tempi della scuola realizzavano insieme cortometraggi amatoriali, si ritrovano dopo anni e si rendono conto che nessuno di loro è pienamente soddisfatto della propria vita, inclusi i due che in teoria sono riusciti a lavorare nel cinema: Doug McCallister, il regista del gruppo, si mantiene girando video per i matrimoni, mentre Ronald Griffen, l’attore protagonista, deve accontentarsi di parti minori in serie televisive di vario genere. Ma proprio Ronald sostiene di avere l’idea giusta per riunire la vecchia banda: ha ottenuto i diritti di Anaconda, e con Doug dietro la macchina da presa sarà possibile girare un remake dai costi contenuti. I quattro si recano quindi nella foresta amazzonica per lavorare in loco, solo che la zona è oggetto di uno scontro a fuoco tra le forze dell’ordine e dei minatori d’oro clandestini. E come se non bastasse, un serpente gigante comincia a inseguire i nostri, rendendo fin troppo reale il pericolo che doveva essere una finzione hollywoodiana…

Amici per la pelle (di serpente)

Una scena di Anaconda (fonte: Sony Pictures)
Una scena di Anaconda (fonte: Sony Pictures)

C’è un che di Tropic Thunder nell’impostazione del progetto, ed è quindi coerente che Gormican abbia scelto Jack Black, che nel film di Ben Stiller era il divo comico con problemi di tossicodipendenza in stile John Belushi, per la parte del regista Doug, un ruolo divertente ma comunque impregnato di una certa serietà. Difatti un’inversione delle parti con Paul Rudd, che nei panni di Ronald è quello più inaffidabile del gruppo e si discosta dalla sua classica persona cinematografica. Completano il quartetto Thandiwe Newton e Steve Zahn, e non mancano gli omaggi al film originale con ripetute menzioni del cast del 1997 e allusioni visive (in particolare legate ad Ice Cube, che già conosce il mondo dei reboot autoironici avendo recitato in 21 Jump Street). A questo giro, a meno che non si sia deciso di non accreditarlo, non c’è un doppiatore umano specializzato nei versi degli animali a fare la “voce” dell’anaconda, che negli anni Novanta era il mitico Frank Welker.

Ridere dei brividi

una scena di Anaconda - 2025
Una scena di Anaconda – 2025

C’è chi, già solo vedendo il trailer, ha urlato al sacrilegio per il tono scanzonato e decisamente poco horror del film, ma a conti fatti quello di Gormican – approvato dalla Sony dopo diverse proposte di sequel/remake più tradizionali – è l’approccio più interessante, ossia prendersi gioco dell’idea di un legacyquel che, nella realtà dei fatti, in questo caso avrebbe poco senso (trattandosi di un franchise che ha cominciato a raschiare il fondo del barile già con il secondo capitolo, motivo per cui in questo film si parla sostanzialmente solo del primo, l’unico che i fan ricordano con un minimo di affetto). Ironia della sorte, poiché si mette alla berlina anche il vizio hollywoodiano di iniziare le riprese senza una sceneggiatura completa, Gormican e soci hanno dovuto inventare un finale nuovo sul momento poiché il meteo durante le riprese rendeva inagibile il set inizialmente previsto, e difatti si percepisce che il secondo tempo della pellicola è meno strutturato del primo, che invece è più attento ai ritmi comici e all’analisi beffarda del fenomeno della nostalgia da monetizzare. Nel complesso, una sorta di anti-reboot che fa il suo, intelligente nel suo essere “usa e getta” come molti progetti dalle ambizioni più serie all’interno del filone dei sequel fuori tempo massimo.

La recensione in breve

6.5 Autoironico

Tom Gormican rispolvera il franchise del serpente gigante con fare scanzonato, firmando un reboot imperfetto ma sincero nella sua messa alla berlina dell'avidità hollywoodiana.

PRO
  1. L'inversione di ruoli, rispetto al loro solito, tra Jack Black e Paul Rudd è piuttosto divertente
  2. L'approccio metacinematografico è molto intelligente...
CONTRO
  1. ... almeno fino al secondo tempo che è un po' meno calibrato
  2. La CGI è altalenante
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
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