Il film: Cime tempestose (2026)
Titolo originale: Wuthering Heights
Regia: Emerald Fennell
Sceneggiatura: Emerald Fennell, dal romanzo di Emily Brontë
Genere: Drammatico, Romantico
Cast: Margot Robbie, Jacob Elordi, Hong Chau, Shazad Latif, Alison Oliver, Martin Clunes
Durata: 136 minuti Dove l’abbiamo visto: Anteprima stampa
Distribuzione in Italia: Warner Bros. Pictures
Trama: Nelle brughiere dello Yorkshire, Catherine Earnshaw e Heathcliff crescono insieme dopo che il padre di lei accoglie il ragazzo, orfano e misterioso, nella propria casa. Il loro legame, alimentato da desiderio e rivalità, si trasforma in un amore ossessivo e distruttivo. Quando Catherine sceglie di sposare il ricco Edgar Linton per convenienza sociale, Heathcliff fugge, per poi tornare anni dopo con una nuova ricchezza e un desiderio di rivalsa. In un intreccio di passione, gelosia e vendetta, la loro relazione segnerà irrimediabilmente le vite di tutti coloro che li circondano.
A chi è consigliato? Cime tempestose è consigliato a chi ama le riletture audaci dei classici, i melodrammi romantici ad alta intensità emotiva e le opere che combinano estetica ricercata e tensione passionale. Ideale per chi apprezza il cinema di Emerald Fennell e le storie d’amore tormentate raccontate con uno sguardo contemporaneo.
Con Cime tempestose, Emerald Fennell affronta uno dei testi più iconici e più controversi della letteratura inglese, scegliendo consapevolmente di non competere sul terreno della fedeltà ma su quello della reinterpretazione. Dopo Promising Young Woman e Saltburn, la regista continua a esplorare dinamiche di potere, desiderio e costruzione sociale dell’identità, applicandole alla storia di Catherine Earnshaw e Heathcliff, qui interpretati da Margot Robbie e Jacob Elordi.
Fin dalle prime sequenze è evidente che non si tratta di un adattamento tradizionale. Fennell costruisce un’apertura scioccante, volutamente destabilizzante, che ha fatto discutere sin dalle prime proiezioni. È un inizio che suggerisce un film radicale, pronto a scavare nella componente più oscura e disturbante del romanzo, accentuandone l’erotismo e la brutalità. La sensazione è quella di un’opera pronta a rompere definitivamente con la tradizione gotica più austera. Eppure, dopo quell’avvio così estremo, il film prende una direzione più controllata.
Una promessa di eccesso che si trasforma in melodramma romantico

L’incipit lascia presagire un adattamento incendiario, quasi sovversivo. Ma, superato lo shock iniziale, Cime tempestose sceglie una strada sorprendentemente più romantica e meno destabilizzante. Le scene sensuali non mancano, il desiderio è costantemente in primo piano, e Fennell non evita la dimensione carnale della relazione tra Catherine e Heathcliff. Tuttavia l’insieme è più pacato, più lirico, meno disturbante di quanto l’apertura facesse immaginare.
È qui che nasce una delle ambiguità più interessanti del film: perché iniziare con un gesto così sconvolgente se poi il racconto privilegia la nostalgia, il rimpianto e il melodramma più che l’abisso psicologico? L’ossessione dei due protagonisti è presente, ma raramente diventa davvero inquietante. L’amore è tormentato, ma non raggiunge mai la violenza emotiva totale che altre versioni hanno saputo restituire. Questo scarto tra promessa e sviluppo non è necessariamente un difetto, ma modifica profondamente l’aspettativa dello spettatore e rende l’operazione meno estrema di quanto sembrasse.
Un’estetica che diventa linguaggio

Se sul piano narrativo il film appare più misurato, sul piano visivo Fennell si dimostra invece pienamente coerente con la propria poetica. Cime tempestose è un’opera esteticamente ricchissima, stratificata, consapevolmente artificiale. La fotografia lavora su contrasti netti, su cieli aranciati e rossi saturi, su interni che sembrano scenografie teatrali più che ambienti realistici.
Le sperimentazioni visive sono tra gli elementi più riusciti del film. La stanza costruita sulla scansione della pelle di Margot Robbie, ispirata alle cosiddette skin room vittoriane, è una scelta che va oltre il semplice vezzo stilistico. Trasforma il corpo femminile in spazio architettonico, in superficie su cui si proiettano desiderio e controllo. È un’immagine che rende evidente uno dei temi centrali del film: la donna come oggetto di osservazione, come presenza estetica regolata e incorniciata.
Anche i costumi e le scenografie sono impressionanti. Opulenti, a tratti volutamente eccessivi, oscillano tra ricostruzione storica (meno) e libertà creativa contemporanea (decisamente di più). Non cercano verosimiglianza, ma impatto emotivo. È un film che non ha paura di essere spettacolare, di trasformare il melodramma in esperienza visiva.
Robbie ed Elordi: desiderio, distanza, emozione

Al centro di tutto resta però la relazione tra Catherine e Heathcliff. Margot Robbie costruisce una protagonista complessa, capace di alternare egoismo capriccioso, vitalità e rimorso. La sua Catherine è sensuale e manipolatrice, ma anche profondamente combattuta. Non è una semplice eroina romantica, né una vittima: è una donna consapevole delle proprie possibilità e dei propri limiti.
Jacob Elordi offre un Heathcliff magnetico e vulnerabile. Il suo personaggio non è solo rabbia e vendetta, ma anche fragilità e bisogno di riconoscimento. La dimensione di outsider è evidente, ma più emotiva che politica. La sua ferita è personale prima che sociale, e questa è una delle mancanze più evidenti del film.

La loro alchimia è reale e potente. Insieme riescono a far vibrare la tensione, soprattutto nei momenti di distanza e desiderio trattenuto. Paradossalmente, il film raggiunge le sue vette emotive quando i due sono separati, quando l’impossibilità amplifica il sentimento. Quando la regia insiste troppo sull’estetizzazione dell’intimità, l’intensità si raffredda; quando invece si affida agli sguardi e ai silenzi, l’emozione arriva con forza.
Oltre Catherine e Heathcliff

Accanto alla coppia centrale, il film costruisce un contorno umano tutt’altro che secondario. Hong Chau dà a Nelly una presenza silenziosa ma fondamentale: più che semplice osservatrice, diventa la coscienza implicita della storia, uno sguardo che registra, trattiene e giudica senza mai esporsi del tutto. Ogni sua scena è fatta di misura e ambiguità, e proprio questa sottrazione la rende centrale nel racconto emotivo.
Shazad Latif, nei panni di Edgar Linton, non è ridotto alla caricatura del “rivale ricco”: il suo Edgar è sinceramente devoto, quasi disarmato nella propria correttezza, e proprio per questo funziona come contrappunto alla furia irrazionale di Heathcliff.
Alison Oliver, invece, dà a Isabella una fragilità folle e nervosa che si trasforma progressivamente in inquietudine, rendendo evidente quanto l’ossessione dei protagonisti finisca per contaminare chiunque li circondi. Anche le figure familiari, a partire dal padre Earnshaw, contribuiscono a creare un ambiente instabile, segnato da imprevedibilità e tensione. Non sono semplici comparse funzionali alla trama: sono ingranaggi emotivi che amplificano il senso di costrizione e di inevitabilità che attraversa tutto il film.
Il discorso sociale: incisivo sulla donna, più tenue sulla classe

Uno degli aspetti più chiari e riusciti dell’adattamento è il discorso sulla posizione della donna nella società dell’epoca (e di oggi?). Catherine è costantemente definita attraverso le aspettative altrui: come figlia, come moglie, come figura ornamentale. Le scelte visive – dalla stanza decorata con la sua pelle ai costumi che la trasformano in oggetto estetico – sono funzionali a rendere evidente questo controllo.
Il conflitto tra amore e sicurezza economica assume una dimensione politica. Sposare Edgar Linton significa scegliere stabilità e protezione. Amare Heathcliff significa accettare precarietà e marginalità. Questo tema arriva con chiarezza e colpisce, anche grazie a un impianto visivo che rafforza continuamente la percezione di costrizione.
Meno incisivo, invece, è il discorso sulle distinzioni di classe. Heathcliff resta il diverso, l’escluso, ma la riflessione sulle gerarchie sociali e sull’alterità non viene approfondita con la stessa forza. È un tema presente, ma trattato in modo più sfumato. La dimensione sociale resta sullo sfondo, mentre quella sentimentale domina la scena.
Un film ambizioso che divide

Cime tempestose è un film ambizioso, consapevole, esteticamente lussureggiante. Non è l’adattamento definitivo del romanzo di Brontë, ma una rilettura che privilegia l’immaginario e la tensione romantica rispetto alla brutalità psicologica e alla stratificazione sociale del testo originale.
Non mantiene fino in fondo la radicalità promessa dall’inizio, ma trova una propria coerenza nella messa in scena e nella chimica dei protagonisti. È un’opera che può dividere: chi cerca la fedeltà al romanzo potrebbe restare spiazzato, chi accetta la reinvenzione troverà un melodramma elegante e visivamente affascinante.
Quando lascia parlare il desiderio trattenuto e la malinconia del tempo perduto, il film riesce davvero a emozionare. Ed è in quei momenti che la tempesta promessa dal titolo, più che esplodere, si insinua lentamente sotto la pelle.
La recensione in breve
Con Cime tempestose, Emerald Fennell non firma un adattamento fedele ma una reinvenzione dichiaratamente personale, audace e visivamente ricchissima. Se l’incipit promette un’esperienza sconvolgente e provocatoria, il film sceglie poi una strada più romantica e controllata, fatta di desiderio, frustrazione e tensione emotiva. Margot Robbie e Jacob Elordi hanno una chimica intensa e autentica, capace di rendere credibile l’ossessione reciproca dei loro personaggi. Il discorso sulla posizione della donna nella società emerge con forza, sostenuto anche da scelte visive significative, mentre il tema delle distinzioni di classe rimane più accennato. Un melodramma lussureggiante che colpisce soprattutto per la sua estetica e per la potenza dei suoi interpreti.
PRO
- Sperimentazioni visive potenti e affascinanti, dalla “skin room” alle scenografie
- Costumi e fotografia di grande impatto estetico
- Margot Robbie e Jacob Elordi magnetici e credibili insieme
- Discorso sulla condizione femminile chiaro e incisivo
CONTRO
- L’apertura scioccante crea aspettative che il resto del film non mantiene
- Il conflitto di classe resta più sfumato e meno incisivo
- Alcune scelte stilistiche rischiano di schiacciare l’emozione
- Voto CinemaSerieTV.it
