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Home » Film » Recensioni film » Keeper – L’eletta è un horror ipnotico che privilegia l’atmosfera alla storia

Keeper – L’eletta è un horror ipnotico che privilegia l’atmosfera alla storia

La recensione di Keeper – L’eletta, l’horror di Osgood Perkins con Tatiana Maslany: un film atmosferico e inquietante, ma con una trama fragile.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana12 Marzo 2026
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Una scena di Keeper (fonte: Neon)
Una scena di Keeper (fonte: Neon)
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Il film: Keeper – L’eletta, 2025. Titolo originale: Keeper. Regia: Osgood Perkins. Cast: Tatiana Maslany, Rossif Sutherland, Birkett Turton, Eden Weiss. Genere: Horror, thriller psicologico. Durata: 99 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema.

Trama: Liz e il suo fidanzato Malcolm partono per un weekend nella baita isolata della famiglia di lui. Ma una volta arrivata, la donna comincia ad avere visioni disturbanti e la sensazione che la casa nasconda qualcosa di oscuro.

A chi è consigliato? A chi ama gli horror atmosferici e sperimentali, più interessati alle suggestioni visive e psicologiche che alla costruzione di una trama lineare.


Con Keeper – L’eletta, Osgood Perkins continua il suo percorso all’interno dell’horror contemporaneo dopo film come Longlegs e The Monkey. Il risultato è un film che conferma il suo stile: un cinema più interessato alle sensazioni, alle immagini disturbanti e alle suggestioni visive che alla costruzione di una narrazione solida.

La premessa è semplice e familiare. Liz (Tatiana Maslany) e il suo fidanzato Malcolm (Rossif Sutherland) decidono di trascorrere un fine settimana nella baita di famiglia di lui, immersa nei boschi. Quello che dovrebbe essere un romantico viaggio fuori città si trasforma lentamente in un’esperienza sempre più inquietante, mentre Liz inizia ad avere visioni disturbanti e la sensazione che qualcosa di terribile stia per accadere.
Il film prende quindi le mosse da uno degli archetipi più classici del genere: la casa isolata nel bosco, luogo perfetto per far emergere tensioni di coppia, paranoie e presenze inspiegabili.

La casa come organismo vivente

Una scena di Keeper (fonte: Neon)
Una scena di Keeper (fonte: Neon)

Uno degli elementi più riusciti di Keeper – L’eletta è il modo in cui Perkins utilizza lo spazio. La casa non è solo un’ambientazione ma una vera e propria presenza narrativa. Grazie alla fotografia di Jeremy Cox, gli interni della baita diventano progressivamente più claustrofobici. Le finestre enormi, le scale strette e i corridoi sembrano trasformarsi in trappole visive, creando la sensazione che qualcosa stia osservando i protagonisti.

Perkins costruisce la tensione attraverso immagini sospese, dissolvenze inquietanti e apparizioni improvvise, preferendo suggerire il pericolo piuttosto che mostrarlo apertamente. È un horror che lavora sulla percezione dello spettatore, accumulando piccoli segnali di disagio fino a creare un clima costante di minaccia.

Un racconto dominato dall’atmosfera

Una scena di Keeper (fonte: Neon)
Una scena di Keeper (fonte: Neon)

Come spesso accade nel cinema di Perkins, la trama è volutamente esile. Il film procede più come una successione di visioni e intuizioni che come una storia tradizionale.

Liz comincia a percepire presenze misteriose, a fare sogni disturbanti e a perdere progressivamente il controllo della realtà. Il film lascia volutamente molti elementi ambigui: non è chiaro se ciò che vede sia reale, frutto della sua mente o qualcosa di più antico e oscuro legato alla casa.

Questa scelta rende Keeper – L’eletta un horror molto particolare. Più che raccontare una storia lineare, il film crea un’esperienza quasi onirica, fatta di immagini che si sovrappongono e simboli che rimangono volutamente incompleti.

Tatiana Maslany sostiene il film

Una scena di Keeper (fonte: Neon)
Una scena di Keeper (fonte: Neon)

Se il film riesce a mantenere una certa tensione per tutta la durata, gran parte del merito è della protagonista Tatiana Maslany.

L’attrice riesce a rendere credibile la discesa psicologica del personaggio, passando con naturalezza dalla curiosità iniziale alla paranoia e alla paura più profonda. Il film si regge quasi interamente sulla sua presenza, soprattutto nelle lunghe sequenze in cui Liz rimane sola nella casa.

Rossif Sutherland, nei panni del fidanzato Malcolm, resta invece volutamente enigmatico. Il personaggio è costruito per alimentare il sospetto dello spettatore: è solo un uomo goffo e impacciato o nasconde qualcosa di molto più sinistro?

Un horror suggestivo ma incompleto

Una scena di Keeper (fonte: Neon)
Una scena di Keeper (fonte: Neon)

Il limite principale del film sta proprio nel suo approccio narrativo. Perkins sembra più interessato a creare un collage di immagini disturbanti che a costruire un racconto davvero coerente.

Molti elementi introdotti nel corso del film – visioni, presenze misteriose, riferimenti al passato della casa – restano poco sviluppati o trovano spiegazioni poco convincenti. Quando la storia prova finalmente a dare una risposta agli eventi, il risultato appare meno inquietante di quanto il film avesse lasciato immaginare.

Questo non significa che Keeper – L’eletta sia un film privo di fascino. Al contrario, la sua atmosfera ipnotica e alcune sequenze davvero disturbanti lo rendono un’esperienza interessante per chi ama l’horror più sperimentale.
Ma è anche un film che rischia di lasciare molti spettatori con la sensazione di aver assistito a un esercizio di stile più che a una vera storia.

La recensione in breve

6.0 Ipnotico

Keeper – L’eletta è un horror psicologico che punta tutto su atmosfera e suggestione visiva. Osgood Perkins costruisce un film ipnotico e inquietante, sostenuto dall’ottima prova di Tatiana Maslany, ma penalizzato da una narrazione fragile e poco coerente.

PRO
  1. Atmosfera inquietante costruita con grande cura visiva
  2. Ottima interpretazione di Tatiana Maslany
  3. Regia stilisticamente molto riconoscibile
CONTRO
  1. Trama poco sviluppata
  2. Molti elementi restano poco chiari
  3. Ritmo lento che può risultare frustrante
  • Voto CinemaSerieTV 6.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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