Il film: Peaky Blinders: The Immortal Man (2026)
Titolo originale: Peaky Blinders: The Immortal Man
Regia: Tom Harper
Sceneggiatura: Steven Knight
Genere: Drammatico, Crime
Cast: Cillian Murphy, Barry Keoghan, Rebecca Ferguson, Tim Roth, Sophie Rundle
Durata: 130 minuti (circa)
Dove l’abbiamo visto: Anteprima stampa
Distribuzione in Italia: Netflix
Trama: Ambientato nel 1940, il film segue Tommy Shelby, ormai lontano da Birmingham, costretto a tornare quando una minaccia legata alla guerra e alla sua stessa famiglia rischia di travolgere tutto. Tra tradimenti e vecchi fantasmi, il passato torna a chiedere il conto.
A chi è consigliato? Peaky Blinders: The Immortal Man è consigliato ai fan della serie e a chi ama i drammi criminali in contesto storico.
Dopo sei stagioni e oltre un decennio di costruzione narrativa, Peaky Blinders torna con The Immortal Man, un capitolo che ha un compito preciso: raccogliere le fila di una storia lunga e stratificata, senza tradirne l’identità. Più che un nuovo inizio, il film si presenta come una chiusura parziale, un momento di passaggio che prova a dare un senso definitivo al percorso di Tommy Shelby.
Un ritorno che nasce dalla stanchezza

Il film si apre con un Tommy molto diverso rispetto a quello che avevamo lasciato. Non è più il leader in piena ascesa, ma un uomo segnato, isolato, lontano da Birmingham e da ciò che aveva costruito. La guerra incombe, il mondo è cambiato, e lui sembra aver perso parte della spinta che lo aveva sempre definito.
Questo cambio di tono è uno degli elementi più interessanti del film. Il ritorno in scena non è trionfale, ma quasi inevitabile: Tommy non torna perché lo vuole, ma perché le circostanze – personali e storiche – lo costringono a farlo. È una dinamica che sposta il racconto dalla conquista alla resa dei conti.
Ancora una volta, tutto ruota attorno a Cillian Murphy, che costruisce un Tommy Shelby più trattenuto e meno iconico nella forma, ma più denso nel contenuto. La sua interpretazione lavora per sottrazione: meno gesti, meno dichiarazioni, più silenzi.
È un personaggio che non ha più bisogno di imporsi, perché porta già addosso il peso di ciò che è stato. Murphy riesce a restituire questa evoluzione senza snaturarlo, mantenendo intatta la tensione interna che ha sempre reso Tommy così magnetico.
Il peso della famiglia e il conflitto generazionale

Uno dei nodi centrali del film è il rapporto con la nuova generazione, incarnata dal personaggio interpretato da Barry Keoghan. Non si tratta solo di un passaggio di testimone, ma di una frattura più profonda.
Il film suggerisce, senza forzare, che ciò che Tommy ha costruito non può essere controllato fino in fondo. Il potere cambia forma, si distorce, e spesso sfugge a chi lo ha generato. Questo rende il conflitto meno spettacolare ma più significativo, perché riguarda il senso stesso dell’eredità.
L’ambientazione nel 1940 e il confronto con il nazismo danno al film una dimensione più ampia rispetto alla serie, ma introducono anche una semplificazione. Il nemico è più definito, più netto, e questo riduce quella zona grigia che aveva sempre caratterizzato Peaky Blinders.
Il racconto oscilla quindi tra due direzioni: da una parte il dramma personale di Tommy, dall’altra una storia più grande legata al contesto storico. Le due dimensioni convivono, ma non sempre si fondono del tutto, lasciando in alcuni momenti la sensazione di un equilibrio solo parziale.
Una messa in scena fedele, senza veri scarti

Dal punto di vista visivo, il film mantiene tutto ciò che ha reso riconoscibile la serie: ambienti materici, fotografia sporca, grande attenzione ai costumi e alla presenza scenica. Il passaggio al cinema si percepisce nella scala di alcune sequenze, ma non cambia davvero il linguaggio.
La regia di Tom Harper è solida e controllata, ma raramente sorprende. The Immortal Man resta quindi molto vicino alla sua origine televisiva, più come estensione che come trasformazione.
Un finale che guarda più indietro che avanti

Il film è costruito come un momento conclusivo, e questa intenzione si avverte chiaramente. C’è una forte attenzione nel chiudere cerchi, nel richiamare elementi del passato, nel dare una forma definitiva al percorso del protagonista.
Questo lo rende coerente e, per certi versi, soddisfacente, ma anche meno imprevedibile. The Immortal Man non cerca di reinventare la storia, ma di darle un punto di equilibrio.
Peaky Blinders: The Immortal Man è un film che funziona soprattutto come epilogo. Non cambia le regole del gioco, non spinge davvero in avanti il racconto, ma restituisce Tommy Shelby in una forma più consapevole e meno mitizzata.
È un capitolo che guarda indietro più che avanti, ma lo fa con misura, mantenendo intatta l’identità della serie e lasciando allo spettatore la sensazione di una chiusura, se non definitiva, almeno necessaria.
La recensione in breve
Un epilogo solido e coerente che punta sulla chiusura emotiva di Tommy Shelby più che sull’innovazione narrativa.
PRO
- Cillian Murphy sempre centrale e convincente
- Atmosfera visiva coerente con la serie
- Buona chiusura del percorso del protagonista
- Interessante dimensione più intima del racconto
CONTRO
- Poco coraggioso sul piano narrativo
- Alcune dinamiche prevedibili
- Più efficace per i fan che per nuovi spettatori
- Il contesto storico semplifica parte del conflitto
- Voto CinemaSerieTV
