Il comico Giorgio Montanini ha risposto alle critiche dopo la diffusione di un video registrato durante il suo spettacolo al Teatro Puccini di Firenze sabato scorso. Nel filmato Montanini affrontava il tema del referendum sulla giustizia con toni provocatori che hanno scatenato reazioni contrastanti. Montanini ha spiegato che la battuta criticata è stata estrapolata dal contesto di uno spettacolo e che non può essere “presa alla lettera”.
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Durante la performance, il comico aveva dichiarato: “È giusto che voi votiate quello che volete, io voterò No. Però vi voglio dire una cosa: votate anche Sì, però io spero veramente, davvero, che chi vota Sì possa morire domani. Dovete morire”. Una frase che è diventata rapidamente virale dopo che alcuni esponenti politici l’hanno condivisa sui social condannando duramente il comportamento dell’attore.
Lunedì 23 marzo, Montanini ha replicato ribadendo la natura del suo lavoro:
“Io faccio il comico, i comici usano delle iperboli. Non può essere isolata una frase e, soprattutto, non può essere presa alla lettera quella frase”.
L’artista ha spiegato di non essersi aspettato un clamore simile e di aver ricevuto migliaia di messaggi in cui gli auguravano la morte.
Nel corso dello spettacolo fiorentino, Montanini aveva anche argomentato la sua posizione sul referendum:
“La Costituzione l’hanno scritta i nostri padri fondatori, l’hanno scritta contro il nazifascismo perché si ricordavano chi erano i fascisti e l’hanno scritta impedendo che poi ce possano stare altre persone come quelli che c’erano prima e potessero fare le stesse cose. Io voto No a prescindere. Tu Montanini che pensi del referendum? Non lo so. Io voto No, capito? Perché con i fascisti voto No sempre”.
La replica del comico si è concentrata sul ruolo della satira e sul contesto performativo:
“Ero in un contesto preciso che era quello del mio spettacolo, con un microfono, sul palco di un teatro. Una frase dello spettacolo non può essere presa alla lettera. Se questo non viene compreso dai politici che ci governano, vuol dire che hanno gravi problemi di comprensione e non solo non dovrebbero guidare il Paese ma nemmeno un’automobile”.
Montanini ha poi sollevato una questione più ampia sul dibattito pubblico italiano: “Alla lettera dovrebbero essere presi invece i politici, ad esempio quando indossano una felpa con la scritta ruspa per alludere allo sgombero con le ruspe dei campi nomadi“. La conclusione dell’artista ha puntato il dito su un paradosso della società contemporanea:
“Questo Paese ha un problema: prende sul serio quello che dicono i comici e non prende sul serio quello che dicono i politici”.
La vicenda ha sollevato un dibattito sul ruolo della satira nel contesto politico e sui limiti dell’ironia quando affronta temi sensibili come la democrazia e i diritti costituzionali. Mentre alcuni difendono la libertà espressiva dell’arte comica, altri ritengono che certe affermazioni, anche se pronunciate su un palco, possano superare il confine del lecito contribuendo a un clima di polarizzazione.
