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Home » Film » Recensioni film » All of a Sudden, l recensione: Hamaguchi firma un film monumentale sulla cura, la morte e il bisogno umano di restare vicini

All of a Sudden, l recensione: Hamaguchi firma un film monumentale sulla cura, la morte e il bisogno umano di restare vicini

All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi è un intenso dramma umano sulla cura, la malattia e l’empatia, tra Parigi e Kyoto.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana16 Maggio 2026
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Una scena di All of a Sudden
Una scena di All of a Sudden
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Pochissimi registi contemporanei sanno filmare il dialogo come Ryusuke Hamaguchi. In All of a Sudden presentato in Concorso a Cannes 2026 le parole diventano azione, intimità, scoperta reciproca e persino guarigione.

Il regista di Drive My Car costruisce un film lunghissimo – oltre tre ore – che potrebbe sembrare quasi anti-cinematografico sulla carta: persone che parlano di cura, morte, capitalismo, malattia e fragilità umana. Eppure, scena dopo scena, Hamaguchi riesce a trasformare queste conversazioni in qualcosa di ipnotico e profondamente emotivo.

Il film segue Marie-Lou, direttrice di una casa di cura parigina che adotta il metodo “Humanitude”, basato sull’empatia e sulla dignità dei pazienti, e l’incontro improvviso con Mari, una regista teatrale giapponese malata terminale.

Da lì nasce una connessione che diventa il cuore pulsante dell’intero racconto.

Un film sulla morte che però parla soprattutto della vita

Una scena di All of a Sudden
Una scena di All of a Sudden

La cosa più bella di All of a Sudden è probabilmente questa: pur affrontando continuamente il tema della morte, non diventa mai un film disperato.
Anzi, Hamaguchi sceglie uno sguardo sorprendentemente luminoso e pieno di speranza. Il film racconta un’umanità compassionevole, fragile ma ancora capace di prendersi cura degli altri, soprattutto dei più vulnerabili.

È un cinema che parla di dolore senza cinismo, di malattia senza retorica e di fine della vita senza mai rinunciare alla possibilità della bellezza.

Anche nei momenti più malinconici resta sempre una forma di tenerezza di fondo, una fiducia ostinata nei rapporti umani. E proprio per questo il finale lascia addosso qualcosa di raro: non devastazione, ma serenità. Una sensazione quasi riconciliante.

Virginie Efira e Tao Okamoto costruiscono un legame meraviglioso

Una scena di All of a Sudden
Una scena di All of a Sudden

Il film vive interamente sulla relazione tra le due protagoniste, interpretate da una straordinaria Virginie Efira e da Tao Okamoto. Efira è eccezionale nel dare corpo a una donna continuamente in bilico tra idealismo e burnout emotivo. Marie-Lou combatte ogni giorno contro un sistema sanitario che rende sempre più difficile trattare le persone con dignità, e la sua stanchezza diventa quella di chi prova ancora disperatamente a credere nella gentilezza.

Tao Okamoto invece lavora per sottrazione assoluta. Mari è una presenza calma, quasi sospesa, ma dietro quella serenità si percepisce continuamente il peso della malattia e del tempo limitato che le resta.

La loro relazione non viene mai trasformata in melodramma romantico o tragedia strappalacrime. Hamaguchi preferisce raccontare qualcosa di più difficile: il modo in cui due persone possono cambiarsi profondamente semplicemente ascoltandosi.

La cura come gesto politico e umano

Una scena di All of a Sudden
Una scena di All of a Sudden

Sotto la superficie intimista, All of a Sudden è anche un film molto politico. Hamaguchi riflette continuamente su cosa significhi prendersi cura degli altri in una società dominata dalla produttività e dalla velocità.

Le lunghe discussioni sul sistema sanitario, sul capitalismo e sulla gestione delle strutture assistenziali rischiano a tratti di diventare troppo teoriche o apertamente didascaliche, ma servono a costruire il cuore ideologico del film.

La domanda che attraversa tutta l’opera è semplice ma potentissima: è ancora possibile trattare le persone con dignità in un mondo che trasforma tutto in efficienza e profitto?
La risposta di Hamaguchi non è rabbiosa né disperata. È profondamente umana.

Il film suggerisce che forse la resistenza più importante oggi sia proprio la capacità di fermarsi, ascoltare e dedicare tempo agli altri.

Un film universale che coinvolge profondamente lo spettatore

Una scena di All of a Sudden
Una scena di All of a Sudden

Nonostante l’impianto molto filosofico e contemplativo, All of a Sudden riesce a coinvolgere perché parla di temi universali: la paura della morte, il bisogno di connessione, il senso di impotenza davanti alla sofferenza e il desiderio di sentirsi utili per qualcuno.

Chiunque abbia avuto a che fare con la malattia, con l’invecchiamento di una persona amata o semplicemente con la paura del tempo che passa troverà nel film qualcosa di profondamente riconoscibile.

E Hamaguchi riesce in qualcosa di difficilissimo: far percepire ogni incontro umano come prezioso, fragile e irripetibile. Ci sono scene semplicissime – un piatto di ramen mangiato insieme, una sigaretta condivisa, una conversazione notturna – che diventano improvvisamente enormi proprio perché il film ci costringe a rallentare e a viverle davvero.

Un’opera enorme, imperfetta e profondamente sincera

Una scena di All of a Sudden
Una scena di All of a Sudden

Certo, All of a Sudden non è un film per tutti. La durata è impegnativa, il ritmo lentissimo e alcune sequenze teoriche rischiano davvero di apparire troppo programmatiche o autoindulgenti.

In certi momenti Hamaguchi sembra più interessato alle idee che alla tensione narrativa, e non sempre il film riesce a mantenere equilibrio tra riflessione filosofica ed emozione.
Ma quando funziona – e spesso funziona magnificamente – raggiunge qualcosa di rarissimo nel cinema contemporaneo: una forma di sincerità emotiva totale.

All of a Sudden non cerca mai il colpo di scena o la manipolazione sentimentale. Preferisce invece accompagnare lentamente lo spettatore verso una consapevolezza più semplice e molto più difficile da ottenere: accettare la fragilità della vita senza smettere di vedere la bellezza che contiene.

La recensione in breve

8.5 Compassionevole

Con All of a Sudden Ryusuke Hamaguchi realizza un’opera enorme e profondamente umana sulla cura, la malattia e il bisogno di connessione tra le persone. Un film fiume fatto soprattutto di conversazioni, pensieri e piccoli gesti quotidiani che, nonostante qualche momento troppo teorico e una durata estrema, riesce a lasciare lo spettatore con una rara sensazione di pace e gratitudine verso la vita.

Pro
  1. Scrittura profondamente umana
  2. Dialoghi straordinari
  3. Virginie Efira e Tao Okamoto magnifiche
  4. Uno sguardo luminoso sulla fragilità umana
  5. Finale emotivamente potentissimo
Contro
  1. Durata molto impegnativa
  2. Alcune riflessioni risultano troppo didascaliche
  3. Ritmo estremamente contemplativo
  • Voto CinemaSerieTV 8.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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