Il prossimo 19 maggio Michele Placido compirà 80 anni e in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha raccontato i momenti più importanti della sua vita a livello professionale, personale e politico. Nato ad Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, nel 1946, Placido ha vissuto un’infanzia segnata dalla povertà e dalla forte spiritualità. Oggi Placido si dichiara elettore socialista, ma adolescente, nella sua Puglia, era di destra, poi, dopo il suo trasferimento a Roma, dove per qualche tempo ha fatto il poliziotto, prima di approdare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, diventò di sinistra. Sulla premier Giorgia Meloni ha idee piuttosto positive, tanto da aver recentemente scatenato la furia di un collega del quale non ha fatto il nome:
“La incontrai una volta per caso, quando aveva il 3,5 per cento, ci salutammo, mi fece una buona impressione. Mi sono ritrovato di recente a una cena con molti intellettuali di teatro. Ho detto: ‘Avete visto la ragazza che sbeffeggiavate per il suo accento romanesco quanta strada ha fatto?’ Un collega mi ha gridato con tutta la forza che aveva, la gola gli stava scoppiando: ‘Fascista!’ Venimmo quasi alle mani“.
Per Michele Placido, che si è dichiarato elettore socialista, Giorgia Meloni ha personalità; un carattere che la Presidente del Consiglio ha mostrato in particolare durante la recente crisi diplomatica con il presidente americano Donald Trump, dopo il suo attacco alla Chiesa e in particolare a Papa Leone XIV:
“È una con i piedi per terra. E quando Trump ha esagerato, gliel’ha detto. Ha qualcosa in più“
Quanto alle opposizioni, Placido si è detto felice che ha guidare il Partito Democratico sia una donna anche se Elly Schlein a suo parere “è anche un po’ fuffa“. Meglio, dal suo punto di vista, Giuseppe Conte, pugliese come lui.
Nella sua vita Placido ha rifiutato le etichette politiche, ma fin da ragazzo ha vissuto sulla propria pelle la dualità destra-sinistra, soprattutto nella Caserma di Castro Pretorio dove fece il poliziotto sul finire degli anni ’60:
“L’ambiente era militaresco e certo non di sinistra. Un giorno si accorsero che avevo Paese Sera sotto braccio: mi diedero tre giorni di consegna. Un giorno ci chiamarono a sgomberare la facoltà occupata di Architettura, è una scena che ho messo nel film Il grande sogno“.

Era il primo marzo 1968, durante gli scontri di Valle Giulia, Placido, come ha spiegato nell’intervista al Corriere della Sera, si trovò dall’altra parte della barricata rispetto agli studenti contestatori. Racconta di aver rincorso una ragazza che lo insultava, prendendola per i capelli fino a un bar:
“Suonarono la tromba della carica nel momento di maggior tensione, quando eravamo tutti esasperati dagli insulti e dagli sputi degli studenti. Strinsi il manganello e rincorsi la persona che mi dileggiava di più. Era una ragazza. La rincorsi fino a un bar, che c’è tuttora, la presi per i capelli, la gente mi urlava ‘che fai, nun vedi che è ‘na regazzina?’; uscii piangendo dalla vergogna. La ragazza mi venne dietro: ‘Ho visto che hai sofferto di questa cosa. Ma quanto sei bello… me lo dai il tuo numero di telefono?’; ci frequentammo per una settimana. Poi lei lo disse alla sorella, e non mi rispose più. Era una famiglia borghese, stava ai Parioli, e io un povero poliziotto del Sud“
A 80 anni, Michele Placido continua a svelare episodi personali, politica e contraddizioni di un percorso attraversato da cinema, scontri ideologici e cambiamenti di prospettiva. Senza rinunciare all’ironia e al gusto della polemica.
