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Home » Film » Fall, la recensione: brivido a metà

Fall, la recensione: brivido a metà

La recensione di Fall, il nuovo film di Scott Mann che promette di offrire brividi e vertigini riuscendo però nell'obiettivo solo in parte.
Alessio ZuccariDi Alessio Zuccari27 Ottobre 2022Aggiornato:27 Ottobre 2022
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fall
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Il film: Fall, 2022. Regia: Scott Mann. Cast: Grace Caroline Currey, Virginia Gardner, Jeffrey Dean. Genere: Drammatico, avventura. Durata: 107 minuti. Dove l’abbiamo visto: in anteprima stampa.

Trama: Dopo un importante lutto, Becky è convinta dalla sua migliore amica Hunter a scalare una vecchia torre radio alta 610 metri. Una volta in cima, le cose non andranno come le due avevano previsto.


Fall promette solo due cose: tante vertigini e brividi freddi lungo la schiena. Non vuole puntare ad altro e quindi su questi due obiettivi impianta tutto il suo discorso. Lo fa recuperando il survival movie che costringe i personaggi in posti stretti e con le risorse contate, sulla scia di film come il claustrofobico 127 ore di Danny Boyle.
Non siamo però nelle viscere di un canyon, ma su nei cieli dell’altissima e terribilmente precaria torre protagonista di questo lavoro firmato Scott Mann. Ci tremeranno le gambe? Vediamolo nella nostra recensione di Fall.

La trama: salto nel vuoto

fall

Un’idea totalmente folle e sproporzionata scaturisce da un’immancabile trauma da superare. Becky (Grace Caroline Currey) ha perso il fidanzato durante una scalata di gruppo assieme alla sua amica Hunter (Virginia Gardner) e ora si chiude per lo più in casa o davanti al bancone del bar. Un contesto più che essenziale che Fall sembra fornirci perché deve farlo e non perché sia interessante, nonostante alcuni echi di questa esilissima impalcatura narrativa tornino a fare capolino successivamente.
Delle implicazioni psicologiche però in questo momento non frega niente a nessuno, e quindi eccoci qualche minuto dopo arrampicarci su una vecchissima e derelitta torre radio alta 610 metri. Siamo nel bel mezzo del deserto, attorno non c’è nulla se non presagi di malaugurio come carcasse e avvoltoi, la ruggine ricopre questa struttura che svetta in alto tra le nuvole e Hunter ha convinto Becky a scalarla perché secondo lei è il momento giusto per superare le proprie paure e andare avanti.

Nemmeno a doverlo far presente, una volta arrivate in cima (il film è girato su una reale struttura di 30 metri eretta sopra a un monte) tornare giù diventa impossibile. Da qui prende il via una lotta alla sopravvivenza dove ogni minuto che passa è una questione di vita o di morte.

Una testo narrativo fin troppo essenziale

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Questa cosa del prendere a calci i timori dimostrando di voler un po’ incoscientemente superare i propri limiti pare in qualche maniera un arrembaggio alla mascolinità, appropriandosi dei tratti tipici della virilità e del machismo a ogni costo. Ma in quest’ottica Fall lancia poi messaggi contrastanti, servendosi un po’ furbescamente dei corpi delle sue protagoniste (Hunter che mette in mostra il seno con un push-up come calamita per mantenere alta l’attenzione dei suoi follower di Instagram, insomma degli spettatori) e problematizzando ben poco alcune svolte narrative che imbocca per cercare la tensione, salvo poi lasciarle cadere nel vuoto.

Perché va bene ridurre a pennellate minimali le sfumature psicologiche e l’acutezza di uno script che è deciso ad affidarsi ad altro, ma sarebbe anche normale attendersi che un film compresso su due personaggi tra i quali c’è un evidente elefante nella stanza tragga da questo un po’ di linfa del racconto.
Beh, non lo fa, e tra una sviolinata e l’altra che le due amiche appese nel vuoto si lanciano a vicenda (“Sei bravissima! Sei un genio! Wow, sei incredibile!”) diventa a un certo punto anche esilarante il tentativo di concentrarsi sull’incombenza della morte che sta appollaiata nelle centinaia di metri sottostanti.

Qualche emozione e giramento di testa

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Ma banalità di sceneggiatura a parte (che Mann scrive assieme a Jonathan Frank), qualcosa di buono in Fall c’è. La ricerca del brivido, per l’appunto, che quantomeno prova ad offrire le giuste motivazioni con le quali vuole far strappare i biglietti per l’ingresso in sala. Ci sono scale che crollano, corde che si spezzano, costanti cigolii e le riprese – tanti primi piani in GoPro e vedute aeree con i droni – che esaltano la verticalità di uno spazio striminzito circondato dal dominio del vuoto.

Anche qui però vanno a mettere un po’ di bastoni fra le ruote una riuscita non ottimale di alcuni effetti visivi (ma ci sta, considerato il basso budget) e soprattutto una abbastanza inspiegabile mancanza di maggiore interazione con gli agenti atmosferici, con il caldo, il freddo o la pioggia, che sono le uniche vere armi che possono mettere carne al fuoco strada facendo – e in questo l’esempio di 127 ore è accantonato in un angolo.

Poco più che un formicolio

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Fall stringe quindi il tiro più al ribasso che alla complessità della situazione, tagliando fuori dal suo arsenale lo scontro umano e tutta una serie di utili ostacoli in divenire. Si accontenta un po’ di fare il compitino, di creare la situazione e lasciare che si sviluppi attraverso un paio di twist narrativi più intriganti sul momento che duraturi.
Si fa forza poi di una campagna marketing virale (ha invaso TikTok da settimane) e ha le carte in regola per diventare un piccolo fenomeno stagionale al cinema, ma in fin dei conti è più clamore che emozione, un formicolio sulla pelle che si smorza troppo presto.

La recensione in breve

5.5 Strozzato

Fall è un survival movie che promette di farci girare la testa e far sentire le gambe molli. Ci riesce solo in parte, complice un intreccio fin troppo essenziale e poco problematizzato, assieme a soluzioni creative che puntano troppo al ribasso.

  • Voto CinemaSerieTV 5.5
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