“Ordini di grandezza” è uno di quegli episodi che ricordano, ancora una volta, quanto Strange New Worlds sia, più di ogni altra serie trekiana recente, un laboratorio narrativo. Qui la saga non si limita a esplorare “strani nuovi mondi”, ma si diverte a esplorare, di nuovo, “strani nuovi generi”, contaminando la fantascienza con un linguaggio visivo completamente diverso: quello dei pupazzi creati dalla Creature Shop di Jim Henson, il padre del famoso “Muppet Show”. È un’idea che, per i trekker più puristi, potrebbe sembrare un azzardo, ma la serie dimostra ancora una volta che la sua forza sta proprio nella capacità di sorprendere senza tradire la propria identità.
Questa quarta stagione di Star Trek: Strange New Worlds giunge così a metà dei suoi 10 episodi e ha presentato, finora, 5 episodi completamente diversi. Tutti autoconclusivi nella trama ma, in un certo qual modo, collegati tra loro dalle esperienze variegate e diverse dei membri dell’equipaggio.
Quando l’equipaggio dell’Enterprise diventa un gruppo di pupazzi

La storia di questo episodio è volutamente paradossale: un esperimento del tenente Scott (Martin Quinn) per battere un record di teletrasporto finisce per trasformare l’intero equipaggio in pupazzi, lasciando Spock (Ethan Peck) come unico membro organico in grado di interagire con la nave. Da qui nasce un’avventura che gioca con la fragilità apparente dei personaggi e con la loro capacità di adattarsi a una condizione che, in qualsiasi altra serie, sarebbe pura comicità slapstick.
In Star Trek, invece, diventa un’occasione per ribaltare le regole: i pupazzi non respirano, non soffrono il vuoto cosmico, non sono rilevati dai sensori come forme di vita. Ciò che sembra un limite diventa un vantaggio tattico quando l’Enterprise viene abbordata da un vascello orioniano.
Un esperimento che appartiene alla tradizione di Star Trek

Questo tipo di contaminazione non è nuovo nella saga. L’episodio richiama, per spirito e struttura, momenti in cui Star Trek ha giocato con la trasformazione fisica o con l’alterazione del linguaggio visivo. Viene naturale pensare a “Rascals”/”Giovani Eroi” (The Next Generation), dove un incidente trasforma Picard, Guinan, Ro e Keiko in bambini e l’equipaggio deve sfruttare la loro nuova condizione per riprendere la nave dai Ferengi.
Oppure, ancora una volta, “Bride of Chaotica!”/”La sposa di Chaotica!” (Voyager), in cui Janeway e gli altri sono costretti a recitare dentro un ologramma in stile serial anni ’30, con estetica e dialoghi completamente diversi dal solito. In entrambi i casi, come qui, la saga usa il paradosso non per deridere sé stessa, ma per esplorare la resilienza dei suoi protagonisti.
Una trovata assurda che Strange New Worlds prende sul serio

La scelta dei pupazzi funziona perché l’episodio non cerca mai di essere una parodia. La regia tratta la situazione con serietà narrativa: la minaccia orioniana è reale, la vulnerabilità dell’equipaggio è concreta, e Spock, unico organico, diventa il punto di riferimento emotivo e operativo.
Il divertimento è affidato allo spettatore, non a una scrittura che strizza l’occhio in modo insistito. È un equilibrio difficile, ma l’episodio lo mantiene con sorprendente naturalezza anche grazie al lavoro di Jordan Canning, regista canadese alla sua quarta regia nella serie.
Il finale è una soluzione rapida ma efficace. Non cancella il valore dell’esperienza, anzi: la conversazione con T’Pring (Gia Sandhu) mostra che il Vulcaniano ha imparato a gestire l’ansia e non ha più bisogno di rifugiarsi nella logica come scudo assoluto. È un momento che aggiunge profondità a un episodio che, pur essendo leggero, non è mai superficiale. La conclusione riporta la storia nei canoni della saga con una semplicità che, per una volta, è un pregio: non c’è bisogno di complicare ciò che funziona.
Probabilmente, l’intero episodio è poco adatto a chi è abituato a un clima trek più vecchio stampo e questo continuo cambio e questa continua contaminazione di generi potrebbero anche aver stancato il pubblico più ortodosso.
Strange New Worlds continua a giocare con i generi

“Ordini di grandezza” è quindi un episodio che dimostra la versatilità di Strange New Worlds: capace di passare dal noir di “Chiaroscuro” alla commedia surreale dei pupazzi senza perdere identità. È un capitolo che si guarda con piacere, che sorprende, che diverte, e che ricorda che Star Trek è sempre stato, e continua a essere, un luogo dove tutto può accadere, purché raccontato con intelligenza e cuore.
Cosa ne pensiamo in sintesi
“Ordini di grandezza” trasforma l'equipaggio dell'Enterprise in pupazzi e usa una premessa apparentemente assurda per costruire un'avventura sorprendentemente coerente con lo spirito di Star Trek. Divertente e tecnicamente riuscito, l'episodio conferma la voglia di sperimentare di Strange New Worlds, anche se il continuo cambio di genere potrebbe non conquistare il pubblico più tradizionalista.
Pro
- L'idea dei pupazzi è originale e perfettamente integrata nella storia.
- L'episodio riesce a essere divertente senza trasformarsi in una parodia di Star Trek.
- Il lavoro della Creature Shop di Jim Henson e la regia di Jordan Canning danno personalità all'esperimento.
- Spock mantiene un centro emotivo anche all'interno di una premessa volutamente assurda.
Contro
- La soluzione finale è piuttosto rapida.
- La continua contaminazione tra generi potrebbe iniziare a stancare gli spettatori più legati al Star Trek tradizion
- La leggerezza dell'episodio può farlo apparire meno sostanzioso rispetto ad altri capitoli della stagione.
- Voto CinemaSerieTv
