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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Crew Girl, la recensione: un teen drama che non riesce a uscire dai soliti cliché

Crew Girl, la recensione: un teen drama che non riesce a uscire dai soliti cliché

La recensione di Crew Girl, la serie Netflix con Miku Martineau tra canottaggio, rivalità, differenze sociali e un prevedibile triangolo amoroso.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana14 Settembre 2026
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Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)
Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)
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Crew Girl parte da una premessa che sembra costruita appositamente per mettere insieme quasi tutti gli ingredienti più riconoscibili delle serie YA contemporanee: una protagonista costretta a ricominciare da zero, una prestigiosa scuola privata del New England, ragazzi ricchi e privilegiati, tensioni di classe, un triangolo amoroso e naturalmente uno sport attorno al quale far ruotare rivalità, amicizie e aspirazioni. La differenza è che, questa volta, quello sport è il canottaggio. Ed è proprio quando decide di prenderlo sul serio che la nuova serie Netflix trova la propria identità.

Teagan Tao (Miku Martineau) è una giovane promessa del canottaggio individuale, con Stanford e forse persino le Olimpiadi nel futuro, finché la sua vita viene improvvisamente travolta dallo scandalo finanziario che coinvolge il padre, ricco imprenditore alberghiero accusato di aver sottratto milioni ai propri investitori. Dopo la sua fuga, Teagan e la madre Ella (Jessica Paré) perdono privilegi, denaro e status sociale e sono costrette a trasferirsi a Eagle’s Cove, la cittadina del Massachusetts in cui Ella è cresciuta.

Alla prestigiosa Easton Prep, però, Teagan scopre che non esiste una squadra femminile di canottaggio. Per restare almeno vicina allo sport accetta quindi di diventare timoniera della squadra maschile, entrando in un gruppo che inizialmente non sembra avere alcuna intenzione di accoglierla. Da qui Crew Girl costruisce otto episodi estremamente riconoscibili nella forma, ma abbastanza piacevoli da rendere il risultato più efficace di quanto la sua natura profondamente convenzionale potrebbe suggerire.

Il canottaggio è la cosa più interessante di Crew Girl

Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)
Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)

Il maggior merito della serie è non utilizzare lo sport semplicemente come decorazione. Il canottaggio non è il pretesto per far incontrare ragazzi attraenti sulla riva di un lago, ma il vero centro attorno al quale si organizzano gran parte dei rapporti.

La serie dedica spazio alla terminologia, alla preparazione, alle gerarchie all’interno dell’imbarcazione e soprattutto al concetto di squadra. Teagan, abituata a gareggiare da sola, deve imparare a guidare un gruppo senza poter essere fisicamente una delle persone che remano. È una posizione interessante perché la costringe a ridefinire anche il modo in cui misura il proprio valore.

Sono proprio queste dinamiche collettive a regalare alla serie i momenti più riusciti. I ragazzi inizialmente sembrano la consueta selezione di archetipi da teen drama, ma quando Crew Girl concede loro il tempo di stare semplicemente insieme riescono ad acquistare un po’ più di personalità. L’idea che persone che probabilmente non si sarebbero mai scelte possano diventare “le proprie persone” perché condividono la stessa barca è semplice, ma funziona. Anche visivamente il canottaggio aiuta moltissimo. Le gare, gli allenamenti e le lunghe sequenze sull’acqua danno alla serie un’identità estetica immediata, con laghi, boathouse e imbarcazioni che spesso risultano più affascinanti delle trame che dovrebbero accompagnare.

Un triangolo amoroso che abbiamo già visto troppe volte

Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)
Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)

Molto meno interessante è invece il lato romantico. Teagan si trova naturalmente al centro di un triangolo tra Josh e Cam, due personaggi costruiti fin dall’inizio per rappresentare opzioni opposte. Josh è il ragazzo ricco, arrogante e privilegiato, legato a una famiglia che esercita un enorme potere sulla scuola e sulla squadra. Cam è invece il ragazzo che lavora nell’officina del padre, frequenta l’istituto grazie agli aiuti economici ed è perfettamente consapevole della distanza sociale che lo separa dai compagni.

È una contrapposizione talmente familiare da rendere immediatamente prevedibili molte delle dinamiche successive. La chimica tra Miku Martineau e i due interpreti rende alcune scene piacevoli, ma la sceneggiatura fatica a costruire ragioni davvero convincenti per un coinvolgimento emotivo così forte. Le attrazioni sembrano esistere perché Crew Girl appartiene a un genere in cui il triangolo amoroso è quasi obbligatorio, più che perché i rapporti siano stati sviluppati abbastanza da renderlo inevitabile. Paradossalmente, quando i personaggi smettono di flirtare e iniziano a parlare di canottaggio, pressioni familiari o futuro, diventano immediatamente più interessanti.

Ricchi contro poveri, ma senza andare troppo a fondo

Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)
Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)

La caduta sociale di Teagan offre alla serie anche la possibilità di osservare dall’interno due mondi opposti. Fino a pochi mesi prima faceva parte della stessa élite che ora osserva dall’esterno, mentre sua madre torna a lavorare nella cittadina che aveva cercato di lasciarsi alle spalle.

Crew Girl utilizza questa differenza soprattutto attraverso Cam, Josh e le rispettive famiglie, ma raramente riesce ad approfondirla davvero. I ragazzi ricchi sono spesso arroganti, i meno privilegiati conoscono il valore del lavoro e molti genitori sono egoisti, assenti o incapaci di vedere i propri figli al di fuori delle loro aspettative. Funziona come meccanismo narrativo, molto meno come ritratto sociale.

Più interessante è invece il rapporto tra Teagan ed Ella. Jessica Paré riesce a dare alla madre una stanchezza e una dignità che rendono credibile la necessità di ricominciare dopo il crollo della vita costruita con il marito. Il rapporto tra le due è affettuoso senza diventare idealizzato e rappresenta una delle componenti più sincere della serie. Peccato che anche questa linea narrativa venga affrontata a intermittenza, spesso sacrificata in favore della scuola, della squadra e del triangolo amoroso.

I personaggi femminili avrebbero meritato più spazio

Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)
Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)

È curioso che una serie costruita intorno a una ragazza che entra in un ambiente esclusivamente maschile finisca per dedicare così poco spazio ai rapporti tra i propri personaggi femminili.

Juliet, la nuova amica di Teagan, viene introdotta come uno dei personaggi potenzialmente più interessanti: ricchissima ma lontana dagli stereotipi dei compagni, eccentrica e segnata da un rapporto complicato con i genitori. Eppure scompare per interi blocchi narrativi.

Britney, al contrario, viene utilizzata soprattutto come rivale gelosa e ostile. La serie lascia intravedere qualche fragilità dietro il personaggio, ma troppo spesso preferisce ricondurla alla classica “mean girl” che deve vedere Teagan come una minaccia.

È una scelta che rende ancora più evidente quanto Crew Girl sappia sviluppare meglio il gruppo maschile della squadra rispetto alle relazioni femminili della protagonista.

Funziona abbastanza, ma non lascia davvero il segno

Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)
Una scena di Crew Girl (fonte: Netflix)

Il problema principale di Crew Girl è quindi anche quello più evidente: quasi tutto ciò che propone è già stato visto. La nuova ragazza, il liceo prestigioso, il ragazzo ricco e arrogante, quello più semplice e sensibile, le famiglie disfunzionali, la festa, le rivalità e la conquista graduale di un gruppo inizialmente ostile. La serie percorre queste strade senza cercare davvero di modificarle.

Eppure non è completamente priva di fascino. Il canottaggio le offre una specificità che molti teen drama simili non possiedono, Miku Martineau sostiene bene il ruolo centrale e il rapporto tra Teagan e la squadra riesce progressivamente a diventare più interessante delle dinamiche romantiche.

Crew Girl è quindi esattamente il tipo di serie che si lascia guardare con facilità e che può funzionare molto bene per chi cerca un nuovo teen drama da divorare in pochi giorni. Ma tra una gara e l’altra rimane la sensazione che, sotto una superficie piacevole e perfettamente levigata, ci fosse spazio per personaggi più complessi e per una storia molto meno prevedibile.

La recensione in breve

6.0 Convenzionale

Crew Girl trova nel canottaggio e nelle dinamiche della squadra gli elementi più riusciti, costruendo un teen drama piacevole e facile da seguire. Meno convincenti il prevedibile triangolo amoroso, i personaggi secondari poco sviluppati e una riflessione sulle differenze sociali che rimane in superficie. Non reinventa il genere, ma quando lascia da parte i suoi cliché e sale davvero sulla barca riesce a trovare una propria identità.

PRO
  1. Il canottaggio è realmente centrale nella storia
  2. Miku Martineau funziona bene come protagonista
  3. Le dinamiche della squadra sono spesso la parte migliore
  4. Il rapporto tra Teagan ed Ella
  5. Visivamente piacevole e molto scorrevole
CONTRO
  1. Il triangolo amoroso è estremamente prevedibile
  2. Molti personaggi restano poco approfonditi
  3. Juliet viene sfruttata troppo poco
  4. Le tensioni di classe rimangono superficiali
  5. Ripropone molti stereotipi del teen drama senza rielaborarli davvero
  • Voto Cinemaserietv.it 6.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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