Ed Sheeran si è ritrovato nel mezzo di un enorme polverone mediatico che, nel giro di pochi giorni, ha completamente stravolto il suo Loop Tour. Il rapper Macklemore, uno degli opening act delle date americane, è stato rimosso dopo aver espresso sul palco il proprio sostegno alla Palestina. Da quel momento è iniziato un effetto domino: gli altri support act coinvolti nelle prossime tappe hanno annunciato il proprio ritiro in solidarietà con il rapper e anche i Beoga, il gruppo irlandese che accompagna Sheeran durante il suo stesso show, hanno deciso di non proseguire la tournée.
Nel frattempo, le critiche si sono concentrate sempre di più sul cantante britannico. Sui social moltissimi utenti hanno contestato la gestione della vicenda e diversi personaggi del mondo dello spettacolo hanno pubblicamente sostenuto Macklemore. Tra gli interventi più duri è arrivato quello di Roger Waters, che si è rivolto direttamente a Sheeran accusandolo di aver fatto “la cosa sbagliata”.
Ma come si è arrivati a questo punto? Per ricostruire quello che sta succedendo bisogna tornare al 4 settembre 2026, quando Macklemore è salito sul palco del MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, come uno degli artisti scelti per aprire i concerti di Ed Sheeran. Macklemore avrebbe dovuto accompagnare Sheeran in diverse tappe della parte statunitense del Loop Tour e, dopo le due serate del 4 e 5 settembre al MetLife, era ancora previsto in otto delle dieci date americane rimanenti.

Il sostegno del rapper alla causa palestinese non era una novità. Negli ultimi anni Macklemore aveva più volte preso posizione pubblicamente e nel 2024 aveva pubblicato Hind’s Hall, brano ispirato alle proteste studentesche pro-Palestina nelle università americane. Durante il concerto del 4 settembre, prima di eseguire proprio Hind’s Hall, Macklemore ha spiegato al pubblico che la possibilità di portare il proprio messaggio davanti alle decine di migliaia di persone presenti negli stadi era stata una delle ragioni per cui aveva voluto partecipare al tour. E ha detto:
“Una parte importante del motivo per cui volevo fare questo tour fin dall’inizio è poter salire in stadi come questo e dire due parole che mi stanno molto a cuore: Free Palestine”
Il rapper ha aggiunto di volere che il messaggio arrivasse alle persone che vivono a Gaza e nella Cisgiordania occupata, affinché sapessero di non essere state dimenticate. Durante l’esecuzione di Hind’s Hall, sui maxischermi sono state inoltre mostrate immagini della distruzione nella Striscia di Gaza.
Macklemore è tornato sull’argomento anche la sera successiva. In quell’occasione si è rivolto direttamente agli spettatori ebrei presenti nello stadio, sostenendo che criticare le azioni di Israele e parlare del genocidio palestinese non equivale ad attaccare il popolo ebraico. “Il mio messaggio è di pace, amore; che tutti gli esseri umani siano trattati con dignità, rispetto e uguaglianza“, ha detto.
Le reazioni sono arrivate rapidamente. Il 6 settembre l’Israeli American Council ha lanciato una petizione indirizzata a Ed Sheeran chiedendo che Macklemore venisse rimosso dalle successive date del Loop Tour. L’organizzazione contestava al rapper di aver utilizzato il proprio spazio come opening act per portare un messaggio politico sul palco, criticando sia il discorso sia le immagini mostrate durante Hind’s Hall. Macklemore ha risposto il giorno successivo pubblicando un video della propria esibizione accompagnato dalla frase: “Volere che tutti gli esseri umani siano trattati allo stesso modo non dovrebbe mai essere controverso“.
A dare ulteriore risonanza alla vicenda è stato poi l’intervento di P!nk. La cantante, che è di religione ebraica, ha ricondiviso sui propri social un post di StopAntisemitism fortemente critico nei confronti dell’esibizione di Macklemore e favorevole alla sua rimozione dal tour.
La scelta ha provocato numerose critiche nei confronti della stessa P!nk, che l’11 settembre 2026 ha pubblicato una lunga dichiarazione per chiarire la propria posizione. La cantante ha spiegato di aver ricondiviso il post perché si era sentita turbata dall’esibizione di Macklemore, ma ha preso le distanze da alcuni dei toni utilizzati da StopAntisemitism.
Ha inoltre chiarito che il problema, per lei, non erano state le parole “Free Palestine” e che non stava chiedendo che Macklemore venisse licenziato o messo a tacere. A turbarla, ha spiegato, erano stati l’insieme dell’esibizione, le immagini mostrate sui maxischermi e il modo in cui il rapper aveva successivamente cercato di rassicurare gli spettatori ebrei spiegando che le proprie critiche a Israele non erano rivolte a loro.
P!nk ha sostenuto che Macklemore non potesse stabilire al posto delle persone ebree presenti se quelle parole e quelle immagini dovessero farle sentire o meno minacciate. Allo stesso tempo ha ribadito di non parlare a nome del governo israeliano e che riconoscere la sofferenza dei palestinesi e chiedere la protezione delle vite innocenti non fosse incompatibile con la propria posizione.
Mentre sui social continuava il confronto, la questione ha iniziato ad avere conseguenze concrete sull’organizzazione del tour. Macklemore avrebbe dovuto aprire altre otto date americane, ma alcune delle strutture che avrebbero ospitato i concerti hanno comunicato di non essere disposte ad accettare la sua presenza. Tra queste c’era il Gillette Stadium di Foxborough, dove Sheeran è atteso il 25 e 26 settembre. La struttura è controllata dal Kraft Group di Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots e fondatore della Foundation to Combat Antisemitism.
Secondo quanto raccontato successivamente da Macklemore, Sheeran gli avrebbe riferito che Kraft aveva comunicato di non voler permettere al rapper di esibirsi al Gillette Stadium. Macklemore ha inoltre sostenuto che Kraft avesse contattato altri proprietari di stadi e che il tour si fosse trovato davanti alla possibilità concreta di perdere diverse venue se lui fosse rimasto nella lineup.
Questa parte della ricostruzione deriva dal racconto di Macklemore e non è stata confermata in tutti i suoi dettagli da Kraft. Il proprietario del Gillette Stadium ha però confermato pubblicamente la propria opposizione alla presenza del rapper. Kraft ha sostenuto che la sua struttura non avrebbe offerto un palco a ciò che considera “hate speech” e ha fatto riferimento sia alle recenti esibizioni di Macklemore sia a precedenti controversie che hanno coinvolto il rapper. Ha contemporaneamente precisato che la propria decisione non intendeva negare la sofferenza dei civili palestinesi né il diritto di sostenerli.
Il problema, però, non riguardava soltanto Foxborough. Messina Touring Group, promoter della parte americana del Loop Tour, ha confermato di essere stato contattato da diverse venue che avevano comunicato di non voler ospitare gli spettacoli mantenendo Macklemore nella lineup. A quel punto la presenza del rapper rischiava concretamente di compromettere alcune delle successive date della tournée. Ed Sheeran ha raccontato in seguito di aver trascorso quei giorni parlando con Macklemore, con il promoter, con Kraft e con le altre venue coinvolte nel tentativo di trovare una soluzione.
Il 14 settembre 2026 è però arrivata la conferma: Macklemore non avrebbe più partecipato alle otto date americane per le quali era ancora previsto.
È stato lo stesso rapper ad annunciarlo con un lungo messaggio, nel quale ha raccontato anche le conversazioni avute con Sheeran nei giorni precedenti. I due si conoscono da circa tredici anni e Macklemore ha definito il cantante britannico un amico e un “fratello”. Ha descritto i loro confronti come difficili, ma caratterizzati da affetto e rispetto, e ha riconosciuto che Sheeran si fosse trovato in una posizione particolarmente complicata tra un amico, il promoter e i proprietari degli stadi necessari per portare avanti il tour.
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Allo stesso tempo, Macklemore ha criticato la scelta di Sheeran di mantenere una posizione pubblicamente apolitica sul conflitto. Dal suo punto di vista, di fronte a ciò che sta accadendo a Gaza non prendere posizione non equivale a essere neutrali. Il rapper ha inoltre ricordato di parlare della Palestina durante i propri concerti da anni. A cambiare, secondo lui, era stato soprattutto il luogo nel quale quel messaggio veniva pronunciato: non più soltanto i suoi spettacoli, ma gli stadi di uno dei tour più importanti al mondo. Nonostante il disaccordo, Macklemore ha detto di sperare che la loro amicizia possa sopravvivere.
Soltanto a questo punto, il 15 settembre, è arrivata la risposta pubblica di Ed Sheeran. “Macklemore è uscito dal tour per decisione del promoter, non mia“, ha scritto in un post instagram (a cui ha però disattivato la possibilità di commentare). Sheeran ha spiegato che il contratto del rapper era con il promoter e non direttamente con lui e ha confermato di aver cercato una soluzione con le venue. Secondo il cantante, dopo giorni di colloqui non è stato possibile raggiungere un compromesso e la decisione finale è stata quella di proseguire senza Macklemore.
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Sheeran ha poi risposto direttamente a chi, nel frattempo, lo accusava di complicità con chi rifiuta di riconoscere quando sta accadendo ad Israele. “Non sono complice“, ha scritto. Il cantante ha spiegato di essere sconvolto dalla sofferenza provocata dal conflitto tra israeliani e palestinesi e di avere opinioni personali sulla guerra, ma di aver scelto di non trasformare i propri concerti in una piattaforma politica.
Ha descritto i suoi show come luoghi di “unità, gioia, evasione e amore“, frequentati da persone con idee e provenienze differenti e anche da molti bambini. Ha inoltre spiegato di non voler cancellare le date sia per rispetto dei fan che avevano acquistato i biglietti e organizzato viaggi sia per le centinaia di persone che lavorano alla tournée.
Ma la dichiarazione di Sheeran non ha chiuso la vicenda. Nelle ore successive sono arrivate le decisioni degli altri musicisti coinvolti nel Loop Tour.
Aaron Rowe, cantautore irlandese che aveva già aperto alcune date di Sheeran e avrebbe dovuto partecipare ai successivi concerti americani, ha annunciato il proprio ritiro esprimendo solidarietà con Macklemore e con il popolo palestinese. Anche i Lukas Graham, band danese guidata da Lukas Forchhammer e prevista tra gli opening act delle prossime date americane, hanno deciso di lasciare il tour. Nel comunicare la scelta, Forchhammer ha sostenuto che gli artisti debbano poter parlare della guerra, delle vittime civili e dei bambini uccisi senza che il potere economico possa stabilire quali sofferenze sia possibile denunciare.
Una decisione ancora più significativa è stata quella dei Beoga. Il gruppo folk nordirlandese collabora da anni con Sheeran, ha partecipato a brani come Galway Girl e Nancy Mulligan e nel Loop Tour non aveva semplicemente il ruolo di opening act: i musicisti accompagnavano Sheeran durante una parte del suo stesso spettacolo. Anche la band ha annunciato il proprio ritiro dalla tournée in solidarietà con Macklemore, richiamando le proprie radici irlandesi ed esprimendo il proprio sostegno alla Palestina.
Le conseguenze dell’esclusione di Macklemore si sono estese anche alle date sudamericane del Loop Tour. Finneas, produttore e cantautore noto anche per la lunga collaborazione con sua sorella Billie Eilish, ha infatti rinunciato alle sei date che avrebbe dovuto aprire a novembre.
“Gli artisti non devono essere messi a tacere quando prendono posizione in difesa degli oppressi“, ha scritto annunciando la decisione e dichiarando il proprio sostegno alla Palestina e al suo popolo. Nel giro di pochissimo tempo, quindi, Sheeran ha perso Macklemore e gli altri artisti di apertura coinvolti nelle successive tappe, mentre anche una band che suonava insieme a lui durante il suo stesso show ha scelto di abbandonare il tour.
Parallelamente sono cresciute anche le critiche nei confronti del cantante. Sui social moltissimi utenti hanno contestato la gestione della vicenda e la posizione espressa da Sheeran, mentre diversi personaggi dello spettacolo hanno manifestato pubblicamente il proprio sostegno a Macklemore.
Tra questi ci sono Zara Larsson, Kehlani e Paloma Faith. L’attrice e comica Hannah Einbinder ha invece rivolto direttamente a Sheeran un messaggio fortemente critico.
Il 16 settembre è intervenuto anche Roger Waters, cofondatore dei Pink Floyd e da anni sostenitore della causa palestinese. Waters ha pubblicato un video rivolto direttamente a Sheeran nel quale ha contrapposto Macklemore, che a suo giudizio avrebbe fatto “la cosa giusta“, al cantante britannico, accusato invece di aver fatto “la cosa sbagliata”. Nel corso del messaggio ha utilizzato anche un insulto particolarmente pesante nei confronti di Sheeran.
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L’attacco di Waters si inserisce nelle critiche sempre più numerose rivolte a Sheeran per la sua scelta di non prendere pubblicamente posizione su quanto sta accadendo a Gaza. Una posizione che il cantante ha difeso spiegando di avere opinioni personali sul conflitto, ma di non voler utilizzare i propri concerti come una piattaforma politica. Per Waters e per altri artisti che hanno criticato Sheeran, però, di fronte alla situazione nella Striscia scegliere di non esporsi pubblicamente non può essere considerato neutrale.
La scelta di Sheeran di mantenere una posizione pubblicamente apolitica su Gaza è stata contestata dalla Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI), intervenuta dopo la dichiarazione del cantante per criticarne la posizione e chiedere la cancellazione delle prossime date del Loop Tour.
Il Loop Tour, al momento, non è stato cancellato. La tournée americana dovrebbe riprendere il 19 settembre al Lincoln Financial Field di Philadelphia, ma la formazione con cui Sheeran salirà sul palco sarà molto diversa da quella prevista soltanto pochi giorni fa.
Il Loop Tour, almeno per il momento, va avanti, ma la situazione con cui Ed Sheeran si prepara a tornare sul palco è profondamente cambiata. Nel giro di pochi giorni ha perso gli artisti che avrebbero dovuto accompagnarlo nelle prossime tappe e persino i Beoga, parte della sua live band, mentre le critiche nei suoi confronti continuano ad aumentare.
A questo punto, però, il caso Macklemore ha aperto una questione che va oltre la formazione del tour. Sheeran ha spiegato di avere opinioni personali su quanto sta accadendo a Gaza, ma di non volerle rendere pubbliche e di considerare i suoi concerti uno spazio di incontro, non una piattaforma politica. È proprio questa scelta a essere finita sotto accusa: per Roger Waters, per gli artisti che hanno lasciato la tournée e per una parte del pubblico, davanti alla guerra e alla situazione nella Striscia non esporsi non significa necessariamente restare neutrali.
Sheeran ha scelto di continuare il tour e di mantenere la linea seguita finora. Resta da vedere quanto sarà possibile tenere separati palco e politica dopo che quella stessa scelta è diventata uno dei temi più discussi intorno ai suoi concerti.
