A quasi vent’anni dall’uscita di 300, Zack Snyder è tornato a parlare di uno dei film più celebri della sua carriera e, in particolare, della forte componente omoerotica che accompagna la rappresentazione dei guerrieri spartani. Intervistato da Variety in occasione della presentazione del film The Last Photograph al Toronto International Film Festival, il regista ha ricordato le discussioni nate intorno al film nel 2007 e ha spiegato, con una battuta diretta, quale sia oggi la sua interpretazione.
“300 è uno dei film più gay mai realizzati“, ha dichiarato Snyder. “Dico sempre: ci sono pochi film dove le persone entrano etero e escono gay, e 300 è uno di questi“. La dichiarazione è arrivata durante una conversazione più ampia sulle interpretazioni, spesso molto diverse tra loro, che negli anni sono state attribuite al cinema di Snyder. Il regista ha raccontato di essersi trovato nuovamente al centro di discussioni simili dopo la presentazione di The Last Photograph, con commenti online che lo definivano, tra le altre cose, “fascista” e “omofobo“.
Proprio queste accuse lo hanno riportato a quanto accadde quando 300 venne presentato al Festival di Berlino nel 2007. Il film, adattamento della graphic novel di Frank Miller dedicata alla battaglia delle Termopili, aveva suscitato un acceso dibattito anche per le possibili letture politiche della contrapposizione tra gli spartani guidati da Leonida e l’esercito persiano di Serse.

Snyder ha ricordato che allora, durante la conferenza stampa qualcuno gli chiese direttamente: “Sei un regista fascista?“. Ma una delle domande che gli è rimasta maggiormente impressa metteva insieme due aspetti molto diversi delle discussioni intorno al film: “Sei pro-gay o pro-NRA?“. Il riferimento era alla National Rifle Association, potente organizzazione statunitense schierata a difesa dei diritti dei possessori di armi. La domanda metteva quindi provocatoriamente Snyder davanti a due posizioni considerate politicamente molto distanti tra loro. “Guardate, sarò onesto: sono un po’ entrambe le cose”, ha ricordato di aver risposto. “Ovviamente sono pro-gay. Ho fatto il film più gay mai realizzato“.
Una definizione che Snyder continua evidentemente a condividere. 300 è costruito anche attorno a una rappresentazione fortemente idealizzata della fisicità maschile: i guerrieri spartani combattono quasi sempre a torso nudo e la regia insiste sui loro corpi, trasformati attraverso fotografia, rallenty ed effetti digitali in uno degli elementi visivi più riconoscibili del film.
È proprio su questo aspetto che Snyder ha scherzato tornando oggi sulla pellicola: non soltanto considera 300 “uno dei film più gay mai realizzati“, ma sostiene provocatoriamente che sia uno dei pochi capaci di far entrare gli spettatori al cinema etero e farli uscire gay.
Il regista ha collegato il ricordo di 300 al modo in cui ancora oggi vengono discussi i suoi film. Snyder ha raccontato di aver aperto X dopo la presentazione di The Last Photograph e di essersi trovato davanti giudizi completamente diversi e spesso contraddittori tra minacce di morte e accuse di essere “fascista e omofobo”, oltre che ipotesi sul fatto che sarebbe bisessuale.
Anche il nuovo film, ha osservato, è stato sottoposto a letture molto differenti, venendo definito allo stesso tempo “omoerotico” e “transfobico“. Per Snyder, il fenomeno dipende almeno in parte dal funzionamento stesso delle discussioni online, dove le posizioni più nette finiscono per attirare maggiore attenzione.
“È più cliccabile dire ‘Odio Zack Snyder! È un fascista!’ che dire ‘Ho visto il film ed era carino’. A nessuno importa di quello. E ovviamente, non sono un fascista“, ha dichiarato a Variety.
Presentato al TIFF, The Last Photograph è un progetto molto più piccolo rispetto ai blockbuster che hanno caratterizzato buona parte della carriera del regista. Il film segue Ethan Black, un ex agente della DEA interpretato da Stuart Martin, che parte alla ricerca dei nipoti rapiti dopo l’omicidio dei loro genitori in Sud America, accompagnato da un fotografo di guerra interpretato da Fra Fee. Tra gli aspetti discussi dopo la proiezione c’è stata anche la rappresentazione della violenza, in particolare quella che coinvolge donne e bambini. Snyder ha respinto l’idea che il film riservi loro un trattamento differente rispetto agli altri personaggi.
“Prima di tutto, direi che la violenza verso donne e uomini è uguale e che nessuno è risparmiato: uomini, donne, bambini, tutti. La giustizia distribuita nel film è come quella distribuita da un uragano. Cercare di sovrapporre una moralità e volere che la violenza significhi qualcosa… il significato è che la violenza non funziona e non porta a nulla“, ha spiegato.
Snyder ha ammesso di essere rimasto sorpreso dall’intensità delle discussioni generate anche da The Last Photograph. Proprio perché si tratta di un film più intimo rispetto a produzioni come Man of Steel, Batman v Superman o Rebel Moon, pensava che avrebbe potuto semplicemente “esistere” senza attirare lo stesso tipo di scontro che da anni accompagna il suo cinema.
A distanza di quasi vent’anni, 300 rimane uno dei titoli più riconoscibili della filmografia di Snyder e anche uno di quelli che hanno generato più interpretazioni intorno alla sua estetica e ai suoi sottotesti. Il regista, intanto, sembra guardare a quelle discussioni con molta più leggerezza rispetto al passato: almeno quando si tratta di rileggere l’esercito di spartani seminudi che ha contribuito a renderlo famoso.
