Tra le figure storiche citate in Monster: La storia di Lizzie Borden ce n’è una vissuta quasi tre secoli prima della protagonista della nuova stagione Netflix: Elizabeth Báthory, nobildonna ungherese diventata celebre con il soprannome di contessa sanguinaria. Nella serie è Bridget Sullivan a raccontare a Lizzie la sua storia, introducendo una donna che nei secoli è diventata una delle figure più oscure del folklore europeo.
Ma cosa fece realmente Elizabeth Báthory? La risposta è meno semplice di quanto suggerisca la sua fama. Le accuse nei suoi confronti furono numerosissime e molto gravi, ma alcuni degli elementi più famosi della sua storia comparvero soltanto molto tempo dopo la sua morte. Persino il numero delle sue presunte vittime rimane impossibile da stabilire con certezza.

Nata nel 1560, Erzsébet Báthory apparteneva a una delle famiglie aristocratiche più potenti del Regno d’Ungheria. A quindici anni sposò il conte Ferenc Nádasdy e, durante le lunghe assenze del marito impegnato nelle campagne militari contro l’Impero ottomano, contribuì ad amministrare gli estesi possedimenti della famiglia. Rimasta vedova nel 1604, conservò un’enorme ricchezza e un’influenza considerevole.
È soprattutto negli ultimi anni della sua vita che il suo nome cominciò a essere associato alla scomparsa e alla morte di numerose giovani. Da tempo circolavano voci su quanto accadeva nelle sue proprietà e nel 1610 il palatino d’Ungheria György Thurzó, su incarico del re Mattia II, condusse un’indagine sulla nobildonna.
Tra il 1610 e il 1611 furono raccolte più di 300 testimonianze. Le deposizioni attribuivano alla contessa e ad alcuni membri della sua servitù maltrattamenti sistematici ai danni di giovani donne che vivevano o lavoravano nelle sue proprietà. Alcuni testimoni affermarono di aver visto direttamente ragazze con evidenti segni di violenza o di aver assistito alle conseguenze dei maltrattamenti; molte altre deposizioni, però, riportavano racconti appresi da terze persone.
È una distinzione fondamentale per comprendere il caso. L’enorme quantità di testimonianze dimostra che le accuse contro Báthory non furono semplicemente una leggenda inventata secoli dopo, ma non significa che tutto ciò che venne raccontato durante l’indagine possa essere considerato un fatto accertato.
Secondo le accuse, le giovani sarebbero state sottoposte a punizioni e maltrattamenti estremamente severi. Inizialmente si sarebbe trattato soprattutto di ragazze provenienti da famiglie contadine e mandate nelle proprietà della nobildonna per lavorare come domestiche. Successivamente le accuse arrivarono a coinvolgere anche giovani appartenenti a famiglie di condizione sociale più elevata.

Wikipedia spiega che alla fine del 1610 Báthory venne confinata nel castello di Čachtice, nell’attuale Slovacchia. Alcuni dei suoi collaboratori furono processati e condannati, mentre Elizabeth Báthory non affrontò mai un vero processo. Rimase confinata nel castello fino alla morte, avvenuta nel 1614.
Uno degli aspetti più controversi della sua storia riguarda il numero delle presunte vittime. Alla contessa vengono spesso attribuite 650 morti, una cifra che ha contribuito a trasformarla in quella che viene talvolta descritta come una delle assassine più prolifiche della storia. Ma non esistono prove che permettano di considerare quel numero accertato.
La cifra di 650 emerse durante le testimonianze, attraverso il racconto dell’esistenza di un presunto registro nel quale sarebbero state annotate le vittime. Quel documento, tuttavia, non è mai stato ritrovato. Le diverse cifre associate a Báthory derivano quindi soprattutto dalle deposizioni raccolte durante l’inchiesta e non dalla documentazione di centinaia di morti effettivamente accertate. Non sappiamo quante persone siano realmente morte per responsabilità della contessa o di chi lavorava per lei.
Ancora più problematica è la storia che più di ogni altra ha contribuito alla sua fama. Secondo la leggenda, Báthory sarebbe stata ossessionata dalla giovinezza e avrebbe creduto di poter preservare la propria bellezza utilizzando il sangue delle giovani vittime. Da questa versione nasce anche la celebre immagine della contessa che avrebbe fatto il bagno nel sangue.
Non esistono però prove contemporanee che Báthory abbia mai fatto qualcosa del genere. Questo particolare non compare nelle testimonianze dell’inchiesta del Seicento e iniziò a diffondersi in forma scritta soltanto nel XVIII secolo, oltre cento anni dopo la morte della contessa. Nel corso del tempo il racconto venne ulteriormente elaborato, contribuendo a trasformare Báthory in una figura vampiresca, tanto è vero che nell’immaginario collettivo è considerato un personaggio horror come Dracula
People spiega quindi che è possibile distinguere abbastanza chiaramente la leggenda dal nucleo storico del caso: Elizabeth Báthory fu realmente accusata di gravissimi maltrattamenti e della morte di numerose giovani, ma la celebre storia dei bagni nel sangue appartiene alla mitologia costruita successivamente intorno alla sua figura.
Rimane invece più difficile stabilire quanto fossero fondate le accuse originali. Alcuni studiosi hanno sottolineato il particolare contesto politico ed economico nel quale avvenne l’indagine. Báthory era una vedova estremamente ricca, proprietaria di vasti territori e appartenente a una famiglia molto potente; inoltre esistevano complessi rapporti finanziari tra la sua famiglia e la Corona. Da qui è nata l’ipotesi che interessi economici e politici possano aver contribuito alla sua caduta.
Questo, però, non dimostra che le accuse fossero completamente inventate. Le testimonianze furono numerose e alcune descrivevano direttamente le condizioni delle giovani presenti nelle sue proprietà. Allo stesso tempo, il fatto che Báthory non sia mai stata processata impedì che le accuse contro di lei venissero esaminate attraverso un vero procedimento giudiziario.
A più di quattrocento anni dalla sua morte, quindi, Erzsébet Báthory rimane sospesa tra storia e leggenda. Esiste un nucleo documentato di accuse estremamente serie, ma intorno a quel nucleo sono cresciuti racconti sempre più sensazionali che oggi vengono spesso presentati come fatti. Ed è proprio questa trasformazione a renderla significativa in Monster: La storia di Lizzie Borden, che mette in relazione donne vissute in epoche diverse ma accomunate dall’essere diventate, al di là dei fatti realmente dimostrabili, figure enormi dell’immaginario criminale e popolare.
