Il film: Fumer fait tousser, 2022. Regia: Quentin Dupieux. Cast: Gilles Lellouche, Anais Demoustier, Vincent Lacoste, Adèle Exarchopoulos, Doria Tillier. Genere: Comico, fantastico. Durata: 80 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al Torino Film Festival, 2022.
Trama: Il gruppo di giustizieri della Tabacco Force deve prendersi un periodo di ritiro per cementare la loro unione; nel campeggio dove si trovano si racconteranno strane storie e vivranno strampalate avventure.
Il nonsense come bandiera, come grimaldello per scardinare le abitudini degli spettatori e portare il racconto cinematografici in territori imprevedibili e inesplorati: il cinema di Quentin Dupieux colpisce ancora e in questa recensione di Fumer fait tousser, il suo nuovo film che dopo Cannes e prima di arrivare nelle sale si trova al Torino Film Festival 2022, vi spiegheremo come e con quali deliranti armi.
La trama: il Decamerone dei Power Rangers

Il film, scritto in solitaria dallo stesso regista, vede un gruppo di giustizieri supereroici – stile Ultraman o Power Rangers – che deve prendersi una pausa di ritiro per cementare di nuovo la loro unione, così il loro capo (una specie di ratto di pezza che pare lo Splinter delle Tartarughe Ninja sbavante un liquido verde) li manda in campeggio. Qui, si raccontano storie di paura per cementare la loro unione, mentre il malvagio Lezardin trama per distruggere il pianeta. Forse.
Un demenziale Decameron in cui le parentesi, le digressioni, il gusto del racconto fine a se stesso prendono il sopravvento sulla narrazione che fa da cornice e che è proprio ciò che spesso Dupieux fa con i suoi film, dove il nonsenso comico non è solamente nelle cose che accadono sullo schermo o nelle situazioni che accompagnano i personaggi, ma diventano proprio una visione del mondo e del cinema: se il mondo non ha senso, perché dovrebbero averlo i racconti?
Il gusto pieno del nonsense

E così, Fumer fait tousser sembra condensare l’immaginario stesso del regista e le sue pratiche cinematografiche, il suo spirito quasi in purezza in cui le idee folgoranti non subiscono il peso delle necessità del lungometraggio ma possono dare il meglio di loro, i loro guizzi, le loro trovate – per qualcuno geniali, per altre idiote: è il bello del gioco di Dupieux – come in una raccolta di novelle fuori di testa, recitate da alcuni dei migliori attori francesi viventi, da Gilles Lellouche ad Adèle Exarchopoulos e molti altri.
Rivelare quali sono queste trovate, o segnalare quali gag/racconti siano più riusciti di altri, sarebbe fare un torto al lettore e allo spettatore peggiore di ogni spoiler, basti sapere che la base è quella della follia pura, che non vuole portare da nessuna parte, che vuole scioccare, divertire e stupire lo spettatore facendo così mai viste o sentite prima. Chiaro che, a causa della struttura del film, non tutto è di prima qualità e il rischio di ripetizione non manca, ma emerge da Fumer fait tousser un amore fortissimo proprio per il gesto del racconto, il gusto dell’affabulazione portato alle sue estreme conseguenze, quelle in cui la narrazione è in grado di portare lo spettatore in ogni posto, specialmente da nessuna parte, in cui gli “errori” cinematografici sono alla base della surrealtà dell’opera. È un gioco con regole difficili da accettare, chiaramente, ma una volta che ci si lascia andare poi è difficile tornare indietro.
La recensione in breve
Tra alti e bassi, trovate geniali e ripetizioni un po' stanche, Fumer fait tousser condensa lo spirito di Dupieux in una girandola di novelle demenziali che chiede al pubblico di lasciarsi trasportare in un mondo privo di logica e regole
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