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Home » Film » Recensioni film » The Fire Within, la recensione del nuovo documentario di Werner Herzog

The Fire Within, la recensione del nuovo documentario di Werner Herzog

La recensione del documentario The Fire Within: Werner Herzog parla di vulcani e di eroi intrepidi che sfidano la furia della natura.
Paolo RiberiDi Paolo Riberi7 Dicembre 2022
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The Fire Within
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Il film: The Fire Within: A Requiem for Katia and Maurice Krafft, del 2022 Diretto da: Werner Herzog. Soggetti: Katia Krafft, Maurice Krafft. Genere: Documentario. Durata: 84 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al Torino Film Festival, in anteprima.

Trama: Il 3 giugno 1991 una gigantesca nuvola di gas, polvere e roccia incandescente si abbatteva su un’equipe scientifica franco-giapponese alle pendici del vulcano Unzen. Finivano così le vite di Katia e Maurice Krafft, una coppia di vulcanologi e registi che ci ha consegnato le immagini delle più spettacolari eruzioni del Novecento. A partire da questo tragico episodio, Herzog ripercorre le loro biografie e le loro imprese.


Dopo La Soufrière (1977) e Into the Inferno (2016), il maestro del documentario Werner Herzog torna a confrontarsi con il fenomeno naturale che più di ogni altro ha catturato la sua attenzione di cineasta, anche sotto il profilo metaforico e simbolico: l’attività vulcanica.
Questa volta, lo sguardo del regista tedesco si sofferma sulle gesta di una coppia di eroi moderni: i temerari coniugi alsaziani Katia e Maurice Krafft, autori di oltre 200 ore di filmati sbalorditivi, nei quali hanno catturato la bellezza, la poesia e la carica distruttiva delle maggiori eruzioni vulcaniche dei loro tempi.
È però nel profondo delle loro anime che arde quell’inestinguibile “fuoco interno” di cui parla il titolo del documentario: un fuoco alimentato dalla passione, dalla curiosità e dal desiderio di scoperta che sembra quasi rievocare la fiamma dell’Ulisse dantesco, primo audace pioniere della conoscenza a ogni costo.
Per Herzog, si tratta dell’apice di un percorso, che lo conduce ancora una volta a farsi cantore del confronto impari tra l’uomo e il fuoco primordiale dei vulcani.
In attesa di saperne di più sulla distribuzione italiana, ecco la nostra recensione di The Fire Within: A Requiem for Katia and Maurice Krafft.

La trama: vita e imprese dei coniugi Krafft

The Fire Within, una scenaIl documentario si apre il 3 giugno 1991, a poche ore dalla morte di Katia e Maurice Krafft: i due vulcanologi si accingono a documentare l’eruzione del monte Unzen sull’isola di Kyushu, in Giappone, e la voce di Herzog ci avverte fin da subito dell’inevitabilità loro destino.
Attraverso una progressiva concatenazione di più flashback, il racconto risale a ritroso nel tempo fino alla terra natale dei due protagonisti: l’Alsazia, di cui il documentario ci offre pochissimi, maestosi fotogrammi, a mo’ di cartolina.
È di lì che Herzog prende le mosse per ripercorrere i tratti salienti della loro biografia: gli esordi in ambito vulcanologico, le prime rilevazioni sul campo, la maturazione tecnico-scientifica e poi il grande passaggio alla documentazione filmografica.

Apprendiamo come l’evoluzione personale e professionale dei Krafft li abbia condotti a lasciare progressivamente da parte l’indagine diretta, per dedicarsi piuttosto a riprendere l’operato di altri vulcanologi, e poi a catturare direttamente con la cinepresa la magia ancestrale delle eruzioni.
Negli anni successivi, i loro viaggi li conducono a girare il mondo e, nel contempo, anche ad acquisire una sensibilità più umanistica, maggiormente attenta alle sorti degli sfollati e dei sopravvissuti.
Dall’Indonesia all’Alaska, e dall’Italia al Messico, The Fire Within ripercorre alcune tra le principali tappe delle loro peregrinazioni, e ci immerge a più riprese nell’esperienza ipnotico-psichedelica della contemplazione del magma, e delle sue continue trasformazioni.
Molto spesso, le avventure dei Krafft comportano pericoli inauditi, e si muovono sul filo del rasoio tra la vita e la morte: al termine del viaggio, Herzog ritorna al punto di partenza, e identifica quello con ogni probabilità è il loro ultimo avvistamento, a pochi secondi dalla catastrofe del monte Unzen.

Dalla biografia all’elegia, e dall’elegia all’Assoluto

The Fire Within, una scenaAnziché indulgere alla cura minuziosa del dettaglio e alla narrazione pedestre e lineare delle vite dei Krafft (già narrate, del resto, in maniera ben più convenzionale da Sara Dosa nel pregevole Fire of Love), Herzog preferisce tracciarne una superba e struggente elegia.
Nel corso del documentario, i due vulcanologici alsaziani finiscono così per trasfigurarsi e assumere l’identità di eroi archetipici, campioni della lotta senza tempo tra la sete di conoscenza dell’uomo e l’abisso più insondabile.
Malgrado il suo ineccepibile rigore formale e l’indubbia presenza di una componente narrativo-divulgativa, il documentario di Herzog è anche e prima di tutto un componimento lirico, che sfrutta la musica, l’immagine e la voce dello stesso regista per creare una poesia sul rapporto tra l’uomo e la natura, o, in altri termini, tra l’io e l’abisso.

Proprio come gli eroi dell’antichità descritti da Joseph Campbell, o i profeti della tradizione giudaica, i Krafft diventano così mediatori tra l’umanità e l’Oltre.
La loro biografia, nelle intenzioni di Herzog, è un medium che permette anche agli spettatori di compiere un balzo nell’ignoto e scrutare la cangiante e ipnotica energia distruttrice e creatrice del magma, in costante trasformazione ed evoluzione.
In definitiva, The Fire Within non si limita a parlare dei Krafft, ma ci fa compiere in prima persona un viaggio estatico alla scoperta dell’ancestrale mistero che si cela nelle profondità della natura, attraverso le immagini riprese dai due coniugi e sapientemente montate dal regista tedesco.
Una vera e propria esperienza contemplativa che rende concretamente visibile l’eterno processo di “distruzione e creazione in divenire”, riflesso dell’eterno divenire della nostra esistenza.

La regia di Herzog, demiurgo dell’immagine

The Fire Within, una scenaMa qual è, in tutto questo, il ruolo di Herzog? Dal punto di vista strettamente materiale, Herzog non fa nulla e non crea nulla.
Non crea il soggetto del lungometraggio, trattandosi di un documentario dedicato a una storia vera, già accaduta.
Non crea le musiche che innervano l’intera esperienza cinematografica, trattandosi di grandi classici, tra i quali spicca il Requiem di Gabriel Fauré.
Non crea neppure le immagini, dal momento che il documentario è stato realizzato utilizzando in maniera pressoché esclusiva i filmati dell’archivio dei coniugi alsaziani.
“A me – constata Herzog nel corso del film, con grande umiltà – sembra che i Krafft abbiamo realizzato un unico grande film sulla creazione in divenire. Non hanno soltanto avuto il tempo di montarlo”.
L’azione registica, che l’autore tedesco riduce all’atto pratico del montaggio, in questo caso consiste nell’operazione di combinare nel migliore dei modi molti elementi eterogenei in un unico lungometraggio.
Rinunciando completamente al ruolo del creatore, Herzog preferisce ritagliare per sé quello del demiurgo, o artigiano.

È la mano sapiente dell’autore tedesco a selezionare le porzioni di filmato dal flusso indistinto delle 200 ore riprese dai Krafft, e a individuare la colonna sonora che più le esalti e le valorizzi.
Ma soprattutto, il regista anima la propria costruzione con il potere della parola: la sua voce, pacata e armoniosa, ci guida alla scoperta delle vite dei due vulcanologi e dei prodigi della natura, tracciando per noi un sentiero narrativo ed esperienziale su un terreno altrimenti informe.
E così, proprio nel suo film sui vulcani in cui apparentemente “Herzog fa di meno”, l’autore tedesco riesce a realizzare un capolavoro.

La recensione in breve

9.5 Lirico

Con The Fire Within, Werner Herzog racconta le vite dei vulcanologi Katia e Maurice Krafft, li trasforma in campioni dell'umanità nell'esplorazione dell'ignoto e al tempo stesso ci guida in un'esperienza estatica e contemplativa. Dopo La Soufrière e Into the Inferno, la sua esplorazione dei fenomeni vulcanici raggiunge un nuovo apice.

  • Voto CinemaSerieTv 9.5
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