Tra le primissime novità del 2023 su Netflix c’è stata la miniserie Caleidoscopio, che ha la particolarità di poter essere vista in qualunque modo: escluso l’ultimo episodio, che è uguale per tutti, la piattaforma propone i vari capitoli in modo casuale, a seconda del singolo utente (ma c’è ovviamente la possibilità di “barare” e selezionare manualmente gli episodi, volendo). Un’esperienza intrigante, anche per come influisce sulla fruizione dei vari colpi di scena all’interno dello show. Di questo vogliamo parlare nella nostra spiegazione del finale di Caleidoscopio. Ovviamente l’articolo contiene spoiler.
Duplice conclusione

Come dicevamo, gli otto episodi di Caleidoscopio sono disposti in ordine casuale quando si avvia la visione, a parte il breve video introduttivo che spiega il funzionamento di tale stratagemma, e il finale, l’episodio Bianco, che mette in scena il colpo ordito da Leo Pap/Ray Vernon. In ordine cronologico: la sequenza è la seguente: violetto (24 anni prima), verde (sette anni prima), giallo (sei settimane prima), arancione (tre settimane prima), blu (cinque giorni prima), bianco (il colpo), rosso (la mattina dopo), rosa (sei mesi dopo). Vi sono quindi, in termini di strategia narrativa, due finali: quello effettivo, fisso, dove assistiamo al trionfo di Leo e della sua squadra dopo un quarto di secolo passato dal protagonista a pensare alla vendetta nei confronti dell’ex-complice che lo fece finire in galera, e quello cronologico, che può arrivare in qualsiasi punto della visione (per il sottoscritto era il penultimo episodio).
Le conseguenze delle azioni

Se l’episodio bianco è quello del trionfo, il rosa è quello della dura realtà che si scontra con le aspettative del gruppo: avranno anche portato a segno il colpo del secolo, ma chi è a conoscenza della verità continuerà a dargli la caccia, a cominciare da Roger Salas, l’inventore del sistema di sicurezza che i ladri hanno aggirato, che è stato incastrato e imprigionato come punizione per aver rovinato la vita di Ray anni addietro, quando anche lui era un ladro e si faceva chiamare Graham Davies.
E nel corso dell’episodio accade proprio quello: Ava e Bob muoiono, Stan e Judy si rassegnano a una vita paranoica, e Ray, affetto dal Parkinson, ha come unica vera gioia rimasta, oltre alla soddisfazione di poter mandare a quel paese Roger visitandolo in prigione, il (poco) tempo a disposizione con la figlia e la neonata nipotina. E poi, nella scena finale, è inseguito da un misterioso uomo armato (il figlio di Roger, come scopriamo in una scena dell’episodio bianco) che lo uccide fuori campo (il colpo di pistola parte dopo l’inizio dei titoli di coda).
Arrivare alla catarsi

Se è lecito porsi qualche dubbio sull’esito dell’operazione (anche nella nostra recensione abbiamo sottolineato come l’escamotage formale serva soprattutto, in questo caso, a mascherare una scrittura non particolarmente brillante), è comunque indubbio che la struttura libera della miniserie, con un punto fisso che è il finale per tutti gli utenti di Netflix, ha un suo senso nella costruzione della catarsi. Perché non solo la duplice conclusione crea in ogni caso un ultimo mistero da risolvere (l’identità dell’assassino di Ray), ma accresce l’attesa per quello che è il vero fulcro emotivo dell’intera vicenda: il colpo.
Con l’ordine casuale sappiamo già che nessuno vivrà felice e contento (a parte forse Hannah con la figlia, una volta superato il lutto), ma manca quel tassello fondamentale, quello che spinge lo spettatore ad arrivare fino in fondo e, al termine dei 50 minuti di episodio bianco, spegnere Netflix con il sorriso sulle labbra. Perché anche sapendo già come andrà a finire sei mesi dopo rimane comunque l’emozione del colpo, il momento di trionfo quando Ray può effettivamente compiere la sua vendetta. E se questo effetto riesce a produrlo una miniserie tutt’altro che eccelsa, le premesse sono ottime per il medesimo sistema applicato a qualcosa con un impianto drammaturgico ancora più solido.
