Il film: Wonder Woman 1984, 2020. Regia: Patty Jenkins. Cast: Gal Gadot, Chris Pine, Pedro Pascal, Kristen Wiig, Connie Nielsen, Robin Wright.
Genere: azione, fantascienza. Durata: 151 minuti. Dove l’abbiamo visto: su Netflix, in lingua originale.
Trama: Sette decenni dopo gli eventi del primo film, Diana Prince deve vedersela con una minaccia mistica legata al magnate Maxwell Lord.
Doveva essere un sequel epocale, e invece rischia di passare alla storia soprattutto come prima cavia di un esperimento distributivo non particolarmente felice. Un aspetto, tra gli altri, di cui parliamo nella nostra recensione di Wonder Woman 1984.
La trama: desideri problematici

Diana Prince protegge discretamente gli abitanti di Washington D.C., dove vive e lavora come membro dello staff del museo Smithsonian. Un giorno, lei e la collega Barbara Minerva si ritrovano a dover catalogare un artefatto che, secondo leggende antiche, sarebbe in grado di esaudire qualunque desiderio. Barbara, timida e impacciata, sogna di diventare più come Diana, e comincia ad acquisire i medesimi poteri, mentre la principessa amazzone vuole rivedere Steve Trevor, che improvvisamente appare come se nulla fosse. Le cose si complicano ulteriormente quando il magnate Maxwell Lord si impossessa dell’artefatto e propone di esaudire i desideri di tutti, una situazione che potrebbe avere conseguenze apocalittiche.
Il cast: eterni ritorni

Dal primo film ritornano Gal Gadot nei panni di Diana/Wonder Woman, Chris Pine in quelli di Steve Trevor e, tramite flashback, Connie Nielsen e Robin Wright, rispettivamente nei ruoli di Ippolita e Antiope. Kristen Wiig interpreta Barbara Minerva, che nel corso del film si trasforma in Cheetah, una delle più celebri avversarie di Wonder Woman, e Pedro Pascal appare nella parte di Maxwell Lord, un uomo d’affari privo di scrupoli che nei fumetti ha cercato di finanziare – e controllare – la Justice League, diventando in seguito un vero e proprio nemico del team e di Wonder Woman in particolare (che nel crossover Infinite Crisis è stata costretta a ucciderlo per impedire che controllasse Superman). Gli alleati umani di Diana visti nel primo episodio appaiono brevemente in un cameo fotografico.
Un film “sacrificabile”?

Per certi versi il film è stato oscurato da quello che gli è successo in termini di distribuzione: previsto come grande evento cinematografico della DC Comics per l’estate 2020, nel medesimo slot del calendario che il primo capitolo aveva occupato nel 2017, è stato poi rimandato un paio di volte a causa della pandemia, per poi uscire negli Stati Uniti il 25 dicembre 2020 in modalità ibrida, disponibile sia in sala che sulla piattaforma HBO Max, senza costi aggiuntivi.
La prima fase del cosiddetto Project Popcorn, che ha poi coinvolto tutte le uscite del 2021 della Warner Bros. e reso gran parte di quei titoli delle note a piè pagina, perse nel caos dello streaming e della pirateria (già il giorno dell’uscita si potevano leggere commenti sui social di chi, non vivendo negli USA, aveva smanettato in un modo o nell’altro per vedere il film senza aspettare aggiornamenti sulle date internazionali). E con questa decisione sono arrivati i primi commenti, a priori, su come fosse indice di una presunta scarsa qualità del sequel, soprattutto agli occhi di chi attribuiva eccessivamente il successo del prototipo al coinvolgimento del produttore/soggettista Zack Snyder.
Un’avventura vintage

Come per il prototipo, il modello è l’avventura d’altri tempi, e in particolare il Superman con le fattezze di Christopher Reeve (che proprio nel 1984, anno in cui è ambientata la nuova avventura di Diana, era in crisi a livello creativo). E c’è la spensieratezza degli anni Ottanta, ma l’ottimismo non comporta rinunciare all’approfondimento psicologico che caratterizzava Diana nelle sue apparizioni precedenti (eccezion fatta per Justice League che nella sua forma cinematografica si interessava ben poco all’evoluzione della guerriera amazzone): dietro le promesse di un futuro migliore che erano parte di quel decennio c’è una certa amarezza unita alla consapevolezza che i desideri non si possono realizzare con la magia.
E se da un lato gli eccessi vintage non sono sempre del tutto efficaci sullo schermo (in parte perché allungano a dismisura una storia che non ha propriamente bisogno di due ore e mezza per arrivare al dunque), dall’altro conferiscono la giusta sincerità al ritorno in scena di un’eroina il cui debutto al fianco di Batman e Superman era parzialmente segnato dal cinismo. E quando lei spicca il volo è proprio come quando l’abbiamo visto fare a Reeve, o più recentemente a Henry Cavill: ci crediamo. Ed è il tipo di magia che non rischia di distruggere il mondo.
La recensione in breve
L'atmosfera anni Ottanta è perfettamente riconoscibile, e al netto di qualche caduta di ritmo contribuisce in modo interessante all'evoluzione psicologica di Diana Prince.
- Voto CinemaSerieTV
