Con l’arrivo nelle sale di tutto il mondo dell’ambiziosa avventura multiversale di The Flash, Michael Keaton abbraccia una nuova fase della sua carriera davanti la macchina da presa addossandosi un fardello personale che anni fa era per lui una condanna, ora invece è diventata senza se e senza ma arma a doppio taglio con la quale ricostruirsi ancora una volta come interprete contemporaneo. Guardando con un occhio al futuro immediato del cinema d’intrattenimento e con l’altro a un passato sicuro e confortevole.
Vestendo nuovamente i panni di Bruce Wayne/Batman per Andy Muschietti dopo i due appuntamenti cinematografici diretti da Tim Burton rispettivamente nel 1989 e nel 1992, Michael Keaton indossa nuovamente la maschera che lo aveva reso stella nascente di Hollywood alla fine degli anni ’80 contravvenendo all’ultima fase della sua carriera post-Birdman dove grazie al pluripremiato film di A.G. Iñárritu sembrava volersi scrollare di dosso il passato che Burton avevo contribuito a plasmargli con Batman e Beetlejuice.
Meteora Keaton

Il talento istrionico ed imprevedibile di Michael Keaton lo aveva già notato Ron Howard nella dimenticata commedia Night Shift – Turno di notte a fianco di Henry Winkler, poi sono arrivate in seguito alcune commedie di successo come Mister Mamma (del 1983, scritta da John Hughes!) e Gung Ho – Arrivano i giapponesi (1986), quest’ultimo sempre di Howard dietro la macchina da presa. Un talento della comicità americana che l’autore in erba Tim Burton prende sotto la sua ala per affidargli due ruoli da protagonista che avrebbero cambiato per sempre le sorti della carriera di Keaton.
Nel 1988 l’attore statunitense veste i panni dello spiritello porcello Beetlejuice ottenendo uno straordinario successo di critica e di pubblico, mentre l’anno successivo debutta nelle sale di tutto il mondo con Batman, sempre diretto da Burton. Indossando le doppie vesti di Bruce Wayne/Uomo Pipistrello, Michael Keaton rivela agli spettatori cinematografici del globo il suo insospettabile camaleontismo davanti la macchina da presa, donando al supereroe dei fumetti DC un’aura di sobria ed imprevedibile dignità. Il successo di Batman fu immediato, tanto che tre anni dopo Keaton torna a vestire maschera e mantello del Cavaliere Oscuro in Batman – Il ritorno, sempre per Burton. Successo discreto ma inferiore alle aspettative, che suggella un progressivo allentamento del gradimento di pubblico per la figura attoriale di Keaton.
Birdman e la seconda vita di un attore dimenticato

Alla fine dell’esperienza fumettistica con Tim Burton, Keaton farà seguire molti ruoli da protagonista e non, ma nessuno mai di grande successo, né di pubblico né tantomento di critica, salvo il breve ruolo del detective Ray Nicolette nel Jackie Brown di Quentin Tarantino. Uno iato lunghissimo costellato di molte prove d’attore davanti la macchina da presa in progetti fallimentari al botteghino o presto dimenticati; bisognerà aspettare il 2014 per la rinascita dalle ceneri di Michael Keaton. Accettando il ruolo da protagonista nel Birdman di Alejandro Gonzalez Iñárritu , l’attore pone una violenta cesura con il suo passato da meteora cinematografica rinnegando al contempo il ruolo che lo aveva reso riconoscibile in tutto il mondo anni addietro: quello di Batman nell’universo burtoniano.
Nei panni dell’attore decadente Riggan Thomson alle prese con un ingombrante passato da supereroe del grande schermo, Keaton ascende a una seconda vita artistica, ricevendo un Golden Globe e una meritatissima candidatura all’Oscar. Una nuova fase nella carriera dell’attore ha inizio, all’insegna del grande cinema d’autore (Il caso Spotlight, tra gli altri, ma anche Il processo ai Chicago 7) e dell’entertainment più sfrenato (è lui l’Avvoltoio, arcinemesi dello Spider-Man interpretato da Tom Holland), passando con disinvoltura dal ruolo di villain nel Dumbo di Tim Burton al pluripremiato ruolo del Dottor Samuel Finnix nella serie Disney+ Dopesick – Dichiarazione di dipendenza, per il quale ottiene Golden Globe, Sag e Emmy. Ma poi, il passato torna a bussare a casa Keaton con prepotenza.
Io sono Batman!

Basta una chiamata di casa Warner per catapultare l’interprete statunitense nel tunnel del passato e della retro-nostalgia. In un’epoca, quella tutta contemporanea, in cui il cinema d’intrattenimento è avvolto da un’ondata di malinconia ed ammirazione verso le proprietà del passato, blockbuster e saghe tentacolari rischiano il tutto per tutto e prendono l’accidentato percorso narrativo degli universi paralleli. Solo così vecchi interpreti e ruoli di qualche anno fa reiterati negli anni successivi da altri attori/registi/franchise/reboot vengono a contatto con le saghe attuali, riaprendo un interessante dialogo tra eredità del passato e dubbi sul presente e futuro del cinema commerciale.
In The Flash di Andy Muschietti, il Barry Allen/Flash interpretato da Ezra Miller scombina le propria linea temporale del passato spaccando gli universi paralleli facendoli e convergere tra di loro. Giocoforza, quindi, che il Bruce Wayne/Batman di Ben Affleck colliderà con il se stesso di un altro universo narrativo, ovvero quello ideato da Tim Burton all’alba degli anni ’90. Così Michael Keaton scende nuovamente in pista e veste per la terza volta nella sua carriera maschera e mantello dello stesso supereroe (certo, ora invecchiato!) che lo aveva immortalato nell’immaginario collettivo di decenni or sono. Una brusca marcia indietro di carriera, che post-Birdman sembrava quasi allontanarsi da quell’eredità ingombrante e dolorosa, oppure consapevole ritorno alle proprie origini?
Ritorno alle origini?

Sta di fatto che la nuovissima fase artistica di Keaton sembra virare pericolosamente verso la retro-nostalgia del passato, quello del cinema d’intrattenimento che lui stesso ha contribuito a plasmare con i suoi indelebili personaggi, e quello personale. Non solo Batman per la terza (ed ultima?) volta, ma l’attore americano è attualmente sul set dell’atteso e temuto Beetlejuice 2, sequel diretto dal cult del 1988 che proprio 35 anni fa aveva fatto la fortuna di Michael Keaton e del giovane regista Tim Burton. A tornare dietro la macchina da presa è ancora il cineasta statunitense, che è riuscito insospettabilmente a riunire gran parte del cast originale (non solo Keaton, ma torneranno anche Winona Ryder e Catherine O’Hara, più la new entry Jenna Ortega) per quello che si preannuncia un seguito cinematografico più vicino alla vecchia sensibilità artistica di Burton e con pochissimo utilizzo di CGI. Sarà così?
Beetlejuice 2 debutterà nelle sale di tutto il mondo a partire dal settembre 2024 con Warner Bros, nuovo tassello di una carriera attoriale, quella di Michael Keaton, sempre imprevedibile, inattesa, difficile da decifrare nel suo spesso sottovalutato istrionismo. Con i suoi due ultimi progetti davanti la macchina da presa, l’artista sembra quasi voler fare pace una volta per tutte con il suo passato, abbracciandone definitivamente luci e ombre, croci e delizie, con in bocca un retrogusto agrodolce che sa di tanta nostalgia per un passato che sta dettando le regole del cinema d’intrattenimento del futuro.
