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Home » Film » Recensioni film » After Work, recensione del film di Erik Gandini

After Work, recensione del film di Erik Gandini

Recensione di After Work, documentario del regista italo-svedese Erik Gandini sul mondo del lavoro al giorno d'oggi.
Max BorgDi Max Borg24 Giugno 2023
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Una scena di Afterwork
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Il film: After Work, 2023. Regia: Erik Gandini.

Genere: documentario. Durata: 81 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema, in lingua originale.

Trama: Il documentarista Erik Gandini si interroga sul significato odierno del termine “lavoro”, e cosa accadrà dopo che avremo finito di lavorare.


Il caso vuole che il nuovo lavoro di Erik Gandini, documentarista italo-svedese, arrivi nelle sale italiane (dopo un percorso di cui hanno fatto parte eventi specializzati come CPH:DOX in Danimarca, Hot Docs in Canada e Visions du Réel in Svizzera, con anteprima nostrana al Biografilm a Bologna) proprio mentre è in corso lo sciopero degli sceneggiatori americani, con in ballo anche le trattative con i sindacati di registi e attori. Una situazione dove si discute anche del ruolo dell’intelligenza artificiale nella sfera lavorativa, un argomento che Gandini evoca già con la suggestiva locandina del suo film, di cui parliamo nella recensione di After Work, con un robot che si rilassa in vacanza come farebbe un essere umano.

La trama: il futuro delle professioni

Una scena di Afterwork

Cosa significa il termine “lavoro”? È possibile lavorare troppo? Come si rapportano le persone alle rispettive professioni, e quali sono le prospettive future in una società dove il digitale si fa sempre più dominante? Queste sono le domande a cui Erik Gandini cerca di rispondere interagendo con un’ampia gamma di individui, da chi sostanzialmente campa di rendita grazie a un’eredità a chi è talmente attaccato al mestiere da non contemplare minimamente il concetto di ferie (in una delle scene più divertenti del film, una donna rimprovera scherzosamente il marito, il quale ama dire che per lui il lavoro è anche un hobby). E poi c’è l’interrogativo principale, quello evocato dal titolo: cosa accadrà quando non lavoreremo più? E non inteso esclusivamente come andare in pensione.

L’era della videocrazia

Silvio Berlusconi

Gandini, nato a Bergamo e trasferitosi in Svezia per gli studi (e, per sua ammissione, per evitare il servizio militare italiano), è noto in patria soprattutto per il documentario Videocracy, presentato alla Mostra di Venezia nel 2009 e poi uscito in sala non senza qualche polemica (la RAI vietò la diffusione televisiva del trailer). Un ritratto divertente e agghiacciante allo stesso tempo dell’imbarbarimento culturale dell’Italia in seguito al berlusconismo, tra programmi di dubbio gusto e l’ascesa di figure come quella di Fabrizio Corona, portavoce di una mentalità edonista e narcisista a cui il film contribuiva con una famigerata scena in cui il paparazzo viene inquadrato mentre fa la doccia. Un fenomeno che Gandini, parafrasando Hannah Arendt, ha definito “il male della banalità”. Per certi versi c’è un legame tra il mito di Berlusconi, che in una delle sue uscite pubbliche più infelici esordì affermando di aver condotto da sempre un’attività lavorativa ininterrotta, e ciò che il regista racconta in After Work, dove l’oggetto è in parte l’imbarbarimento dell’ambito professionale.

Si lavora abbastanza?

Una scena di Afterwork

Per 81 minuti Gandini fa delle domande non banali e ottiene delle risposte interessanti, giocando anche con il sonoro come nella prima sequenza in cui le testimonianze sono in voiceover mentre i soggetti sono inquadrati impassibili, come se i loro pensieri non potessero essere espressi a voce alta. Ma è un gioco che, come nelle opere precedenti del regista, denota a volte un approccio un po’ superficiale, aumentato in questo caso dalla durata relativamente breve che fa sì che l’indagine finisca sul più bello, quando la nozione del “dopo” rimane ancora da approfondire ulteriormente. Ma a suo modo è giusto che l’esperienza spettatoriale ne esca frammentata, così come è frammentato il mondo del lavoro, spezzato in mille impieghi a tempo pieno ma trattati come apprendistati (o in alcuni casi come volontariato). Difatti è lecito chiedersi se è veramente previsto un “dopo” per le nuove generazioni. E la risposta (neanche tanto) sottintesa è a dir poco inquietante.

La recensione in breve

7.0 Frammentario

Erik Gandini si interroga, in maniera interessante ma non sempre approfondita, sulle implicazioni contemporanee del termine "lavoro" e ciò che verrà dopo.

  • Voto CinemaSerieTV 7.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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