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Home » Film » Recensioni film » Enea, la recensione del nuovo film diretto da Pietro Castellitto

Enea, la recensione del nuovo film diretto da Pietro Castellitto

La nostra recensione di Enea, secondo film diretto da Pietro Castellitto con Benedetta Porcaroli in concorso a Venezia 80.
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani5 Settembre 2023
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Enea
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Il film: Enea, 2023. Regia: Pietro Castellitto. Cast: Pietro Castellitto, Sergio Castellitto, Chiara Noschese, Benedetta Porcaroli, Giorgio Quarzo Guarascio. Genere: Commedia. Durata: 115 minuti. Dove l’abbiamo visto: All’80 Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, in anteprima stampa.

Trama: Enea e Valentino sono amici sin dall’infanzia. Lui di famiglia buona gestisce un ristorante sushi nel centro di Roma, l’altro è un novello aviatore in cerca di se stesso. Il loro rapporto si trasformerà per sempre quando un amore improvviso e 30 kg di droga si mettono in mezzo, cambiando i loro percorsi di vita per sempre.


Nel 2020 ce l’aveva messa tutta per affrancarsi dall’ingombrante presenza nell’ombra di papà Sergio, e con l’ottimo ed originalissimo I predatori ci era riuscito in barba alle aspettative e alla polemica, spesso semplicemente sterile, del nepotismo. Eppure, il giovane e talentuoso Pietro Castellitto casca nella trappola perigliosissima della confidenza dietro la macchina da presa e dà alla luce Enea, titolo italiano tra i sei selezionati dalla Biennale in concorso per il Leone d’oro alla 80° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Che a noi ha convinto veramente poco.

Nella nostra recensione di Enea, vi spiegheremo meglio perché Pietro Castellitto ha dato vita a un oggetto cinematografico solo all’apparenza oscuro e iper-stratificato, nascondendo però in piena vista tutte le ossessioni e i passi falsi che espongono in piena luce limiti ed irritanti ambizioni di un giovane super-autore (del resto, ne è interprete principale, regista ed unico sceneggiatore) che in fondo non ha proprio nulla di originale da dire.

La trama: gioventù annoiata zona Parioli

Enea
Enea rincorre il mito che porta nel nome: lo fa per sentirsi vivo in un’epoca morta e decadente. Lo fa assieme a Valentino, aviatore appena battezzato. I due, oltre allo spaccio e alle feste, condividono la giovinezza. Amici da sempre, vittime e artefici di un mondo corrotto, ma mossi da una vitalità incorruttibile. Oltre i confini delle regole, dall’altra parte della morale, c’è un mare pieno di umanità e simboli da scoprire. Enea e Valentino ci voleranno sopra fino alle più estreme conseguenze. Tuttavia, droga e malavita sono l’ombra invisibile di una storia che parla d’altro: un padre malinconico, un fratello che litiga a scuola, una madre sconfitta dall’amore e una ragazza bellissima, un lieto fine e una lieta morte, una palma che cade su un mondo di vetro. È in mezzo alle crepe della quotidianità che l’avventura di Enea e Valentino lentamente si assolve. Un’avventura che agli altri apparirà criminale, ma che per loro è, e sarà, prima di tutto, un’avventura d’amicizia e d’amore.

A tre anni di distanza dall’ottimo esordio dietro la macchina da presa e come sceneggiatore cinematografico con il provocatorio I Predatori, Pietro Castellitto torna a dirigere per il grande schermo e decide di presentare in anteprima mondiale all’80° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia il suo Enea, atteso e misteriosissimo seguito spirituale delle sue idee e visioni artistiche già in parte affrontate nella pellicola d’esordio. Un secondo tentativo che però a conti fatti è confusionario e pasticciato, ingoiato dalle tante (forse anche troppe) ambizioni e contenuti che vorrebbe raccontare in poco meno di due ore di durata.

La grande bruttezza by Catellitto

Enea

A non convincere in primis in Enea è l’ambizione smodata con la quale Pietro Castellitto inquadra il suo secondo lungometraggio da autore a tutto tondo: riprendendo le fila di un discorso pure giustamente provocatorio e graffiante sullo status attuale della media borghesia della Capitale affrontato già ne I Predatori, il giovane figlio d’arte opera su due piani narrativi e ispirazionali di tutto rispetto, seppure fin troppo ingombranti. Un po’ sfacciato debitore dello sguardo kitsch e decadente della Roma elitaria de La grande bellezza di Paolo Sorrentino e a tratti inedita e curiosissima rilettura in salsa finto-borghese di Gioventù bruciata di Nicholas Ray, Enea non riesce tuttavia a rinascere dalle ceneri e dall’eredità né dell’uno e né dell’altro, con il risultato di mostrarsi al suo pubblico cinematografico come un ambiziosissimo ibrido dalle mille facce.

Denso fino al parossismo di concetti, idee, dialoghi e battute al limite della rarefatta (in)decenza, il secondo lungometraggio di Pietro Castellitto riesce a farsi valere quando il giovane e vulcanico autore si cimenta alla regia con un linguaggio visivo e narrativo di sicura potenza ed impatto; un involucro però solo all’apparenza attraente, che nasconde in piena vista un vuoto pneumatico di contenuti fagocitato a più riprese da una frequente inclinazione all’onanismo cinematografico che trasforma il film in un mostro di egocentrismo a tratti allarmante.

Un atto di onanismo cinematografico

Enea
Manierato fino all’estremo e costituito da elementi di costruzione narrativa e puramente visiva presi con forza dall’immaginario cinematografico e dall’artigianalità dei personaggi enigmatici di Paolo Sorrentino, Enea vorrebbe costruire per il nuovo cinema italiano un ritratto surreale del crollo dei valori e dei punti di riferimento culturale nella società medio-borghese dell’Italia contemporanea; prigioniero di uno scontro trans-generazionale tra genitori imperfetti e carichi di rimpianti e figli avventati e spavaldi che vorrebbero Roma e la vita in tasca, il secondo film scritto, diretto e interpretato da Pietro Castellitto fallisce nel compiere un discorso sia sensato che al contempo condivisibile sull’una o l’altra cosa.

Non ci riesce perché orgogliosamente ingabbiato in una prigione a sbarre dove le regole di sopravvivenza sono dettate da una malcelata arroganza di idee e contenuti, gli stessi che venivano affrontati con la medesima caratura e linguaggio proprio dagli ultimi lungometraggi di Sorrentino, che di una certa scaltra e ineffabile decadenza della Roma attuale ne aveva fatto cifra stilistica e riconoscibile in tutto il mondo con il film che nel 2014 gli valse il premio Oscar. Perché quindi tentare di bruciarsi una reputazione di giovane e volenteroso autore dietro la macchina da presa con un secondo film così egoista, falsamente provocatorio e, a tutti gli effetti, accessorio e paradossalmente già démodé? in Italia? Quale il senso di questa arrogante operazione cinematografica praticamente già fuori tempo massimo? Che peccato, Pietro.

La recensione in breve

5.0 Onanistico

Arrogante, manieristico ed egocentrato, Enea è il secondo tentativo dietro la macchina da presa per Pietro Castellitto, che nel 2020 aveva esordito con l'ottimo I predatori. Con questo secondo outing, però l'attore, regista e sceneggiatore romano mostra senza pudore tutti i suoi limiti dietro la macchina da presa, firmando un confusionario e pretenzioso oggetto cinematografico a metà tra La grande bellezza di Paolo Sorrentino e Gioventù bruciata di Nicholas Ray.

  • Voto Cinemaserietv 5.0
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