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Home » Serie TV » Non mentire, la recensione della serie crime su Netflix

Non mentire, la recensione della serie crime su Netflix

Ecco la nostra recensione di Non mentire, miniserie crime ora su Netflix interpretata da Greta Scarano e Alessandro Preziosi.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino1 Ottobre 2023Aggiornato:1 Ottobre 2023
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La recensione di Non mentire
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La serie: Non mentire, 2019. Regia: Gianluca Maria Tavarelli. Genere: Thriller, crime. Cast: Greta Scarano, Alessandro Preziosi, Fiorenza Pieri, Paolo Briguglia, Claudia Potenza, Duccio Camerini, Matteo Martari. Durata: 6 episodi di 50 minuti. Dove l’abbiamo visto: Netflix.

Trama: Laura, insegnante di un liceo di Torino, accetta di uscire con Andrea, stimato e affascinante chirurgo e padre di uno dei suoi studenti. La serata scorre in modo piacevole, tra loro c’è complicità e attrazione. Sembrerebbe l’appuntamento perfetto… Ma il giorno dopo, mentre Andrea confida a un amico che spera di rivedere presto la donna, Laura lo denuncia per stupro. Che cosa è successo davvero quella notte? Non ci sono prove, solo la parola di lei contro quella di lui. Cosa nasconde il passato di entrambi? E’ questa la sfida che la polizia dovrà affrontare, tra pregiudizi, bugie e colpi di scena.


Ci sono produzioni televisive che subito mostrano la loro qualità. Non mentire, diretto da Gianluca Maria Tavarelli, trasmesso prima su Canale 5 e in questi giorni disponibile su Netflix appartiene a questa categoria. Al netto di qualche piccola sbavatura, nel complesso questa miniserie funziona in maniera efficace nei suoi fondamentali. L’interpretazione dei protagonisti, per esempio, i bravissimi Greta Scarano e Alessandro Preziosi. La sceneggiatura, scritta da Lisa Nur Sultan e dallo stesso Tavarelli, che evita con accuratezza dialoghi banali e superficiali. La regia affilata e visivamente affascinante. Ne parleremo nel dettaglio nella recensione di Non mentire.

La trama: Un pericolo nascosto

Laura Nardini è un’apprezzata professoressa di un liceo torinese, amata dagli alunni e stimata dai colleghi. Da poco ha chiuso la relazione con il poliziotto Tommaso e sente di essere pronta per tornare in pista. Cede alla corte discreta di Andrea Molinari, padre di un suo allievo e celebre cardiochirurgo, che lavora con la sorella di Laura, Caterina. L’uomo, vedovo, è affascinante e ha modi gentili e non fatica a strappare alla donna un appuntamento a cena.

L’incontro si consuma in maniera piacevole. Fino a quando Laura, il mattino dopo, non scopre di essere stata stuprata. Denuncia il fatto alla polizia e l’agente Claudia Potenza sembra crederle. Tuttavia, non esistono prove concrete dello stupro, così il magistrato non apre alcun procedimento. Per Laura è l’inizio di un incubo senza fine. Vuole far sentire la sua voce, ma nessuno è disposto a crederle. Così, inizia le indagini in solitaria. E quello che scopre è terribile.

Il lupo

In Non mentire non è tanto l’esito della storia a essere interessante. Anche se non da subito, fortunatamente per la suspense, sentiamo a pelle che Laura è una vittima e che quindi riuscirà a rivelare la verità. Quanto il percorso che la protagonista compie per smettere di sentirsi vittima. Un misto di rabbia, coraggio e testardaggine, che la porta anche a sbagliare in più di un’occasione, ma che ci spinge a essere empatiche verso di lei. La descrizione minuziosa della personalità criminale del carnefice è quindi il perfetto contraltare di Laura.

Andrea Molinari è un manipolatore da manuale. Ha una solida facciata rispettabile, che copre però un uomo violento. È un lupo che non si riconosce, ma c’è. Un mostro che si nutre della paura delle sue prede. Tanto più pericoloso, quanto in incognito. E sì, oggi una storia come questa rappresenta in maniera molto efficace il dramma che una vittima di stupro deve passare. La costante autodifesa da un crimine che ha subito, ma di cui implicitamente viene considerata complice. Anche solo per questo, Non mentire meriterebbe di essere visto.

Una donna e la sua guerra

La guerra di Laura per la verità è la guerra che combattono tutte le vittime di violenza sessuale che devono in primo luogo dimostrare di non essere state consenzienti. “Avevi bevuto? Hai detto, no? Ti sei fatta capire? Forse non lo hai spiegato bene“. Sono domande che in più di un’occasione sono state fatte alla protagonista di Non mentire. Domande posto solo a fini d’indagine, certo, ma che pesano come un macigno.

E allora lo script di Lisa Nur Sultan e di Tavarelli, che hanno riadattato la serie anglo-americana Liar – L’amore bugiardo, analizza benissimo la fragilità di una donna che a un certo punto smette di essere vittima. E in questa fragilità confluiscono anche tante sfumature non nette, a volte oscure, che proprio per questo la rendono credibile.

Io ti credo

La credibilità in un thriller come questo, incentrato su uno dei crimini più terribili, è una condizione essenziale. E Non mentire centra l’obiettivo con efficacia. Dosando con cura ogni colpo di scena, facendoci arrivare allo svelamento del mostro con grande attenzione (ve ne abbiamo parlato nella nostra dettagliata spiegazione del finale). Senza passare dal bianco al nero con velocità, ma analizzando ogni nuance intermedia di una storia dolorosa su più livelli. Ci sono delle cadute di tono e non possiamo non evidenziarle. Come quando Laura torna a casa sua, luogo del delitto, dopo le ricerche della polizia scientifica, e la trova pulita e in ordine.

Così come non è sufficientemente spiegato, a nostro parere, come faccia Molinari ad agire indisturbato, minacciando le sue prede senza essere mai beccato. E anche la trama secondaria del rapporto extraconiugale tra la sorella di Laura e il suo ex non sembra funzionale all’insieme. Tutto questo, però, non rovina la fruizione di una serie che tiene incollate allo schermo. Merito di un cast in palla, in cui svettano Greta Scarano e un mefistofelico (e molto misurato) Alessandro Preziosi. Un lupo verosimile.

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