La serie: Lupin – Parte 3, 2023. Regia: Ludovic Bernard. Cast: Omar Sy, Ludivine Sagnier, Soufiane Guerrab, Etan Simon, Antoine Gouy, Shirine Boutella, Mamadou Haidara. Genere: Thriller/Crime. Durata: 50 minuti/ca 7. Dove l’abbiamo visto: In anteprima su Netflix.
Trama: Dopo essere riuscito a vendicare suo padre e far arrestare Pellegrini per averlo incastrato anni prima, Assane è costretto a fuggire. La polizia, infatti, lo considera uno dei ladri più ricercati. Allo stesso tempo, però, le persone lo celebrano come una sorta di nuovo eroe sociale in grado di punire i ricchi e potenti. In realtà Diop non si riconosce in nessuno di questi ruoli. Piuttosto la sua preoccupazione più grande è per la moglie ed il figlio, che. a Parigi stanno pagando un prezzo piuttosto alto per le sue azioni. Per questo motivo, dunque, decide di uscire dal suo nascondiglio marsigliese e di tornare nelle loro vite. Quello che non sa, però, è che ad attenderlo c’è il più grande colpo della sua vita ma, soprattutto, una persona in arrivo direttamente dal passato e dall’oblio.
Dopo un anno di attesa Assane Diop, moderno Lupin, sta per tornare. Dal 5 ottobre, infatti, Netflix mette a disposizione degli appassionati del genere e di chi ha amato questa serie fin dalla prima puntata, la terza stagione divisa in sette episodi. Protagonista assoluto, ovviamente, è ancora una volta Omar Sy. L’attore, con la sua fisicità granita ed imponente torna a dare vita ad uno dei ladri più intelligenti dell’era moderna. E non potrebbe essere altrimenti, visto che le sue gesta si ispirano niente meno che alle avventure di Arsenio Lupin, nato dalla fantasia di Maurice Leblanc.
Creata da George Kay in collaborazione con François Uzan e diretta da Ludovic Bernard, la serie è riuscita ad andare ben oltre i confini francesi, conquistando il pubblico internazionale con degli elementi presenti anche nella terza stagione, com’è possibile vedere da la recensione di Lupin Parte 3. Alla base di questo successo, dunque, c’è una scrittura attenta ai particolari ma in grado di dimostrare una certa elasticità introducendo sempre dei twist capaci di tenere con il fiato sospeso.
Ma il vero quid è rappresentato dalla personalità del protagonista. Apparentemente inabile a mostrare la benché minima emozione, ben presto Assane Diop conquista le simpatie con un’ironia sottile, un’intelligenza acuta e, soprattutto, la capacità di eludere lo sguardo di tutti. E, facendo leva su tutto questo, nella terza stagione prova a portare a termine l’inganno più incredibile mai tentato da un uomo. Ovviamente nulla è lasciato al caso perché Lupin, quello originale, è sempre pronto ad indicargli la strada giusta da percorrere.
Trama: Una questione di famiglia

Al termine della seconda stagione avevamo lasciato Assane mentre riesce ad eludere, proprio sul più bello, un’intera squadra di assalto della polizia stando in bella vista sul palcoscenico di un teatro. Il suo scopo ultimo sembra essere raggiunto. Pellegrini, infatti, viene arrestato per aver tentato una frode con la falsa sparizione del prezioso collier in suo possesso e per aver incastrato il padre di Diop molti anni prima.
Così, mentre cala il sipario su questa vicenda personale, Assane decide di scomparire e rendersi invisibile al mondo. D’altronde è il ricercato numero uno da parte della polizia mentre l’opinione pubblica lo celebra come un novello Robin Hood che combatte i potenti. In questo senso, infatti, diventa un simbolo anche e soprattutto per i molti immigrati senegalesi che popolano i quartieri poveri di Parigi.
Nonostante questo, però, è ben lontano dal trovare pace. Nascosto tra le strade di Marsiglia, infatti, medita di tornare per portare via la moglie e il figlio, perseguitati dalla stampa. Quando, però, Claire lo accoglie freddamente incolpandolo della situazione che stanno vivendo, si rende conto che deve fare molto di più. Per questo nel retrobottega del fidato amico Ben progetta uno dei piani più ambiziosi della sua carriera: il furto della preziosa perla nera.
Anni prima Assane aveva già tentato di rubarla fallendo e riuscendo a fuggire dalla polizia in extremis. Oggi, però, la posta in gioco è ben più alta. Sul tavolo, infatti, c’è la serenità definitiva della sua famiglia. Con una parte del denaro ottenuto dalla vendita del gioiello, infatti, vuole acquistare una tenuta in campagna dove vivere insieme nascosti al mondo.
Come riuscire nell’intento, però? Ancora una volta ad ispirarlo è Arsenio Lupin attraverso le pagine del romanzo La perla nera. Qui, infatti, Diop comprende come realizzare il trucco illusionistico più incredibile di tutti: mettere in scena la propria morte. Nonostante tutto sia stato architettato nei minimi particolari, però qualcuno arriva dal suo passato ad increspare ancora le acque. Si tratta di una persona che riemerge con una forza emotiva ed affettiva devastante. L’unica in grado di farlo cadere in una trappola nonostante la consapevolezza dell’inganno e del pericolo.
L’illusione dello sguardo

Le persone vedono ma non guardano. Questa è una delle consapevolezze che accompagnano le gesta di Diop fin dal primo giorno della sua carriera di ladro. Un principio che non abbandona il personaggio e le sue avventure nemmeno in questa terza parte. Anzi, probabilmente la regola in questione viene applicata ancora con maggior precisione dimostrando come l’inganno più incredibile può essere portato a buon fine anche sotto gli occhi di tutti.
Così, mentre il Lupin di Leblanc ha incredibili capacità trasformiste, quello pensato da George Kay e François Uzan ha dalla sua una particolare propensione all’invisibilità. Una caratteristica che appare ancor più incredibile se fatta indossare da un interprete come Omar Sy. Dotato di una struttura fisica imponente, difficilmente riuscirebbe a passare inosservato tra la gente. Nonostante questo, però, si mimetizza facilmente all’interno della compagine degli invisibili.
Di nascita senegalese, infatti, il personaggio di Diop continua a rappresentare un gruppo sociale che, per la classe borghese, va a formare un mare magnum non ben identificabile. Anche grazie a questo e all’abitudine di non prestare troppa attenzione agli altri, l’inganno riesce a compiersi. Anzi, in una sorta di narrazione circolare con l’epilogo della seconda stagione avvenuta su di un palcoscenico, questo terzo capitolo muove i suoi passi proprio con una sorta di messa in scena degna di una grande commedia in action. Lo scopo, ovviamente, è rubare la perla nera. Ma non solo questo. Diop, come un illusionista professionista, pretende che lo spettacolo avvenga sotto gli occhi di tutti, dimostrando come lo sguardo possa ingannare. O, almeno, il modo in cui noi crediamo di vedere.
In questo caso, dunque, entra in gioco anche la relatività della realtà manipolata fino ai suoi massimi sistemi e portata ad un estremo come la finzione della morte. A rendere tutto più interessate, poi, subentra anche il coinvolgimento del pubblico. Questo, come accaduto nelle stagioni precedenti, è l’unico a conoscere a ritroso i particolari dei sofisticati piani di Diop. Una partecipazione che, svelata un passo alla volta, induce a comprendere le sue mosse stando sempre molti passi avanti rispetto ad altri personaggi inutilmente sulle tracce di Assane.
Tra passato e presente

Com’è stato ricordato, la seconda stagione di Lupin termina con la risoluzione del caso Pellegrini e del collier rubato molti anni prima. Questo vuol dire che Assane è riuscito a fare giustizia e a vendicare suo padre incolpato ingiustamente di furto ed ucciso in carcere. Esaurito il filone della vendetta, dunque, qual è il motore che muove i nuovi sette episodi della terza parte?
La risposta è da rintracciare, ancora una volta, nell’ambito personale ed affettivo di Diop. Com’è chiaro fin dalla prima stagione, infatti, non ci si trova di fronte ad un personaggio solitario nonostante gli intrighi e gli inganni che caratterizzano la sua esistenza. Assane, piuttosto, ha un passato ed un presente affettivo che vanno ad incidere profondamente sulle sue azioni. Ed è in questo bacino di legami invisibili ma esistenti che narrativamente si va ad attingere per costruire un nuovo percorso.
Con uno stile narrativo sempre molto asciutto e libero da esagerazioni emotive, dunque, vengono aperte nuove pagine del suo passato che, in un dialogo costante e silenzioso, influenzano l’uomo in cui si è trasformato. Una scelta narrativa certo non innovativa o potenzialmente ricca di sorprese ma che, se ben gestita nell’evoluzione successiva, può offrire a Diop un’occasione importante per completare il suo arco evolutivo. In effetti, dai presupposti iniziali, questa terza parte potrebbe avere un’intenzione conclusiva. Ma non è mai detto. D’altronde si ha sempre a che fare con l’erede ideale di Arsenio Lupin.
La recensione in breve
Arrivata alla terza stagione, la serie televisiva Netflix interpretata Omar Sy segue ancora lo schema narrativo degli inizi. Questo vuol dire che, continuando a scavare nel passato di Assane, è possibile trovare nuove motivazioni per ampliare il racconto. Una scelta, dunque, certo non innovativa ma che potrebbe portare il personaggio verso un'esplorazione più approfondita di se stesso chiudendo, forse, una parabola personale. A questo, poi, si aggiunge una ricostruzione sempre agile, minuziosa e particolarmente coinvolgente delle illusioni portate a termine da Diop, coinvolgendo il pubblico in una corsa continua per la salvezza.
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