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Home » Film » Recensioni film » Cimitero vivente: le origini, la recensione del horror prequel di Pet Sematary

Cimitero vivente: le origini, la recensione del horror prequel di Pet Sematary

La recensione di Cimitero vivente: le origini, il film horror di Lindsey Anderson Beer che si pone come prequel della storia di Stephen King.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana7 Ottobre 2023
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cimitero vivente, le origini, il poster del film
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Il film: Cimitero vivente: le origini, 2023. Regia: Lindsey Anderson Beer. Cast: Henry Thomas, David Duchovny, Jack Mulhern, Natalie Alyn Lin, Jackson White, Forrest Goodluck e Isabella LaBlanc. Genere: Horror. Durata: 84 minuti. Dove lo abbiamo visto: Su Paramount+, in anteprima.

Trama: A Ludlow, nel Maine, c’è un cimitero in cui se vieni sepolto torni in vita. È quello che accade al giovane soldato Timmy, che ritorna da suo padre ma è completamente cambiato, come se una forza demoniaca si fosse impadronita di lui. Toccherà ai suoi concittadini affrontarlo ed eliminarlo, questa volta definitivamente.


L’immensa bibliografia di Stephen King è da sempre una fonte inestimabile di materiale per produzioni cinematografiche e televisive, al punto che si va addirittura oltre a quanto scritto dall’autore, ambientando storie nuove nell’universo metaorrorifico da lui creato (vedi ad esempio la serie Castle Rock) o creando prequel non scritti direttamente da lui (per HBO è in arrivo Welcome to Derry, che esplora il passato di Pennywise il Clown). A questa seconda categoria appartiene Cimitero vivente: le origini, film d’esordio di Lindsey Anderson Beer distribuito da Paramount+: come si deduce dal titolo la fonte di ispirazione è il famosissimo Pet Sematary, che fu alla base di diverse trasposizioni, tra cui la più recente del 2019. Il film della Anderson Beer esplora un episodio raccontato nel romanzo, narrandolo però come se fosse anteriore al film del 2019 (non all’opera di King), che viene richiamato attraverso alcune sequenze e, soprattutto, è ambientato ai giorni nostri, non negli anni Ottanta, come il libro. Un ricollocamento temporale che, almeno nelle intenzioni, non snatura la storia originale, riportandoci nel mondo creato da King in modo convincente e coerente.

Come vedremo in questa recensione di Cimitero vivente: le origini, il problema di questo film risiede piuttosto in una trama zoppicante e mal sviluppata e in un ritmo decisamente altalenante. Nemmeno il cast di un certo prestigio salva la situazione, anzi risulta un po’ sprecato in un contesto che ricorda le tante trasposizioni televisive di King degli anni Novanta, incapaci di ricreare quell’orrore che funziona così bene su carta stampata ma che finiva per risultare a tratti grottesco sullo schermo.

La trama: Nessuno lascia Ludlow

cimitero vivente, le origini, una scena del film
Ci troviamo nel 1969, nel bel mezzo della Guerra nel Vietnam. Jud Crandall è un giovane di Ludlow, nel Maine, che desidera lasciare la sua cittadina natale e fare qualcosa della sua vita. Il suo sogno era quello di arruolarsi, come tanti suoi amici d’infanzia, ma è stato scartato alle visite mediche preliminari. Il giovane è comunque deciso a partire, ed è pronto ad entrare volontario nei Peace Corps insieme alla sua fidanzata, Norma (Natalie Alyn Lin). Tra le sue conoscenze c’è però qualcuno che è da poco tornato dal Vietnam, Timmy (Jack Mulhern), figlio dello scorbutico Bill (David Duchovny). Qualcosa in lui è però cambiato, come se una forza oscura si fosse impadronita del suo corpo.

Più la storia procede più ci rendiamo conto che nel passato di Ludlow si annida qualcosa di maligno, qualcosa di radicato nelle terre su cui la cittadina è stata costruita: c’è un luogo, infatti, in cui se i morti vengono seppelliti finiscono per fare ritorno, ma non sono più veramente loro, sono infatti diventati versioni malefiche di loro stessi. È questo che è successo a Timmy? Per quanto suo padre Dan (Henry Thomas) voglia proteggerlo, Jud scoprirà presto che vivere a Ludlow è una vera e propria maledizione, e non è così facile lasciare la città, anche se si cerca disperatamente di farlo.

Ritorno alle origini


Come anticipavamo in apertura lo spunto per Cimitero vivente: le origini è un aneddoto citato nel romanzo originale, Jud anziano racconta infatti Louis (il protagonista di Pet Sematary) di quando Timmy morì durante la Seconda Guerra Mondiale e di come suo padre, schiacciato dal dolore, lo seppellì nella terra del cimitero indiano vicino a Ludlow e lui tornò in vita (o almeno tornò una sua versione demoniaca). Le coordinate temporali cambiano, ma la natura del racconto è essenzialmente la stessa e si presta molto bene ad essere il soggetto di un film a sé stante. Se la base di partenza è ottima – e poteva fornire spunti di approfondimento interessanti, dalla gestione del lutto a quella dei traumi intergenerazionali – il film di Lindsey Anderson Beer non riesce né a trovare una giusta strada da seguire, lo sviluppo narrativo è poco interessante, né a costruire la giusta tensione con cui catturare lo spettatore. Se il romanzo di King è considerato come in assoluto uno dei più spaventosi dell’autore, questo film prequel non riesce a ricreare nemmeno le atmosfere che l’originale evocava. Il climax finale, che in un lungometraggio di questo tipo dovrebbe costituire l’apice del terrore, risulta esageratamente affrettato e per questo non colpisce quanto potenzialmente potrebbe.

Il cast, in particolare il duo di padri Thomas e Duchovny, funziona ma come dicevamo finisce per essere un po’ sprecato, la sceneggiatura non gli permette infatti di brillare. Il protagonista di Jackson White fatica a spiccare, mentre risultano decisamente più convincenti i fratelli Donna e Manny, interpretati da Isabella LaBlanc e Forrest Goodluck, peccato solo non si sia approfondito di più il loro background di nativi americani, la loro connessione “speciale” con il passato di Ludlow avrebbe forse conferito quel qualcosa in più alla trama per renderla davvero interessante.

La recensione in breve

5.5 Deludente

Cimitero vivente: le origini non rende onore alla storia di Stephen King e spreca le sue interessanti premesse in un prequel piatto e dai pochi brividi.

  • Voto CinemaSerieTV 5.5
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