Il film: La moglie di Tchaikovsky (Zhena Chaikovskogo), 2022. Regia: Kirill Serebrennikov. Cast: Alyona Mikhaylova, Odin Biron, Miron Fyodorov, Alexander Gorchilin.
Genere: drammatico, biografico. Durata: 145 minuti. Dove l’abbiamo visto: al Festival di Cannes, in lingua originale.
Trama: Antonina Miliukova, moglie del compositore Pyotr Tchaikovsky, perde gradualmente il senno perché non riesce ad accettare l’omosessualità del coniuge.
È stato, seppure in misura ridotta, lo scandalo dell’edizione 2022 del Festival di Cannes: la selezione in concorso del decimo lungometraggio del regista russo Kirill Serebrennikov, in un momento delicato quale il conflitto tra il suo paese e l’Ucraina, anche se lo stesso Serebrennikov è una figura controversa in patria in quanto apertamente gay e politicamente liberale (infatti si sospetta che il suo arresto nel 2017 per appropriazione indebita, con annesso divieto di lasciare la Russia per alcuni anni, fosse dovuto più alle sue posizioni politiche che per dei veri reati commessi). Un aspetto che emerge anche nel film, di cui parliamo nella nostra recensione de La moglie di Tchaikovsky.
La trama: tra la moglie e il marito non mettere mai il…

Estate 1877: Pyotr Tchaikovsky e Antonina Miliukova si sposano, ma la loro unione è tutt’altro che felice, e dopo poche settimane lui istituisce una separazione permanente, dando inizio a un rapporto ostile che avrà conseguenze nefaste per entrambi (Antonina finirà per passare gli ultimi due decenni della propria vita in un ospedale psichiatrico, dopo la morte del compositore). Il problema principale riguarda l’omosessualità di Pyotr, che lei non riesce ad accettare, e che avrebbe forse spinto il celebre musicista a proporre le nozze al fine di porre fine a ogni pettegolezzo sulle sue preferenze. Solo che pur di evitare lo scandalo potrebbe averne causato un altro.
Il cast: lui, lei e… ancora lui

Antonina ha il volto dell’emergente Alyona Mikhaylova, autentico punto di forza principale del film, capace di rendere giustizia a tutte le sfaccettature della personalità di una donna il cui mondo viene interamente capovolto all’improvviso, e smentita ideale di ogni supposizione sulle presunte implicazioni sessiste del titolo della pellicola (al netto della mancata menzione del suo nome proprio, è lei la vera protagonista della vicenda, dall’inizio alla fine). Tchaikovsky è invece Odin Biron, attore il cui vissuto – è apertamente gay e da alcuni anni non più residente in Russia per questo motivo – aggiunge spessore alla sua performance nei panni di un grande artista in perenne conflitto con sé stesso. Tra i comprimari la presenza più curiosa, nei panni del compositore e pianista Nikolai Rubinstein, è quella di Miron Fyodorov, attivo soprattutto nel campo dell’hip-hop.
Matrimonio gelido

Quello di Serebrennikov è un cinema elegantissimo, soprattutto quando gira film d’epoca, ma anche un po’ freddo, talmente innamorato della propria forma da perdere per strada la componente emotiva che in teoria non sarebbe indifferente. E se in questo caso l’assenza di una vera intesa tra i due coniugi sarebbe coerente con la distanza che il regista si prende rispetto ai personaggi, rimane l’impressione che l’intenzione encomiabile sul piano tematico si sia tradotta in un’operazione più coraggiosa (fare un film che affronta apertamente l’omosessualità di un’icona culturale russa è un gesto politico contro il conformismo conservatore del paese) che riuscita, un ritratto di una coppia fallimentare dove ogni afflato di energia sprigionato dalla performance dell’attrice principale si schianta contro un muro di glaciale sontuosità estetica.
La recensione in breve
Kirill Serebrennikov firma con il suo solito misto di eleganza e freddezza la storia di Antonina Miliukova, un ritratto interessante ma anche piuttosto superficiale.
- Voto CinemaSerieTV
