La serie: Beckham, 2023. Regia: Fisher Stevens. Genere: Documentario, biografico. Cast: David Beckham, Victoria Beckham, Ted Beckham, Paul Ince, Alex Ferguson, Diego Pablo Simeone, Eric Cantona, Gary Neville, Ole Gunnar Solskjær, Luís Figo, Michel Salgado, Carlos Queiroz, Ronaldo, Roberto Carlos, Fabio Capello. Durata: 4 episodi di un’ora circa. Dove l’abbiamo visto: Netflix.
Trama: Attraverso materiale inedito questa docuserie narra l’ascesa vertiginosa di David Beckham partendo dalle umili origini fino a quando diventa una star mondiale.
David Beckham è stato uno dei talenti calcistici inglesi più cristallini di sempre. Nato e cresciuto, sportivamente parlando, nelle giovanili del Manchester United, squadra britannica tra le più titolate al mondo, Beckham ha rappresentato anche un’ideale di glamour quasi irragiungibile. Tutto questo, e molto di più, è al centro di Beckham, docuserie di Netflix Beckham, diretta dal premio Oscar Fisher Stevens. Tra interviste, confessioni a cuore aperto, e rivelazioni sensazionali, il calciatore simbolo dei Red Devils dice la sua verità. E trattandosi di un personaggio che non ha mai amato restare nell’ombra, si tratta di una verità succulenta, come vedremo nella nostra recensione di Beckham. Un documentario in quattro puntate che è quasi una seduta di psicoterapia. E che per ogni amante del calcio èuna gioia per gli occhi.
La trama: Bend it like Beckham

Tirare le punizioni à la Beckham è un’arte che in pochi hanno. Questo perché il diretto interessato, nato a Londra il 2 maggio del 1975, ha ideato un modo complicato e molto spettacolare, per infilare la palla sotto al sette (nell’angolo più irraggiungibile per il portiere). Dando alla sfera di cuoio una traiettoria praticamente impossibile da parare. E ci siamo subito giocate la carta più celebre per inquadrare un personaggio carismatico come David Beckham. Amato e invidiato con la stessa intensità, destinato a essere una stella dello United fin dall’infanzia. La docuserie di Netflix parte con l’ex giocatore che fa l’apicoltore nella sua tenuta e termina con il nostro eroe che insegna a tirare le punizioni a suo figlio (dopo aver fondato una squadra a Miami). Perché d’accordo cucinare e mettere in ordine, ma l’adrenalina dello stadio non te la dà nessuno.
In mezzo, ci sono tanti momenti chiave della vita di questo eroe britannico. Dal sensazionale gol da centrocampo nel 1996, alla terribile sfida contro l’Argentina agli ottavi di finale dei mondiali di Francia del 1998, in cui fu espulso dopo una scenata di Simeone (lo ha detto proprio il tecnico dell’Atletico Madrid). In mezzo, la sua vita privata, la storia d’amore bellissima con la Posh Spice Victoria, la nascita dei quattro figli. E quella certezza di non essere come tutti gli altri.
Manchester, mondo

Tra le cose più belle di questa docuserie che farà la gioia di tutti gli appassionati del pallone, non finiremo mai di sottolinearlo, c’è la capacità di restituire con pochi tocchi lo spirito di un’epoca peculiare come furono gli anni ’90. In quel periodo l’Inghilterra tornò a essere un faro culturale di grande importanza, sospinta dalla forza trascinante di Manchester. Una città che non fu mai emblema di bellezza, ma che grazie allo United di Beckham e di Sir Alex Ferguson e alla musica degli Oasis (che però tifano Manchester City, sia chiaro) divenne una piccola capitale mondiale.
E di questo reame tutto rosso David Beckham e Victoria Adams erano i sovrani incontrastati. Toro lui, Ariete lei (assortimento poco felice astrologicamente parlando), si sono attratti magneticamente lottando contro tutto e tutti per far vincere il loro amore. Ora, detta così sembra un filo drammatico. Ma la loro storia è stata veramente un unicum nella recente storia pop. Erano i numeri uno assoluti nei rispettivi ambiti. E sono diventati, nel tempo, una coppia solida, capace di resistere alle pesanti ingerenze dei paparazzi. E alla spazzatura da tabloid.
David e i suoi due padri

E se il Beckham family man ci colpisce per la sua dolcezza, quando passiamo al David calciatore il registro cambia e diventa roboante. Tutta la sua carriera è passata al setaccio con cura da Fisher Stevens, che ne esalta le vittorie dalla memorabile finale di Champions League contro il Bayern Monaco nel 1999. Non tralasciando, però, anche i momenti più duri e difficili. La crisi devastante attraversata dopo la sfida con l’Argentina e le minacce ricevute, per esempio. O l’inizio in salita al Real Madrid nel 2003. Dove il tono si addolcisce (anche se il termine non si addice proprio ai personaggi in questione) è quando si racconta il rapporto con i suoi due grandi padri. Il primo, il vero padre Ted, l’uomo che gli ha insegnato il calcio e gli ha trasmesso l’amore per il Manchester United. Aiutandolo a costruire massa muscolare a forza di Guinness e uova crude (sic.)
E naturalmente Sir Alex Ferguson, allenatore e leader supremo dei Red Devils dal 1986 al 2013. Parlare di Ferguson è come parlare di un santo laico. Per i tifosi del Manchester United è stato semplicemente l’artefice di un capolavoro. Per tutti gli altri, si trattava comunque di uno degli uomini di calcio più grandi di sempre. Fu lui a prendere Beckham sotto la sua ala protettiva, a farlo debuttare in prima squadra, a riportarlo con i piedi per terra e a difenderlo strenuamente. E fu sempre lui ad avere con Beckham gli scontri più duri. Da quelli più banali, scatenati da un nuovo taglio di capelli ad esempio, a quelli più dolorosi. Epocale fu il cosiddetto incidente dello scarpino, arrivato in un momento di down dello United, dopo una sconfitta contro l’Arsenal. In un attimo di foga, Ferguson lanciò lo scarpino di Solskjær sulla fronte di Beckham che si ferì leggermente. Ne nacque un caso mediatico pesante che portò poi alla separazione tra Beckham e il Manchester United. Il trasferimento al Real Madrid dei Galacticos, nel 2003, fu essenziale per la crescita di Beckham.
Un uomo tranquillo

Ecco che Beckham mostra il suo lato più fragile e umano parlando del rapporto con la compagna Victoria. Un aspetto francamente inedito, che dà a questa docuserie un sapore in più. Amante delle cose belle e ricche (un venusiano doc, nulla da eccepire), Beckham non poteva non essere attratto che dalla Spice più chic. E credeteci sulla parola, le Spice Girls, a torto o a ragione, negli anni ’90 erano davvero il non plus ultra in termini di femminilità. Giusto per inquadrare il senso di quella relazione. Scopriamo quindi che Vic e David parlavano ore ogni sera, persino prima delle gare importanti, come quella contro il Liverpool che avrebbe lanciato i Red Devils alla conquista del campionato. E se questo oggi farebbe impallidire ogni tifoso, tecnicamente rende benissimo l’umanità di Beckham.
Cosa cerchiamo da un documentario che promette di farci vedere lati inediti del suo protagonista? Semplice, tutto quello che non immaginiamo, che non sappiamo. Scopriamo quindi che il Beckham di oggi pulisce la cucina e mette in ordine casa scrupolosamente. Che ama grigliare per i suoi figli e che studia con precisione i suoi outfit settimanali. E allo stesso tempo sappiamo che mai e poi mai quel biondino predestinato, dimenticherà l’adrenalina del calcio. Perché il calcio, e lo sport in generale, ha questo di bello. Ti travolge con le sue emozioni, è una favola in piena regola. E in questa fiaba un ragazzino pian piano abbandona le sue paure per diventare finalmente un uomo. Decisamente mai come tutti gli altri, però.
La recensione in breve
Vedetelo per Beckham. Vedetelo per l'elenco di campioni assoluti, da Ronaldo a Roberto Carlos, che parlano di lui e di un calcio che non esiste più. Vedetelo se amate il pallone e se credete che le favole più belle comprendano un stadio gremito e migliaia di bandiere sventolanti.
- Voto CinemaSerieTV
