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Home » Serie TV » Lupin: Parte 3, la spiegazione del finale della serie tv con Omar Sy

Lupin: Parte 3, la spiegazione del finale della serie tv con Omar Sy

La spiegazione del finale di Lupin: Parte 3, serie tv Netflix con Omar Sy nei panni di un moderno Arsenio Lupin.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti14 Ottobre 2023
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Trailer di Lupin 3
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Omar Sy è tornato nei panni di Assane Diop e lo ha fatto in grande stile come sempre. Anzi, Lupin: Parte 3, si prepara a bissare i numeri delle due precedenti stagioni. In effetti, dopo solo una settimana dal suo debutto in streaming, la serie Netflix ha raggiunto le posizioni più alte di gradimento da parte degli appassionati.

È pur vero che si tratta di uno dei titoli di punta del catalogo del canale streaming e che il fascino di Omar Sy contribuisce indubbiamente alla costruzione di questo successo. Nonostante tuti questi elementi, però, il progetto di Lupin ha avuto sempre il merito di una scrittura coinvolgente, veloce ma ben dettagliata all’interno della quale si è andato a delineare un dialogo costruttivo con la produzione letteraria che ha narrato le vicende di Lupin, il ladro gentiluomo, scritta da Maurice Leblanc.

Caratteristiche che sono state riproposte anche nella terza stagione e che sono andate a costruire un finale indubbiamente sospeso. Ad oggi ancora non si hanno notizie certe sulla produzione di una quarta parte ma, considerando la chiusura non chiusura, sembra quasi scontato. Per comprendere meglio, dunque, l’eventualità di un’ulteriore evoluzione narrativa, è necessaria una spiegazione del finale di Lupin: Parte 3.

La sfida della Perla Nera

Assane Diop osserva la perla nera in una scena della sere tv.

Per Assane Diop sembra non ci siano colpi impossibili. Grazie alla sua intelligenza, alle indubbie capacità di trasformismo e all’ispirazione che proviene direttamente dalle pagine di Leblanc, riesce sempre nell’intento diventando il degno erede di Arsenio Lupin. Nonostante questo, però, la terza stagione della serie mostra un suo punto debole professionale che diventa il riflesso di uno personale.

Lo stesso che, del tutto a sorpresa, va a riaprire un finale in apparenza chiuso e definitivo. Da una parte, dunque, c’è la sfida rappresentata dal furto della perla nera. Dall’altra l’opportunità di riavere una madre assente e lontana nella sua vita. La prima, in particolare, diventa l’occasione con cui manovrare le azioni di Diop, fino a farlo diventare lo strumento per portare a termine altri furti. A capo di tutto c’è un’organizzazione misteriosa che tiene prigioniera Marianne, arrivata a Parigi per assistere al finto funerale di suo figlio.

Come la morte inscenata di Diop, però, sembra che nulla sia esattamente come sembra, come abbiamo messo in evidenza anche nella recensione di Lupin: Parte 3. La donna, infatti, dopo essere rimasta a lungo prigioniera, riesce prima a mettersi in contatto con il figlio e poi a liberarsi opportunamente. E senza troppa fatica. Due elementi, questi, che avrebbero dovuto, forse, far risuonare un campanello di allarme ma che, grazie alla sofisticata struttura narrativa dei piani di Diop, passano inosservati.

Sta di fatto che, grazie a dei salti temporali opportunamente inseriti nel racconto attuale, si comprende quanto l’affetto per la madre abbia rappresentato da sempre il punto debole di Assane. Dopo averla creduta morta per tanto tempo, infatti, scopre che in realtà è detenuta in una prigione in Algeria. Una presenza/assenza, dunque, che rappresenta la forma di un rimpianto costante e persistente. Oltre ad essere l’unico vero punto debole sul quale agire per spingerlo ad una resa o, ancora peggio, manipolarlo facendolo cadere in una trappola ancora più intricata.

Il passato che ritorna

La scena dell'incontro tra Diop e Keller.

Il passato, dunque, in questa terza parte ha un valore ancora maggiore rispetto a quanto visto in precedenza. Per comprendere fino in fondo il finale, infatti, è essenziale considerare la figura di Jean Luc Keller. Si tratta di un vero e proprio fantasma che risorge dalla memoria di Diop. Da un tempo in cui, ragazzo ed orfano, si aggirava per la periferia di Parigi sperando di riguadagnare la sua “libertà” e sfuggire al controllo degli assistenti sociali. Ad aiutarlo è l’amico d’infanzia Bruno. Il ragazzo, solo come lui, lo accompagna nella palestra gestita da Keller.

Questo, oltre ad allenare giovani pugili, si presta a fingersi tutore di alcuni ragazzini soli. Un favore non gratuito ma che deve essere ricompensato con una fedeltà assoluta alla “famiglia” e la disponibilità a commettere furti. Proprio durante uno di questi, però, Assane e Bruno riescono a fuggire dopo un incidente, lasciando Keller nelle mani della polizia.

Un tradimento che l’uomo non ha mai dimenticato e che ha deciso di vendicare non appena uscito di prigione. Da qui, dunque, l’interesse a rapire Marianne per ricattare Assane. Ma come fa l’uomo a sapere che Diop non è realmente morto? Come specificato in precedenza non sono pochi i campanelli d’allarme che fanno intendere una verità ben più complessa al di sotto dell’apparenza.

Amore e fiducia, le debolezze di un ladro?

Un scena di Lupin: parte 3

Assane, esattamente come Lupin, non è un ladro come tutti gli altri. Il secondo aveva dalla sua scaltrezza ed intelligenza. Il primo, invece, è caratterizzato e mosso soprattutto dai sentimenti e dai tormenti personali. Per questo motivo, nonostante abbia un’indubbia capacità manipolatoria figlia, probabilmente, della necessità a sopravvivere, le emozioni che lo muovono sono alla fine dominanti. Talmente tanto da indurlo a non identificare immediatamente le ombre o a cadere nella rete di un tranello.

Ed è proprio questa “debolezza” che, unita ad una nobiltà d’animo, Assane mostra proprio sul finale. Keller, infatti, si reca sulla terrazza panoramica dell’Arco di Trionfo convinto d’incontrare un compratore per la perla nera. Ad attenderlo, invece, c’è proprio Diop. I due hanno un definitivo faccia a faccia mentre la polizia li raggiunge e li circonda. Ad avvisarli è stato Assane che, in questo modo, pensa di mettere definitivamente fine alle sue avventure da moderno Lupin.

Così, come promesso, si consegna a Yussef, l’unico che lo ha sempre capito e, in fondo, ammirato. Prima di ciò, però, riesce a far consegnare alla sua famiglia la parla nera. In questo modo, dunque, si assicura il loro futuro e, soprattutto, la pace che finalmente cala su di loro una volta che Diop viene arrestato.

Un finale che sembra definitivo. I malvagi sono stati consegnati alla giustizia e l’eroe, spinto dalla sua nobiltà d’animo e dalla cura per i suoi cari, decide di scontare la sua pena. In questo epilogo, infatti, Assane sembra aver finalmente fatto pace con il suo passato, messo ordine nella confusione giovanile e, soprattutto, portato a termine le sue vendette. Quello che vediamo rinchiuso in una cella con una piccola libreria a tenergli compagnia è un uomo pacificato con se stesso e sereno per il futuro di chi ama. La moglie Claire, il figlio, la madre e Ben, infatti, sono fuggiti da Parigi con un’ingente fortuna economica su cui contare per rifarsi una vita.

Eppure nulla è terminato. Niente è in ordine. L’uomo che credevamo aver assunto la parte del malvagio di turno in realtà non è che uno specchietto per le allodole. A rimettere in modo gli eventi, infatti,  è un messaggio che gli viene consegnato da una guardia. All’interno della busta c’è una foto di Assane ragazzo con in mano La vendetta di Cagliostro, una delle tante avventure di Lupin. E mentre guarda questa istantanea ricorda alcune parole del libro volte a modificare l’intero finale della serie. “L’enigma era dentro di te, nel segreto della tua anima. Per prenderti in trappola e per darti fiducia. Ho accolto l’amore che fingevi di provare per me. Hai creduto che io lo provassi. E, alla fine, mi hai amato davvero. Perdendo da quel momento la lucidità.”

Parole che lasciano ancora di più il segno perché pronunciate mentre scorrono le immagini di due personaggi che, fino a questo punto, abbiamo creduto legati indissolubilmente ad Assane: la madre Marianne e il suo amico Ben. Ma chi insinua questi dubbi nella mente di Diop? Chi lo porta a riflettere sulle proprie sicurezze e sulla considerazione di essere caduto in trappola, tradito dal suo stesso amore per alcune persone? Niente meno che Pellegrini, il nemico giurato.

Una presenza tutt’altro che archiviata e che, probabilmente, fa intendere quanto l’arco narrativo non sia concluso. Anzi, seguendo una rotta circolare, non potrà che ricongiungersi al suo inizio rispondendo domande fondamentali: Diop è stato tradito dalle persone che ama o queste sono state strumentalizzate per ferirlo e trarlo all’interno di un intrigo ancora più ampio? Sicuramente tutti, protagonista e spettatori, sono caduti in uno dei tranelli narrativi degni di Arsenio Lupin scambiando l’evidenza per la realtà. E per scoprire l’effettiva portata effettiva dell’inganno non rimane che aspettare.

Tiziana Morganti
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Tiziana Morganti è una giornalista pubblicista iscritta all'Ordine del Lazio dal 2010. La sua attività si svolge prevalentemente come freelance nell'ambito di tematiche legate a cinema, spettacolo e cultura. Attualmente collabora con i portali specializzati CinemaSerieTv.it, ScreenWorld.it, Cultweb.it. Oltre a questo, poi, da oltre due anni, per le testate PianetaDesign.it e Casa e Giardino si occupa di redarre articoli legati allo stile e al design all'interno dei set delle serie tv e dei film di maggior successo. Il suo percorso professionale ha mosso i primi passi dall'ambiente radiofonico, nello specifico Radio Incontro, e dalla redazione de La voce di Roma, un quotidiano locale. Successivamente è entrata a far parte del team redazionale di Movieplayer.it, occupandosi di news, recensioni e approfondimenti. Tra le esperienze più interessanti, sicuramente la 54.esima edizione del New York Film Festival, seguita come accreditata sempre per Movieplayer.it. All'attività giornalistica, poi, ha affiancato per un breve periodo, anche quella legata alla traduzione di testi dall'inglese all'italiano, e all'ufficio stampa. La comunicazione e la scrittura, infatti, sono state da sempre una sua passione coltivata durante gli anni del Liceo Classico e, successivamente, quelli dell'Università. Iscritta a Lettere e filosofia, si è poi laureata in Storia Moderna e Contemporanea.

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