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Home » Personaggi » Nicola Picone e Rita Mango, la storia di un omicidio tra passione e camorra

Nicola Picone e Rita Mango, la storia di un omicidio tra passione e camorra

Amore, faide criminali, soldi, famiglia, ecco gli intrecci che hanno unito Rita Mango a Nicola Picone, ucciso dalla donna nel 2018.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino4 Novembre 2023
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Nicola Picone e Rita Mango, una storia di morte e passione
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Quella di Rita Mango e Nicola Picone è una storia che si conclude con un omicidio con movente passionale, maturato in un ambiente di camorra, dalle regole rigidissime: lei è la ex moglie del criminale Valerio Nappello, detta ‘a mohicana, lui un giovane affiliato al clan dei Casalesi, di dieci anni più giovane della sua amante. Il loro rapporto di lavoro e la loro relazione ha un tragico epilogo nel 2018, quando Rita, secondo l’accusa, spara a Nicola nel parcheggio di un distributore di benzina ad Aversa e poi si dà alla latitanza.

Nicola Picone fu ucciso dalla donna con sei colpi di pistola, nella notte tra il 18 e il 19 ottobre del 2018, perché il ventiseienne voleva troncare la loro relazione. Dopo averlo attirato con un messaggio trappola, la Mango si accanì contro di lui, lasciandolo in una pozza di sangue. Il corpo senza vita del ragazzo fu ritrovato il mattino seguente, all’interno di una Panda parcheggiata in una stazione di servizio di Aversa. Le indagini si concentrarono da subito su Rita Mango, detta la Mohicana, la quale, per tutta risposta, fece perdere le sue tracce per ben due anni. La donna fu catturata il 20 febbraio 2020 a Miano, quartiere della periferia nord di Napoli, nell’abitazione dei suoi genitori.

Durante il processo sono emersi però nuovi dettagli circa l’omicidio di Nicola Picone, originario di Teverola, residente a Casaluce e a sua volta coniugato. Il ragazzo, detto ‘o minorenne, affiliato al clan Schiavone, sarebbe stato ucciso dalla Mango anche per questioni economiche. Picone, infatti, gestiva un autonoleggio per la famiglia Mango e avrebbe sottratto alla società diversi soldi, trattenendo per sé il denaro e impiegandolo in altre attività illecite.

Uno smacco gravissimo per la donna, che prima di tutto si riteneva parte integrante di un clan camorristico molto noto a Miano. Così, la Mango, unendo la questione sentimentale a quella economico/familiare, attirò Picone con dei messaggi in cui la donna gli comunicava una finta gravidanza. Ecco uno dei messaggi letti durante il dibattimento:

“Mi devi dire in faccia che giovedì devo andare ad abortire, poi mi devi dire se continuare come si deve o chiudere definitivamente la nostra storia“.

Poi l’epilogo: l’omicidio, la fuga, la cattura dopo due anni di latitanza e infine la condanna a 24 anni e sei mesi di carcere. Durante il processo Rita Mango ha ammesso che lei e Picone avevano una relazione e che erano già separati dai rispettivi partner, ma ha sempre smentito il suo coinvolgimento nell’omicidio del ragazzo.

Quella di Rita Mango e Nicola Picone è una storia che si conclude con un omicidio con movente passionale, maturato in un ambiente di camorra, dalle regole rigidissime: lei è la ex moglie del criminale Valerio Nappello, detta ‘a mohicana, lui un giovane affiliato al clan dei Casalesi, di dieci anni più giovane della sua amante. Il loro rapporto di lavoro e la loro relazione ha un tragico epilogo nel 2018, quando Rita, secondo l’accusa, spara a Nicola nel parcheggio di un distributore di benzina ad Aversa e poi si dà alla latitanza.

Nicola Picone fu ucciso dalla donna con sei colpi di pistola, nella notte tra il 18 e il 19 ottobre del 2018, perché il ventiseienne voleva troncare la loro relazione. Dopo averlo attirato con un messaggio trappola, la Mango si accanì contro di lui, lasciandolo in una pozza di sangue. Il corpo senza vita del ragazzo fu ritrovato il mattino seguente, all’interno di una Panda parcheggiata in una stazione di servizio di Aversa. Le indagini si concentrarono da subito su Rita Mango, detta la Mohicana, la quale, per tutta risposta, fece perdere le sue tracce per ben due anni. La donna fu catturata il 20 febbraio 2020 a Miano, quartiere della periferia nord di Napoli, nell’abitazione dei suoi genitori.

Durante il processo sono emersi però nuovi dettagli circa l’omicidio di Nicola Picone, originario di Teverola, residente a Casaluce e a sua volta coniugato. Il ragazzo, detto ‘o minorenne, affiliato al clan Schiavone, sarebbe stato ucciso dalla Mango anche per questioni economiche. Picone, infatti, gestiva un autonoleggio per la famiglia Mango e avrebbe sottratto alla società diversi soldi, trattenendo per sé il denaro e impiegandolo in altre attività illecite.

Uno smacco gravissimo per la donna, che prima di tutto si riteneva parte integrante di un clan camorristico molto noto a Miano. Così, la Mango, unendo la questione sentimentale a quella economico/familiare, attirò Picone con dei messaggi in cui la donna gli comunicava una finta gravidanza. Ecco uno dei messaggi letti durante il dibattimento:

“Mi devi dire in faccia che giovedì devo andare ad abortire, poi mi devi dire se continuare come si deve o chiudere definitivamente la nostra storia“.

Poi l’epilogo: l’omicidio, la fuga, la cattura dopo due anni di latitanza e infine la condanna a 24 anni e sei mesi di carcere. Durante il processo Rita Mango ha ammesso che lei e Picone avevano una relazione e che erano già separati dai rispettivi partner, ma ha sempre smentito il suo coinvolgimento nell’omicidio del ragazzo.

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