Genere: animazione, drammatico, fantastico. Durata: 85 minuti. Dove l’abbiamo visto: in anteprima stampa (screener), in lingua originale.
Trama: La giovane Mary deve fare i conti con la malattia della nonna, ormai in fin di vita.
“A Film by Enzo d’Alò”. Così inizia, nella sua versione originale, il nuovo lungometraggio del regista partenopeo, il suo primo di caratura veramente internazionale: girato in lingua inglese (così è stato presentato durante la prima mondiale a Berlino, nella sezione Generation), con la partecipazione di ben sette nazioni a livello produttivo, nella fattispecie l’Italia, l’Estonia, la Lettonia, il Lussemburgo, la Germania, il Regno Unito, e ovviamente l’Irlanda. Quest’ultima è la patria di Roddy Doyle, il cui romanzo per l’infanzia del 2011, uscito in italiano con il titolo La gita di mezzanotte, è l’ispirazione per il nuovo lavoro di d’Alò, già avvezzo alla trasposizione letteraria con precedenti adattamenti di testi di Michael Ende e Luis Sepúlveda. Dalla prosa di Doyle deriva ciò di cui parliamo nella nostra recensione di Mary e lo spirito di mezzanotte.
La trama: ricette di famiglia

La giovane Mary vive con la famiglia in Irlanda, e il suo sogno è entrare in una scuola di cucina, aiutata dalla nonna che le ha trasmesso per tutto ciò che riguarda preparare il cibo. Ma l’ottimismo della ragazza nulla può contro una triste verità che si sta abbattendo sul nucleo abitativo: la nonna presto non ci sarà più, e Mary dovrà abituarsi a una vita senza di lei. E se i parenti ancora in vita non possono aiutarla, forse ci può riuscire qualcuno che non c’è più: lo spirito menzionato nel titolo italiano del film, una presenza dal passato che propone di guidare la ragazzina lungo un percorso di graduale accettazione di ciò che sta per accadere. Portando anche a una nuova evoluzione del rapporto tra figlia, madre, e nonna.
Il cast: quattro generazioni irlandesi

Data la tematica e l’ambientazione, e avendo chi scrive visto il film in lingua inglese, è d’uopo segnalare, per chi avesse a sua volta modo di vedere la versione originale, il cast reclutato per dare vita a questa famiglia segnata dal lutto incombente. Un gruppo di qualità, squisitamente irlandese, con Sharon Horgan, solitamente nota in ambito comico, che presta la voce alla madre, mentre lo spirito è Charlene McKenna, apparsa nelle due stagioni conclusive di Peaky Blinders. La giovane Mary è Mia O’Connor, mentre sul versante maschile spicca, nel ruolo di Paddy, uno dei caratteristi irlandesi per antonomasia, Brendan Gleeson, già coinvolto in racconti animati irlandesi tramite lo studio Cartoon Saloon. E a tal proposito…
Accostamenti ingrati

È difficile non pensare al lavoro di Tomm Moore e soci quando si ha a che fare con un racconto irlandese, questa volta però in mano a diverse realtà produttive internazionali e un regista italiano. E se da un lato d’Alò dimostra di saper coniugare il suo stile con un’estetica che rispetti l’ambientazione (ma senza raggiungere i picchi visivi dei colleghi di Cartoon Saloon), dall’altro c’è una certa timidezza, quasi incertezza, nel portare sullo schermo un argomento che idealmente sarebbe alla portata di tutti ma rimane incastrato in una sorta di limbo tra ambizioni più adulte e semplificazioni per un target più infantile (i personaggi maschili sono abbastanza caricaturali a livello di scrittura, quasi delle distrazioni in quello che vuole soprattutto essere il ritratto di quattro generazioni di donne). È un po’ come se i troppi cuochi avessero proverbialmente guastato la cucina, creando un contesto produttivo – forse necessario data la non ottima salute dell’animazione italiana per il grande schermo – in cui il regista, pur portando a casa un film completo e non privo di suggestioni affascinanti, non ha avuto modo di muoversi con la libertà narrativa e stilistica che caratterizza le sue opere precedenti.
La recensione in breve
Indubbiamente affascinante, il lungometraggio internazionale di Enzo d'Alò risente però di una certa timidezza, in bilico tra target e ambizioni diverse.
- Voto CinemaSerieTV
