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Home » Film » Recensioni film » Estranei, la recensione: la luce buona delle stelle

Estranei, la recensione: la luce buona delle stelle

La nostra recensione di Estranei, il film di Andrew Haigh con Andrew Scott, Paul Mescal, Jamie Bell e Claire Foy.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino29 Febbraio 2024
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Andrew Scott e Paul Mescal in una scena di Estranei
Andrew Scott e Paul Mescal in una scena di Estranei (fonte: Searchlight)
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Il film: Estranei, 2023. Regia: Andrew Haigh. Genere: Drammatico, sentimentale, fantastico. Cast: Andrew Scott, Paul Mescal, Jamie Bell, Claire Foy. Durata: 104 minuti. Dove l’abbiamo visto: in anteprima stampa.

Trama: Una notte, nel suo condominio quasi vuoto nella Londra contemporanea, Adam incontra casualmente un misterioso vicino di casa, Harry, che spezza il ritmo della sua vita quotidiana. Mentre si sviluppa una relazione tra i due, Adam è ossessionato dai ricordi del passato e viene spinto a tornare nella città di periferia in cui è cresciuto e nella casa in cui viveva da bambino, dove i suoi genitori sembrano ancora vivi, con lo stesso aspetto che avevano nel giorno della loro morte, trent’anni prima.


Ricordate il meraviglioso dialogo tra Michael Stuhlbarg e Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome? Era una sequenza di pochissimi minuti, ma è stata capace di condensare il senso di una delle verità umane più importanti: l’amore è un rischio, ma non amare è una condanna peggiore, uno spreco. Non sappiamo perché ma mentre guardavamo Estranei di Andrew Haigh abbiamo pensato in continuazione a quella scena. Forse perché anche nel film di Haigh ci sono un padre e un figlio che si connettono profondamente. Il fatto che il genitore non sia realmente lì è questione secondaria. Come vedremo nella recensione di Estranei, l’autore inglese confeziona un’opera delicata (talvolta troppo estetizzante) sul lutto, sulla perdita. Sfruttando appieno tutte le sfumature interpretative di un cast all’altezza del compito.

Un cuore in inverno

Andrew Scott e Paul Mescal in una scena in ascensore di Estranei
Andrew Scott e Paul Mescal in una scena di Estranei (fonte: Searchlight)

Adam è uno sceneggiatore in crisi. La pagina bianca lo tormenta più del dovuto. Vuole scrivere una storia ambientata negli anni ’80, all’epoca della sua adolescenza. Ascolta in continuazione Frankie Goes To Hollywood e Pet Shop Boys per entrare nel flusso, ma non riesce a dar vita ai suoi pensieri. Un giorno, dopo uno sguardo furtivo dalla finestra, complice l’allarme antincendio scattata nel suo complesso abitativo, Adam conosce Harry. Un ragazzo molto bello, dal volto triste, che si offre a lui senza mezzi termini. Prima Adam lo rifiuta, poi inizia a frequentarlo con regolarità. Qualcosa scatta in lui. Torna nella sua casa d’infanzia e lì trova i suoi genitori. Proprio come li aveva lasciati 30 anni, nel giorno della loro morte. Adam ha la possibilità di raccontare la sua vita a mamma e papà, rivelando loro di essere omosessuale. Harry da un lato e i genitori dall’altro, spingono così Adam a mettere le mani in pasta in un’esistenza solitaria, segnata da un dolore mai del tutto affrontato.

Una scrittura fine

Jamie Bell, Andrew Scott e Claire Foy in una scena di Estranei
Jamie Bell, Andrew Scott di spalle e Claire Foy in una scena di Estranei (fonte: Searchlight)

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Taichi Yamada, il film di Andrew Haigh si sostiene su un’architettura narrativa ben studiata. Ecco perché non è il classico “film di fantasmi”. O meglio, lo spunto del dialogo con i genitori defunti (che il protagonista percepisce come reali), non approda al fantasy. Anzi, preferiamo interpretare l’intera opera come un umanissimo processo di elaborazione di un terribile doppio lutto attraverso un flusso di coscienza interiore. Le parole del padre e della madre di Adam sono quelle che l’uomo, scrittore e perciò abituato a intrecciare storie, rivolge a sé stesso. Per attuare finalmente una separazione da quelle due figure. E allo stesso tempo per affermare la sua identità queer.

Il potere dell’amore

Paul Mescal sorride in una scena di Estranei
Paul Mescal sorride in una scena di Estranei (fonte: Searchlight)

L’omosessualità di Adam è dunque un elemento essenziale dal punto di vista narrativo perché il suo coming out “onirico” (altro spunto di grande intelligenza) ha in realtà fondamentali ripercussioni sulla sua vita. Se è vero che la sua identità non è mai stata fonte di sofferenza o di inquietudine (“Ora tutto è diverso“, dice alla madre), il problema è sempre stato l’aggrovigliamento del cuore. Quello schermo frapposto tra lui e il mondo degli affetti, che lo ha fatto arrivare a una freddezza desolante. L’inverno però svanisce e anche per Adam, forse, arriva la primavera. Ma l’avvicendamento può solo esserci se la propria esistenza si vive davvero. In fondo, tutta la vita non è altro che un atto di separazione.

I vivi e i morti

Jamie Bell in una scena di Estranei
Jamie Bell in una scena di Estranei (fonte: Searchlight)

Il film ha dei momenti potenti e intensi. Su tutti, i dialoghi tra Adam e i suoi genitori che toccano il tema del coming out in maniera coinvolgente e realistica. E naturalmente, lo svelamento reciproco tra Adam e Harry, il loro rapporto che pian piano si intensifica fino a diventare una vera relazione, in cui si bilanciano le ombre e le luci di ognuno di loro. Esplorati minuziosamente dalla regia di Haigh attraverso primissimi piani, Andrew Scott e Paul Mescal sanno dare tenerezza e sensualità a una relazione nata per caso, destinata a essere fondante per Adam. Bravissimi, nella loro asciuttezza, anche Claire Foy e Jamie Bell, che interpretano i genitori di Adam.

Bell, in particolare, che ha iniziato la sua carriera con Billy Elliot, icona queer, è una figura paterna perfettamente credibile. Molto legata a certi stereotipi maschili “anni Ottanta”, ma aperto e disponibile verso il figlio, a cui riserva un abbraccio bellissimo. Quello che non ci ha permesso appieno di entrare nella storia è un certo estetismo del regista che in certi momenti diventa troppo formale e reiterato. Ma è un pensiero che non intacca il valore complessivo del film che resta un’opera delicata che poggia su un assunto universale: per lasciare andare qualcuno, serve una quantità infinita di amore. Amore come antidoto all’egoismo, all’anaffettività, che libera e sprigiona la sua luce come una stella.

La recensione in breve

7.0 Struggente

Al netto di una regia a volte troppo estetizzante, Estranei è un film delicato sull'elaborazione del lutto, che trasforma in maniera molto originale, un presupposto talmente fantasioso da rischiare la banalità. Più che un melò gay, un dramma familiare intenso e umano. Con un cast superlativo.

  • Voto CinemaSerieTV 7.0
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