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Home » Film » Emma Stone in Povere Creature!, è lei la favorita agli Oscar?

Emma Stone in Povere Creature!, è lei la favorita agli Oscar?

E se fosse Emma Stone la favorita ai prossimi Oscar? Noi che abbiamo visto Povere Creature! a Venezia, vi spieghiamo perché.
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani12 Settembre 2023Aggiornato:12 Settembre 2023
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Una scena di Povere creature!
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Tutti amano Emma Stone, specialmente a Venezia. L’80° edizione della Mostra d’Arte Cinematografica verrà ricordata soprattutto per il magnifico Povere Creature!, il nuovo film diretto da Yorgos Lanthimos cinque anni dopo gli applausi (e i premi) ricevuti per La Favorita, che proprio al Festival di Venezia ottenne il Grand Prix della Giuria e la Coppa Volpi femminile per Olivia Colman. Secondo lungometraggio di Lanthimos con protagonista la Stone (ma presto arriverà anche And e un misterioso, nuovo progetto realizzato in Grecia in gran segreto), Povere Creature! è prima di tutto il trionfo attoriale dell’attrice statunitense, protagonista assoluta ed indimenticabile di un racconto pre-femminista ambientato in un alternativo XIX secolo.

Povere Creature!, Leone d’Oro di questa edizione 2023 di Venezia, è l’adattamento cinematografico del romanzo cult “Poveracci” di Alasdair Gray, autore che ha saputo mescolare con irresistibile sapienza motivi letterari appartenenti al periodo vittoriano, al romanzo gotico del tempo, agli elementi steampunk di natura semi-fantascientifica fino all’omaggio più palese dedicato al Frankenstein di Mary Shelley. Ma stavolta, in chiave praticamente femminile e femminista e con una Emma Stone semplicemente strepitosa nel ruolo che potrebbe regalarle un secondo Oscar dopo quello vinto nel 2017 per La La Land.

Un Frankenstein tutto al femminile

Emma Stone e Mark Ruffalo in Povere Creature!

Età vittoriana: la defunta Belle Baxter (Emma Stone) viene riportata in vita dal brillante e poco ortodosso scienziato Dr. Godwin Baxter (Willem Dafoe). Affamata della mondanità che le manca, però, Bella fugge con Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo), abile e dissoluto avvocato che la coinvolge in una travolgente avventura attraverso i continenti. Libera dai pregiudizi del suo tempo, Bella è sempre più decisa nel suo proposito di difendere l’uguaglianza e l’emancipazione.

Tratto dal romanzo “Poveracci” di Alasdair Gray, Povere Creature! è il ritorno dietro la macchina da presa del regista greco di culto Yorgos Lanthimos, da una sceneggiatura adattata da Tony McNamara (per Lanthimos, aveva già curato lo script dell’ottimo La Favorita) sul romanzo omonimo di Alasdair Gray. Molti lo hanno etichettato, un po’ in malafede, come un Frankenstein al femminile, ma in Povere Creature c’è tutto un mondo sommerso di stratificazioni contenutistiche, (ri)letture ed allegorie che paragonarlo semplicisticamente al capolavoro di fantascienza di Mary Shelley ci sembra quantomeno ingeneroso. E il merito, oltre alla regia immaginifica ed espressionista di Lathimos e alla scrittura di McNamara, sta nella performance mozzafiato della sua protagonista, Emma Stone.

Una performance attoriale mozzafiato

Emma Stone in Povere Creature!

Immaginate di dover vestire i panni di una donna in dolce attesa che decide di gettarsi da un ponte, compiendo un terribile atto di suicido. Immaginate però poi uno scienziato progressista che ripesca il cadavere della donna incinta, ne estrae il feto e impianta il cervello del bambino mai nato in quello della madre annegata; una resurrezione tanto riprovevole quanto azzardata che darà vita alla novella Bella Baxter. Figlioccia dello scienziato Godwin Baxter (Willem Dafoe), la donna interpretata da Emma Stone dovrà imparare ogni cosa dalla vita, in brevissimo tempo: a camminare, a sapersi esprimere, a stare al mondo, anche se il mondo fuori dalla casa e dal laboratorio di Godwin non le è permesso conoscerlo.

Nei panni dell’esperimento Bella Baxter, l’attrice statunitense dona tutta se stessa per farsi strumento di liberazione sessuale e di genere nell’utopica Europa alternativa di fine XIX secolo immaginata prima d Gray e poi da Lanthimos; come la Bella che interpreta, Emma Stone mette in campo una performance attoriale complessa e totalizzante: negli infantili movimenti del corpo alle prime, sgrammaticate parole che rivolge a “papà Godwin”, dalle prime pulsioni sessuali della fase adolescenziale alla ribellione femminile che diventa poi improvvisa ed epifanica presa di consapevolezza di un mondo, quello fuori casa, poco incline ad elevare la figura della donna a pari merito con quella del maschio. Un mondo patriarcale che Bella Baxter cercherà di cambiare a modo suo, mettendo in atto una rapida e vorticosissima esperienza di tutto ciò che è scibile dall’essere umano nella società di fine XIX secolo; ne nascerà infine una donna nuova, un ex-esperimento moralmente abominevole che diventa strumento di liberazione femminile (e femminista!) contro un mondo di uomini volgare e grossolano.

Il ruolo migliore nella carriera di Emma Stone

Emma Stone in Povere Creature!

Un personaggio iper-stratificato e di grande complessità interpretativa che suggella una volta per tutte la versatilità di Emma Stone. In Povere Creature, l’attrice già vincitrice dell’Oscar si prenota per quella che potrebbe tramutarsi in quarta candidatura alla statuetta della sua carriera, e forse in un secondo Academy Award, a sei anni di distanza da quello che vinse a furor di popolo per il La La Land di Damien Chazelle. Ora che il nuovo capolavoro di Yorgos Lanthimos ha ottenuto il prestigioso Leone d’Oro all’80° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, se la vedrà (almeno sulla carta) con titoli come Oppenheimer, Barbie e Killers of the Flower Moon per il podio di favoriti all’Oscar principale.

Che Emma Stone sia quindi la frontrunner nella sua categoria ai premi del prossimo anno? La performance totale che mette in scena in Povere Creature non avrà eguali alla fine del 2023, anche se interpreti altrettanto acclamate come Annette Bening, Carey Mulligan, Margot Robbie, Kate Winslet e Sandra Huller potrebbero darle del filo da torcere. Ma di questa eventualità, avremo ancora molto tempo per parlarne.

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