Dopo Nostalgia, presentato a Cannes tre anni fa, Mario Martone torna sulla Croisette con Fuori, unico film italiano in concorso al Festival di Cannes 2025. Il film, che esce nelle sale il 22 maggio, è stato particolarmente applaudito per la performance del suo cast femminile. Al centro della narrazione, un episodio cruciale e controverso della vita della scrittrice Goliarda Sapienza: la detenzione a Rebibbia, nel 1980, a seguito del furto di alcuni gioielli. Un gesto che, nel film come nella realtà, diventa il seme di una rinascita creativa, portando alla scrittura de L’università di Rebibbia.
Presentato ieri sera al Festival di Cannes “Fuori”, di Mario Martone, unico film italiano in concorso pic.twitter.com/d62fJo3zw9
— Tg3 (@Tg3web) May 21, 2025
Martone in conferenza stampa ha sottolineato che Fuori è un ritratto intimo, non un biopic:
“Volevamo evitare il biopic e restituire invece la voce viva di Goliardia, una donna libera, ribelle, scomoda, che oggi risuona con ancora più forza”
Il film – di cui abbiamo parlato nella recensione di Fuori – non si propone di ricostruire pedissequamente la vita della scrittrice siciliana, ma di evocarne lo spirito attraverso un racconto emotivo e immaginifico. Al fianco di Martone, la co-sceneggiatrice Ippolita Di Majo e tre interpreti d’eccezione: Valeria Golino nel ruolo di Goliardia, Matilda De Angelis ed Elodie.
Martone descrive Fuori come un road movie romano, ma filtrato dallo sguardo soggettivo della protagonista.
“Tutto è visto attraverso Goliardia: Roma, i luoghi, persino gli spazi si dilatano o si restringono come in un sogno”
Emblematica la scena della profumeria, dove i confini tra realtà e immaginazione si sfaldano fino a diventare cella. Un’operazione visiva resa possibile anche grazie al lavoro del direttore della fotografia Paolo Carnera e del resto della squadra tecnica.

“Il carcere non è un altrove, è parte della società” ha dichiarato Martone a proposito del messaggio politico del film. Il regista ha voluto mostrare come, proprio dietro le sbarre, Goliardia riesca a respirare per la prima volta, a essere pienamente se stessa, libera dalle maschere sociali. Fuori diventa così anche una riflessione politica sulla marginalità, sull’autenticità delle relazioni, sulla possibilità di rinascita.
La bellezza formale di Fuori non è mai fine a sé stessa. Martone lo ribadisce con forza: “Non si tratta di estetica vuota, ma di uno specchio delle emozioni e del vissuto della protagonista”. La dimensione onirica e pittorica delle immagini riflette lo stato d’animo di Goliarda, il suo modo di percepire il mondo e se stessa nel momento della reclusione.
