A sei anni dall’uscita di Tutto il mio folle amore, film di Gabriele Salvatores ispirato alla storia di Franco e Andrea Antonello, padre e figlio – e del loro viaggio in sud America, Franco ha spiegato in un commento su Facebook che la storia raccontata nel film è completamente diversa dai fatti realmente accaduti. L’imprenditore di Castelfranco Veneto che dedica tutta la sua vita e le sue energie a suo figlio Andrea, un ragazzo autistico, ha spiegato apertamente che non si riconosce nel film di Salvatores, ma l’unica cosa che salva è l’interpretazione di uno dei protagonisti – a suo dire credibile.

Nel rispondere al commento di un utente che gli ha detto di aver visto il film in TV, Franco ha detto che inizialmente il film si sarebbe dovuto intitolare Se ti abbraccio non avere paura, come il libro di Fulvio Ervas che racconta la loro storia e che fa da base al film di Salvatores. Poi, contro la sua volontà, spiega Franco, il titolo è stato cambiato. Poi Franco Antonello ha aggiunto:
“Inoltre la storia, che doveva essere la nostra, è stata completamente stavolta e non ci riconosco nulla di noi. Purtroppo!”

L’unica cosa che ha apprezzato è l’interpretazione di Giulio Pranno, che nel film interpreta Vincent, il personaggio ispirato a suo figlio Andrea.
“Un capolavoro, il suo. Sembra davvero Andrea e lo rispecchia. Per il resto, regia e produzione, mi dispiace molto, ma non mi riconosco per niente”
Il film in effetti racconta il viaggio di padre e figlio, ma inserisce degli elementi narrativi differenti rispetto a quanto raccontato dal libro di Fulvio Ervas. Persino i nomi dei personaggi principali sono diversi: i personaggi ispirati a Franco e Andrea si chiamano Willi e Vincent e anche la madre del ragazzo, che nella realtà si chiama Bianca, nel film si chiama Elena. Gli Antonello, oltre ad Andrea, hanno un altro figlio, Alberto.

Franco Antonello è anche il fondatore de I Bambini delle Fate, un’impresa sociale che si occupa di sostenere economicamente progetti di inclusione per persone con autismo e disabilità, in collaborazione con associazioni e realtà locali. Il loro lavoro consiste nel creare un sistema di raccolta fondi, coinvolgendo aziende, attività commerciali e privati. L’obiettivo è offrire supporto stabile e programmabile a famiglie che affrontano ogni giorno la disabilità, migliorando la qualità della loro vita.
