La maxi acquisizione con cui Netflix ha messo le mani, con un twist a sorpresa degno dei migliori thriller, sul pacchetto di Warner Bros. Studios e HBO Max — per quasi 83 miliardi di dollari — ha sorpreso e scioccato il settore, intimorito da una mossa senza precedenti.
Il colosso dello streaming ha però spiegato pubblicamente le ragioni della sua decisione, affermando che l’acquisto rappresenta una “opportunità rara”. Il co-CEO Ted Sarandos, durante una call pubblica con gli investitori ha difatti rassicurato creativi e pubblico: i testi citati provengono da THR e Deadline
“Questa è una buona notizia, perché parliamo di un’azienda sana, in crescita, che aiuterà un’altra azienda a crescere in modo altrettanto sano, ampliando la capacità di raggiungere un pubblico che questi creatori non avevano mai avuto prima,
Credo che le opportunità per la produzione americana e per l’industria dell’intrattenimento in generale siano enormi, molto più di quanto non lo siano state negli ultimi anni.”
Il punto più atteso riguarda le uscite in sala delle opere cinematografiche. Netflix ha chiarito di non avere “alcuna opposizione ai film in sala”, ricordando che nel 2025 ha già distribuito 30 titoli al cinema, seppure con finestre più brevi del modello tradizionale. Per quanto riguarda Warner, la promessa è chiara: i film Warner continueranno ad andare in sala, ma
“col tempo, le finestre si evolveranno per diventare molto più orientate ai consumatori, così da venire incontro più rapidamente al pubblico.
Per ora, potete contare sul fatto che tutto ciò che è programmato per uscire al cinema tramite Warner Bros. continuerà a uscire al cinema tramite Warner Bros. E i film Netflix seguiranno la stessa linea di sempre: alcuni avranno una breve finestra in sala, ma il nostro obiettivo principale resta portare i film in prima visione direttamente ai nostri abbonati, perché è ciò che cercano. Le mie obiezioni riguardano soprattutto le finestre lunghe ed esclusive, che non riteniamo particolarmente orientate all’interesse dei consumatori.”

Non mancano come detto le critiche: il principale gruppo degli esercenti USA, Cinema United, ha parlato di “minaccia senza precedenti per l’esercizio cinematografico globale”, accusando Netflix di avere un modello poco favorevole alle sale. Una preoccupazione alimentata anche da vecchie dichiarazioni di Sarandos, che aveva definito le sale “inaccessibili” per gran parte della popolazione, lontana dai grandi centri urbani.
Netflix respinge idealmente le accuse e insiste che l’operazione è “pro-consumatore, pro-innovazione e pro-crescita”, dichiarandosi fiduciosa nel superare la revisione dei regolatori e nel costruire un equilibrio che valorizzi sia l’esperienza in sala sia la fruizione domestica.
“Questo accordo è pro-consumatore, pro-innovazione, pro-lavoratori, pro-creatori ed è pro-crescita. Il nostro piano è lavorare a stretto contatto con tutti i governi e le autorità competenti, e siamo davvero fiduciosi di poter ottenere tutte le approvazioni necessarie. Le due aziende sono complementari, come ha detto Greg in precedenza, e sono anche aziende amate dal pubblico, il che è davvero fantastico.”
