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Home » Film » News cinema e film » Il film su Gaza premiato a Venezia scatena la politica israeliana: “Via la cittadinanza ai registi”

Il film su Gaza premiato a Venezia scatena la politica israeliana: “Via la cittadinanza ai registi”

Il documentario NAZA premiato a Venezia 2026 scatena la reazione di Israele: il ministro della Cultura Miki Zohar vuole revocare la cittadinanza ai due registi.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana14 Settembre 2026
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i registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor a Venezia 2026
i registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor a Venezia 2026 (Rai)
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Il documentario NAZA, vincitore del Premio speciale della giuria all’83ª Mostra del Cinema di Venezia, ha scatenato una durissima reazione politica in Israele. Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha annunciato l’intenzione di agire per revocare la cittadinanza ai due registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, accusandoli di tradimento nei confronti dello Stato.

Il film, della durata di 80 minuti, è stato inserito all’ultimo momento nella selezione ufficiale del festival veneziano e, alla sua prima mondiale, ha ricevuto una standing ovation di 25 minuti. Il titolo NAZA deriva da un acronimo utilizzato dai servizi di intelligence israeliani per indicare il numero di civili che si prevede possano morire durante un attacco aereo su Gaza.

Abraham e Szor, che nel 2025 avevano già vinto l’Oscar per il miglior documentario con No Other Land, dedicato alla violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania, hanno intervistato 24 informatori tra ufficiali dell’intelligence e soldati dell’esercito israeliano. Le riprese sono state realizzate in segreto sui tetti di Tel Aviv nell’arco di tre anni, ricorrendo a modifiche digitali per alterare le voci e proteggere l’identità dei testimoni.

Una scena di NAZA (fonte: mk2 - Fionnuala Jamison)
Una scena di NAZA (fonte: mk2 – Fionnuala Jamison)

Nel documentario, gli informatori descrivono i sistemi di sorveglianza e bombardamento remoto basati sull’intelligenza artificiale impiegati nelle operazioni militari a Gaza. Secondo le testimonianze raccolte, questi strumenti vengono utilizzati per individuare potenziali obiettivi di Hamas e colpire le abitazioni in cui si trovano, anche nella consapevolezza della possibile presenza di intere famiglie. Una delle fonti intervistate sostiene che, in un caso, sarebbe stata autorizzata la morte di 500 NAZA pur di eliminare un singolo membro di Hamas.

NAZA si basa sui reportage pubblicati tra il 2023 e il 2025 dalla rivista israelo-palestinese +972 Magazine, dalla testata in lingua ebraica Local Call e dal Guardian, che ha anche prodotto il film. Rachel Szor ha spiegato perché fosse importante trasformare quelle inchieste giornalistiche in un documentario: “È diverso ascoltare effettivamente le persone che hanno progettato e operato questi sistemi parlarne davanti a una telecamera, disegnarli, mostrarli”.

Come scrive Deadline, la reazione del governo israeliano è stata immediata. In una dichiarazione pubblicata su X, Zohar ha definito il film “vile” e accusato i registi di essere disposti a danneggiare la propria patria pur di ricevere gli applausi degli “antisemiti di tutto il mondo”. Il ministro ha inoltre richiamato la riforma da lui promossa nel settore cinematografico, sostenendo che i cittadini israeliani non dovrebbero essere costretti a finanziare con il proprio denaro opere che, a suo giudizio, danneggiano i soldati dell’esercito e lo Stato di Israele.

Yuval Abraham and Rachel Szor look drawn and solemn amid strong applause for Golden Lion Contender ‘NAZA’ exposing Israeli targeting of civilians in Gaza #VeniceFilmFestival pic.twitter.com/hqyzoZhwHM

— Deadline (@DEADLINE) September 10, 2026

Anche altri esponenti politici israeliani hanno attaccato duramente Abraham e Szor. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir li ha definiti su X “una vergogna e un imbarazzo per tutto il popolo israeliano”, aggiungendo sarcasticamente che i loro “amici di Hamas a Gaza” li avrebbero accolti a braccia aperte. L’ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman li ha definiti “odiatori di Israele”, mentre l’ex primo ministro Naftali Bennett ha descritto il documentario come una “terribile calunnia” contro i figli e le figlie del Paese.

La revoca della cittadinanza è legalmente possibile in Israele, anche se si tratta di una misura raramente applicata. Nel 2022 la Corte Suprema israeliana ha confermato la possibilità per lo Stato di privare della cittadinanza chi abbia compiuto atti considerati una violazione della lealtà nei confronti del Paese, come spionaggio o tradimento. Nel 2023 la normativa è stata ampliata includendo anche persone condannate per terrorismo. La procedura prevede che il ministro dell’Interno presenti la richiesta, che questa venga approvata dal ministro della Giustizia e infine convalidata dai giudici.

Non è la prima volta che i due registi affrontano conseguenze legate al loro lavoro. Dopo la prima mondiale di No Other Land nel 2024, la casa della famiglia di Abraham fu presa di mira da una folla di destra. In un’intervista, il regista ha però sottolineato la differenza tra i rischi affrontati dai filmmaker israeliani e quelli vissuti dai palestinesi:

“Stiamo correndo rischi in un sistema che ci privilegia, che ha la supremazia ebraico-israeliana come caratteristica fondante. Per molti palestinesi, non è una folla di destra che arriva a casa loro: sono bulldozer e armi finanziate dagli Stati Uniti”.

L’esercito israeliano ha inizialmente risposto a NAZA affermando di respingere categoricamente le accuse contenute nel documentario e contestando il ricorso a testimonianze anonime, dal momento che l’identità degli informatori non può essere verificata. In una risposta successiva, i militari hanno dichiarato che le accuse richiedono una replica dettagliata e basata sulle prove, anziché un rifiuto complessivo.

Da una parte del panorama politico israeliano sono arrivate invece reazioni di segno opposto. L’ex parlamentare Yousef Jabareen, presidente del partito di sinistra Hadash, si è congratulato con i registi per aver portato davanti a milioni di persone quelli che ha definito “crimini orribili” e la brutale realtà di Gaza. Haaretz ha invitato gli israeliani a confrontarsi con quella che il quotidiano descrive come la realtà delle azioni del Paese a Gaza, sostenendo che Abraham e Szor stiano cercando di costringere la società israeliana ad affrontare ciò che già conosce.

Il documentario ha provocato una forte reazione anche tra il pubblico presente a Venezia. Alcune testate specializzate hanno descritto NAZA come un “colpo allo stomaco” urgente, mentre The Hollywood Reporter ha parlato di un sentimento di profonda indignazione e disgusto nei confronti dell’attuale governo israeliano. Abraham ha sottolineato soprattutto l’importanza che il film venga visto in Israele: “È il nostro Paese che sta commettendo questi crimini”.

Nel film, alcuni degli intervistati raccontano di essersi sentiti come se lavorassero in una “fabbrica di uccisioni” o all’interno di un videogioco letale mentre utilizzavano sistemi di targeting basati sull’intelligenza artificiale per gli attacchi su Gaza. Yuval Abraham ha spiegato che l’approccio adottato durante le interviste è stato volutamente semplice: “Abbiamo semplicemente detto a questi ufficiali e soldati: per favore, descrivici cosa hai fatto. A volte basta fare la domanda e si ottengono le risposte”.

 

Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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