Ari Aster non ha ancora chiuso definitivamente con l’universo di Hereditary, il film che nel 2018 ha segnato il suo debutto dietro la macchina da presa e che ancora oggi molti considerano il punto più alto della sua carriera. Durante una proiezione speciale organizzata al Metrograph di New York nell’ambito della rassegna Bleak Week, il regista ha rivelato di aver già scritto un prequel ambientato nel mondo del celebre horror che lanciò la sua carriera.
La dichiarazione è destinata a incuriosire i fan del film con Toni Collette che seguiva la famiglia Graham alle prese con eventi soprannaturali sempre più disturbanti dopo la morte della nonna. “Ho scritto un prequel di questo film. Non sembra mai il momento giusto“, ha spiegato Aster parlando con il pubblico presente in sala. “È un prequel, non un sequel, quindi non so bene dove andrà a finire questa cosa.”
Il regista non ha fornito ulteriori dettagli sulla trama o sullo stato del progetto, ma le sue parole confermano che esiste già uno script completo ambientato nell’universo di Hereditary. La rivelazione assume un significato particolare se considerata nel contesto della carriera del filmmaker: nonostante il successo travolgente del suo esordio, che ha incassato oltre 90 milioni di dollari in tutto il mondo diventando un record per A24 all’epoca, Aster sembra non avere fretta di tornare in quel mondo narrativo.
L’annuncio arriva in un momento particolarmente intenso per il regista. Aster è infatti impegnato nella preparazione di Scapegoat, il suo prossimo film con Scarlett Johansson, le cui riprese dovrebbero iniziare nel mese di novembre. Prima dell’annuncio del progetto, aveva raccontato di avere diversi film in fase di sviluppo, tra cui un’opera di fantascienza, un possibile seguito spirituale di Eddington e un nuovo horror. Non è chiaro se il prequel di Hereditary coincida con quest’ultimo progetto, ma il regista ha lasciato intendere che non sarà il suo prossimo film.
Durante lo stesso incontro al Metrograph, Aster è tornato a riflettere sul percorso che ha portato alla realizzazione di Hereditary, ricordando le difficoltà affrontate durante la produzione. Il regista ha definito quel periodo “uno dei momenti più bui della mia vita“, riferendosi in particolare ai problemi con il finanziatore del film.
“Era nelle mani di un finanziatore che era, come dire? Il peggiore“, ha spiegato Aster. “Ho paura di dire il suo nome perché potrebbe riapparire nella mia vita. Davvero un incubo con cui avevo firmato via la mia vita, avevo firmato via il film. Mi aveva in pugno. È stato uno dei momenti più bui della mia vita, cercare di finire questo film e tentare di proteggerlo, impedire che esplodesse tutto.”

Il filmmaker ha anche raccontato un curioso retroscena: Danny DeVito aveva tentato di finanziare Hereditary, ma non era riuscito a trovare il denaro necessario. Questo ha portato Aster nelle mani del finanziatore che ha reso la produzione un’esperienza traumatica.
Nonostante le difficoltà, il successo del film ha cambiato radicalmente la carriera di Aster, aprendo la strada a opere successive come Midsommar, Beau Is Afraid ed Eddington, tutte distribuite da A24. Il regista ha però ammesso di avere un rapporto particolare con la percezione della sua filmografia da parte del pubblico e della critica: “Ogni film che realizzo mi rende in realtà più orgoglioso del precedente, eppure, per quanto riguarda la sua accoglienza, sembra sempre di ottenere risultati inferiori.”

Durante la conversazione, Aster ha parlato anche dello stato di salute dell’horror indipendente contemporaneo, soffermandosi in particolare sul lavoro di alcuni giovani autori emergenti. A proposito di Kane Parsons, il ventenne dietro Backrooms, ha dichiarato: “Ha vent’anni e quello che sta facendo con Blender dimostra chiaramente che sta seguendo una sua visione personale. Sono felicissimo di vedere una cosa del genere. È davvero entusiasmante.”
Il regista ha anche colto l’occasione per respingere ancora una volta l’etichetta di “elevated horror” spesso associata ai suoi film e a quelli di autori come Jordan Peele e Robert Eggers. “Odio il termine elevated horror, soprattutto perché è una specie di scatola in cui sono stato messo e i fan dell’horror se la sono presa“, ha spiegato.
La questione Hereditary però rimane aperta: quando e se il prequel vedrà la luce dipenderà dal momento in cui Aster sentirà che “è il momento giusto“. Per ora, i fan possono solo sperare che quel momento arrivi prima o poi.
