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Home » Film » News cinema e film » In guardia, una storia vera ha ispirato il film sulla violenza sulle donne?

In guardia, una storia vera ha ispirato il film sulla violenza sulle donne?

Il film francese In guardia, con protagoniste tre donne vittime di violenza, è ispirato a una storia vera? Scopriamolo insieme.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio24 Novembre 2023
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In guardia, film francese del 2022, opera prima della regista Alexandra Lamy, non è direttamente ispirato a una storia vera: la pellicola, che vede protagoniste tre donne, vittime di violenza sessuale, in grado di ritrovare la propria identità grazie a un percorso terapeutico incentrato sulla scherma, è tratto dal fumetto Touchées del giovane artista francese Quentin Zuttion.

La trama del film racconta di Lucie, in fuga da un ex marito violento, che per ricostruire da capo la propria vita decide di iscriversi a un corso di schermaterapia organizzato dall’associazione Stop Aux Violences Sexuelles (realmente esistente); qui, la donna, che ha con sé un figlio piccolo, farà amicizia con Tamara e Nicole, anch’esse vittime di abusi.

La regista Alexandra Lamy ha raccontato al magazine LePoint, il suo incontro con l’opera di Zuttion, e la sua decisione di farne un film: “Questo libro mi ha scioccato. Racconta la storia di tre donne molto diverse che impareranno, insieme, a ricostruirsi dopo aver subito diverse forme di violenza. Essendo una persona molto coinvolta in numerose associazioni di difesa delle donne, non ho potuto fare a meno di essere sconvolta da questa storia; una sensazione nata a partire dal primo lockdown, pensando a tutte queste donne che si sarebbero ritrovate rinchiuse con il loro aguzzino. Abbiamo lavorato con la polizia, le farmacie e le imprese locali per dire alle donne che eravamo lì per loro”.
Un tema, quello delle molestie, dolorosamente comune: “Tutte noi a volte abbiamo avuto l’impressione, sul lavoro, di essere giudicate prima per il nostro aspetto e solo successivamente le nostre capacità professionali. Ma ci siamo quasi abituate. Per il resto sì, come tante giovani attrici, anche io sono stata infastidita dai registi!”

Il film, secondo la regista, non è dedicato solo alle donne e non spettacolarizza la brutalità degli abusi:

“È rivolto a tutti. Non è un film per donne. Del resto, la cosa è dimostrata dal fatto che nei dibattiti che seguono le proiezioni, sono, nella maggior parte dei casi, gli uomini a parlare per primi. Parlano di fraternità e persino di sorellanza”

Ma voglio essere chiara: questo film non mette sotto processo gli uomini.

“Ho voluto parlare soprattutto di quello che verrà dopo. Di ricostruzione, e nel farlo, mi sono ispirata a mio padre; cerco sempre, come faceva lui, lo spiraglio di speranza, il piccolo angolo di cielo azzurro. Volevo parlare alle vittime, dire loro che possiamo superare questi momenti dolorosi e ricostruire le nostre vite. Volevo parlare di piccole vittorie quotidiane“.

Dal canto suo, Quentin Zuitton, che da sempre nelle sue opere affronta temi sociali, ribadisce la sua solidarietà al mondo femminile e spiega la genesi del suo fumetto, in un’intervista a Comixtrip: “Ho conosciuto la schermaterapia totalmente per caso, due anni fa. Stavo visitando un appartamento a Parigi. Ho chiacchierato con una ragazza che mi aspettava sulle scale, poi abbiamo deciso di andare a bere qualcosa e lei mi ha parlato della schermaterapia.
Questo ha risuonato in me fin da quando ero più giovane, in quanto testimone impotente della violenza fisica subita da una persona cara. Spesso le terapie riguardano principalmente la psicologia o la psichiatria e dimenticano il corpo. Mi chiedevo come avrebbe reagito questa amica se le fosse stata messa tra le mani una spada.

Ho quindi contattato la presidente dell’associazione Stop Aux Violences Sexuelles che ha ideato questi laboratori. Le ho presentato quello che volevo fare e lei poi mi ha supportato. Mi ha prestato dei libri sulla memoria traumatica.”

“Ho provato anche un corso di scherma. È stato un momento davvero importante per me. Quando guardiamo la scherma, vediamo qualcosa di molto aggraziato, quasi nebuloso. È uno sport super violento quando lo vivi dall’interno. È il linguaggio di questo sport, a essere potente: i contendenti, mascherati, impugnano armi, e diventano dei guerrieri”

In guardia è interpretato da Mélanie Doutey (Lucie), Claudia Tagbo (Nicole) e Chloé Jouannet (Tamara). Il dibattito sulla violenza sulle donne è diventato ancora più attuale dopo l’ultimo femminicidio di Giulia Cecchettin – l’ultimo di una lunga serie – e con le parole della regista Paola Cortellesi in merito ai femminicidi e al suo ultimo film C’è ancora domani.

Simone Frigerio
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Nato nel 1985 a nord di Milano, in seguito all'ottenimento della maturità classica, consegue nel 2008 una prima Laurea Triennale in Storia e critica del cinema, presso la facoltà di Lettere Moderne dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi sul cinema civile italiano; nel 2010 ottiene invece la laurea magistrale in Linguistica Generale, presso lo stesso ateneo, con una tesi sulle presupposizioni linguistiche. Da dicembre 2022 collabora con Cinemaserietv.it in qualità di newser.

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