“James Bond non ha nulla di cui preoccuparsi”: con queste parole, Donald Trump ha voluto tranquillizzare il Regno Unito e i fan dell’agente segreto più celebre del cinema. Durante una recente conferenza stampa nello Studio Ovale, in occasione dell’annuncio di accordi commerciali col Regno Unito, il presidente ha chiarito che la storica saga britannica non sarà inclusa nel pacchetto di titoli colpito dalle attese misure protezionistiche con cui il Presidente intende colpire le produzioni cinematografiche realizzate fuori dagli Stati Uniti.
Per suggellare l’eccezione, Trump ha spiegato come Sean Connery, storico volto di James Bond, sia stato suo grande amico e socio in affari: “Si tratta di un grande uomo. Disse ai politici del suo Paese di lasciarmi costruire il mio campo da golf ad Aberdeen. Se ce l’ho fatta, è grazie a lui”.
Trump: We are putting tariffs on that particular film. The moviemakers. And we’re going to be doing some tariffs to get them.. James bond has nothing to worry about, that I can tell you. Sean Connery was a friend of mine. Great guy. pic.twitter.com/BwzVlfwIxI
— Acyn (@Acyn) May 8, 2025
“Applicheremo dei dazi per fare tornare qui i produttori, perché molti se ne sono andati da questo Paese. Vivono tutti qui, i soldi arrivano da qui, tutto arriva da qui, ma i film li girano in altri Paesi. Quindi faremo qualcosa per cambiare le cose”
Le nuove dichiarazioni di Trump arrivano in un momento cruciale per la saga di 007, il cui nuovo capitolo è attualmente in sviluppo a Londra sotto la guida dei produttori Amy Pascal e David Heyman.
Amazon MGM Studios, che ha acquisito i diritti della saga, ha confermato che il prossimo film rappresenterà un “capitolo esaltante e fresco” per il franchise. Le riprese sono previste ai Pinewood Studios di Londra e in varie location internazionali, mantenendo salda l’identità britannica del personaggio.
Solo dopo aver rassicurato sul destino di Bond, Trump ha ribadito il piano generale della sua amministrazione: una tariffa del 100% sui film prodotti all’estero, misura che definisce necessaria per contrastare la delocalizzazione e rafforzare la sicurezza economica e culturale degli Stati Uniti.
“Hollywood è stata svuotata, le grandi produzioni si fanno all’estero, mentre il capitale e il talento sono americani. È tempo di riportare tutto qui.”
In concreto, come vi abbiamo spiegato qui, il piano, stilato dall’attore Jon Voight, insieme al produttore Steven Paul, su mandato di Trump prevede incentivi fiscali, trattati internazionali per le co-produzioni e investimenti in infrastrutture per cinema e teatri.
Nel frattempo, figure di spicco del settore, come Whoopi Goldberg, hanno criticato la strategia dei dazi, accusandola di danneggiare l’industria senza offrire vere soluzioni. “Vuoi rilanciare Hollywood? Allora crea incentivi per girare negli USA, non bloccare le produzioni estere.”

Se il futuro dell’industria cinematografica americana rimane in bilico, almeno una cosa è certa: James Bond, per ora, è salvo.
