Alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 è nato il collettivo Venice 4 Israel, una nuova realtà culturale nata come risposta al collettivo Venice 4 Palestine. Nei giorni scorsi, quest’ultimo aveva chiesto maggiore attenzione alle tematiche legate a Gaza durante il Festival del Cinema e aveva chiesto anche la revoca dell’invito a Gal Gadot e Gerard Butler, accusati di sostenere le politiche militari israeliane.
Secondo quanto riportato da Adnkronos, Venice for Israel ha diffuso un comunicato nel quale si legge:
“L’arte non può essere ridotta a strumento di propaganda né piegata alle campagne di odio che circolano nel mondo. Con questa lettera al direttore della Mostra del Cinema di Venezia e agli altri responsabili della Biennale, chiediamo di difendere la libertà creativa e di opporsi all’uso distorto dei simboli culturali per diffondere antisemitismo e falsità. Crediamo che la Biennale debba farsi garante di un dibattito basato sulla verità, distinguendo nettamente tra arte e menzogna, tra creatività e pregiudizio. Per questo nasce il Comitato Venice for Israel: per proteggere il valore universale dell’arte e affermare che la libertà non può esistere senza verità”.
Il comunicato prosegue sottolineando la necessità di una posizione chiara della Biennale:
“Chiediamo che la Biennale, la più importante vetrina culturale italiana e una delle massime al mondo, assuma una posizione chiara: l’arte è libertà, e non può diventare copertura di menzogne e antisemitismo. La narrazione di un “genocidio a Gaza”, diffusa da Hamas e amplificata da reti di propaganda russa e iraniana, è un caso esemplare: un falso costruito a tavolino che trova spazio anche nei linguaggi culturali, fino a sembrare una verità acquisita. Siamo convinti che la Mostra di Venezia possa essere il luogo in cui si distingue tra creazione e manipolazione, tra immaginazione e propaganda. Un luogo che restituisca agli artisti di tutto il mondo lo spazio di libertà che meritano, senza piegarsi al linguaggio dell’odio. Con questo spirito chiediamo un confronto”.

Venice for Israel ha inoltre chiarito la questione del loro logo, simile a quello di Venice 4 Palestine:
“Vi proponiamo di riconoscere il nostro logo: non un plagio, ma una risposta, un contrappunto a chi usa la grafica come arma retorica contro Israele. Perché la libertà artistica non può esistere senza verità.”
A proposito dell’inaugurazione della Mostra, Emanuela Fanelli ha già chiarito che non parlerà di Gaza alla cerimonia di apertura.
