Il caso del film NAZA continua a far discutere anche dopo la Mostra del Cinema di Venezia 2026. Il 16 settembre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’intenzione di presentare alla Knesset una proposta di legge che permetta di revocare la cittadinanza a chi, secondo le sue parole, “diffama i soldati dell’IDF“. Un’iniziativa che coinvolgerebbe direttamente Yuval Abraham e Rachel Szor, i due registi israeliani del documentario premiato pochi giorni fa al Lido.
“Li colpiremo nelle tasche e anche nella cittadinanza, perché il loro posto non è tra noi“, ha dichiarato Netanyahu. Come scrive Deadline, il premier ha annunciato due provvedimenti: il primo dovrebbe introdurre la possibilità di revocare la cittadinanza a chi diffama i soldati israeliani all’estero, mentre il secondo punta ad aumentare di venti volte i risarcimenti che potrebbero essere richiesti nelle cause per diffamazione. Al momento, dunque, si tratta di proposte legislative e non di provvedimenti già entrati in vigore.
Le parole di Netanyahu arrivano dopo quelle del ministro israeliano della Cultura Miki Zohar, che aveva già chiesto di togliere la cittadinanza ad Abraham e Szor, accusandoli di aver “tradito il Paese“. Zohar ha inoltre chiesto allo Shin Bet di indagare sull’origine dei materiali utilizzati per il documentario e sull’eventuale impiego di informazioni sensibili.

Presentato in concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia, NAZA (di cui trovate la nostra recensione) ha vinto il Premio Speciale della Giuria e durante la première aveva ricevuto una standing ovation durata circa 25 minuti. Abraham e Szor avevano già lavorato insieme a No Other Land, documentario vincitore dell’Oscar nel 2025.
Al centro di NAZA ci sono le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza e il tema delle vittime civili. Deadline scrive che il titolo riprende un acronimo ebraico utilizzato per indicare i danni collaterali e il documentario raccoglie, tra le altre, le testimonianze anonime di persone presentate come membri dell’intelligence militare israeliana. Il film sostiene che durante alcune operazioni sarebbero state accettate soglie molto elevate di possibili vittime civili. Le forze armate israeliane hanno respinto le accuse più gravi contenute nel documentario e hanno chiesto di poter visionare integralmente il film.
La proposta di Netanyahu, inoltre, non trova consenso unanime neppure in Israele: secondo quanto riportato dal Times of Israel, infatti, il presidente Isaac Herzog ha affermato che una revoca della cittadinanza di questo tipo “non ha alcuna possibilità” di concretizzarsi.
