Il biopic su Michael Jackson prodotto da Lionsgate ha scatenato un acceso dibattito tra critica e pubblico, con molti che hanno contestato l’assenza delle accuse di abusi sessuali su minori nella narrazione del film. A prendere posizione in difesa della pellicola è stato Spike Lee, regista premio Oscar e amico di lunga data del Re del Pop, che in una recente intervista alla CNN ha spiegato perché quelle critiche siano, a suo avviso, fuori fuoco.
Lee, che ha dichiarato di aver visto il film due volte e di averlo amato, ha chiarito un punto fondamentale che molti detrattori sembrano trascurare: la cronologia della narrazione. Il film si conclude infatti nel 1988, mentre la prima accusa di abusi sessuali contro Jackson risale al 1993, cinque anni dopo.
“Prima di tutto, se sei un critico cinematografico e ti lamenti di tutto questo altro materiale, devi sapere che il film finisce nell’88”, ha spiegato Lee. “Le cose di cui parli, le accuse, sono accadute dopo. Quindi stai criticando il film per qualcosa che vorresti ci fosse, ma che non funziona nella timeline del film. Eppure la gente è andata a vederlo. In tutto il mondo, le persone hanno mostrato il loro amore”.

La decisione di escludere le controversie non è stata però solo una scelta creativa. Come riportato da Variety ad aprile, inizialmente gran parte del terzo atto del film era dedicata proprio a Jackson alle prese con le conseguenze della prima accusa. Tuttavia, la Jackson Estate ha scoperto una clausola nell’accordo di riservatezza raggiunto con Jordan Chandler, uno degli accusatori, che vietava qualsiasi rappresentazione o menzione di lui in progetti cinematografici futuri.
Questa scoperta ha costretto i produttori a rivedere completamente il finale, con 22 giorni aggiuntivi di riprese per rielaborare la narrazione. Il focus è stato quindi spostato sul rapporto conflittuale tra Jackson e suo padre, figura centrale e dominante nella vita dell’artista. La revisione ha anche comportato lo slittamento dell’uscita del film dall’aprile 2025 all’aprile 2026.
Lee, che ha collaborato con Jackson dirigendo il videoclip di They Don’t Care About Us nel 1996, ha espresso alla CNN il suo legame personale con l’artista. “Mi manca Mike. Mi manca Prince. Voglio dire, questi sono i miei fratelli”, ha dichiarato. “Ho lavorato con entrambi. Entrambi persone bellissime”. Il regista ha inoltre firmato due documentari dedicati a Jackson: “Bad 25” nel 2012 e “Michael Jackson’s Journey from Motown to Off the Wall” nel 2016.
Nonostante le recensioni contrastanti, il film ha registrato un notevole successo al botteghino. Il debutto negli Stati Uniti ha incassato 97,5 milioni di dollari il 24 aprile, mentre dopo due weekend il totale ha raggiunto 183,8 milioni in Nord America e oltre 423 milioni a livello globale, posizionandosi tra i biopic musicali più redditizi degli ultimi anni.
A proposito, qui vi raccontiamo che fine ha fatto lo scimpanzè di Michael Jackson e dove vive oggi.
