Netflix torna a far parlare di sé, ma questa volta non per un nuovo titolo, bensì per le dichiarazioni del suo co-CEO Ted Sarandos, che ha voluto mettere ordine dopo alcune frasi ritenute controverse sul futuro delle sale cinematografiche. L’occasione è stata il World Audio Visual & Entertainment Summit (WAVES) di Mumbai, dove Sarandos ha tenuto una conversazione pubblica con l’attore indiano Saif Ali Khan. Il punto centrale el dibattito? Le sale non sono superate, ma parte integrante di un ecosistema in grado di convivere efficacemente con lo streaming, soprattutto in un paese come l’India.
Le polemiche erano scoppiate in seguito a un’intervista di Sarandos rilasciata a New York e rimbalzata sulla stampa di tutto il mondo, in cui il dirigente aveva definito il modello tradizionale delle sale “superato” — un commento che ha in seguito attirato la risposta di cineasti come Rian Johnson, il quale ha dichiarato di voler distribuire il prossimo capitolo della saga Knives Out in più cinema possibile.
Sarandos ha ora precisato, rispondendo ‘a distanza’ a queste parole:
“Mi è stato chiesto se penso che il cinema in sala sia superato. Per alcune persone, certamente. A Manhattan, esistono sale ad ogni angolo. Ma io sono cresciuto a Phoenix, in Arizona, e per vedere un film dovevo fare 45 minuti di auto. È un’esperienza diversa.”
Nel contesto indiano, invece, Sarandos ha riconosciuto un approccio più equilibrato e meno conflittuale tra distribuzione in sala e piattaforme digitali:
“In India, si parla meno delle famigerate ‘window’, quelle finestre temporali che separano l’uscita dei film nei cinema da quella in streaming. Nessuno, eccetto i distributori, parla di ‘finestre’.
Se vai a cena dopo un film e parli della finestra distributiva, allora quel film evidentemente non ti ha coinvolto abbastanza.
L’obiettivo deve essere sempre lo stesso: portare i film alle persone, ovunque esse si trovino.

