Il successo straordinario di Obsession, film horror indipendente che sta dominando il box office americano con un incasso vicino ai 175 milioni di dollari a livello mondiale, nasconde una realtà che sta facendo discutere l’intera industria cinematografica. Sally Choi, art director del film, ha deciso di rompere il silenzio condividendo sui social la sua esperienza lavorativa e rivelando quanto ha effettivamente guadagnato da una produzione che si avvia a incassare oltre 250 milioni di dollari.
In un lungo post su Instagram, Choi ha spiegato di aver valutato a lungo prima di decidere di parlare pubblicamente. Il film è stato realizzato con un budget di appena 750.000 dollari, una cifra relativamente bassa per gli standard hollywoodiani. Come art director, Choi ha ricevuto 300 dollari al giorno, che al netto delle tasse si sono tradotti in 6.741 dollari totali. Nessun rimborso chilometrico, nessun benefit aggiuntivo.
La giovane professionista, alla sua prima esperienza come art director in un lungometraggio, ha ammesso di aver accettato consapevolmente quella tariffa, trovandosi all’epoca in una situazione economica precaria e vivendo di stipendio in stipendio. La sua testimonianza, però, va oltre il caso personale: “Questa è la realtà della maggior parte dei filmmaker, specialmente di chi lavora below the line. Diventiamo una riga nel foglio di budget da mantenere più bassa possibile”, ha scritto.
La situazione descritta da Choi rivela condizioni di lavoro estreme. Come art director ufficiale, si è trovata a svolgere molteplici ruoli: assistente di produzione, scenografa, graphic designer, comparsa, autista, addetta agli acquisti. Faceva la spola per rifornimenti senza rimborso spese, caricava e scaricava materiali, allestiva intere location in giornate massacranti. Il tutto ha avuto un impatto devastante sul suo fisico: durante la produzione il suo peso è sceso a circa 40 kg.
Un dettaglio particolarmente significativo riguarda altri membri della crew: alcuni lavoravano come volontari, ricevendo come compenso solo il rimborso per benzina e chilometraggio. Peggio ancora, questi pagamenti non arrivavano puntualmente, costringendo alcune persone a sostenere di tasca propria le spese per lavorare a un film che avrebbe poi generato centinaia di milioni di dollari.
La denuncia di Choi ha innescato un acceso dibattito online, dividendo sia gli addetti ai lavori sia il pubblico. Il regista Joseph Kahn, che ha diretto l’apprezzato film Ick, ha condiviso su X la sua prospettiva sulla questione, evidenziando un aspetto cruciale del lavoro nell’industria cinematografica: “Una cosa che la gente non capisce del cinema è che è una festa o carestia. Puoi non lavorare per settimane o mesi, quindi quei soldi devono essere risparmiati e ammortizzati. Poi la crew di Obsession vive a Los Angeles, quindi paga affitti altissimi”.

Le reazioni sono state contrastanti. Molti colleghi e professionisti del settore hanno espresso solidarietà a Choi, condividendo esperienze simili e sottolineando come la situazione denunciata rappresenti un problema sistemico dell’industria. Altri hanno invece criticato la scelta di rendere pubblica la vicenda, suggerendo che potrebbe compromettere le future opportunità lavorative della giovane art director.
L’attore e regista Luke Barnett ha offerto un punto di vista più critico, sottolineando che Choi aveva un anno di esperienza totale e un solo cortometraggio nel curriculum prima di Obsession. Secondo Barnett, firmare per un indie a basso budget e poi lamentarsi pubblicamente dopo il successo del film, arrivando a dire che si pente di non aver “bloccato la produzione”, rischia di bruciare ponti importanti invece di sfruttare il credito acquisito.
Altri ancora hanno proposto una soluzione intermedia: in casi di successo straordinario come quello di Obsession, lo studio e i produttori dovrebbero istituire un sistema di bonus retroattivi per compensare equamente chi ha contribuito alla realizzazione del film con paghe ridotte all’osso. Focus Features ha acquisito il film per 15 milioni di dollari dopo averlo visto completato, e gli incassi attuali rappresentano oltre 250 volte il budget originale di produzione.
Sally Choi ha concluso il suo post con un appello: “Se eri un membro della crew di Obsession e ti senti di condividere la tua tariffa, forse possiamo cambiare qualcosa nell’industria cinematografica”.
Un caso, quello di Sally Choi, che per certi aspetti richiama la recente polemica sull’ultima serie di Zerocalcare, Due Spicci, dopo le testimonianze anonime condivise sui social.
Nel frattempo, come riporta ComicBook, Steven Spielberg ha commentato il fenomeno Obsession durante un’intervista sul red carpet del suo nuovo film, Disclosure Day. Il leggendario regista si è detto entusiasta del successo dei piccoli film horror indipendenti che stanno dominando il box office: “Sono così felice per loro. Penso sia fantastico. È grandioso che abbiano avuto praticamente pochissimi soldi, specialmente Obsession con meno di un milione, e stiano andando così bene, e li applaudo. Ho visto Obsession e mi è piaciuto molto”.
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