Recentemente è scoppiata una forte polemica attorno alla serie animata Netflix Due Spicci, in seguito a testimonianze anonime, ora non più disponibili, pubblicate originariamente dalla pagina Instagram Un.i.ta – Unione Italiana Animatori – che denunciavano compensi irrisori per i lavoratori del comparto tecnico, con ritmi di lavoro definiti “disumani”. Zerocalcare ha deciso di rispondere a queste accuse con un video dettagliato sui propri social, chiarendo innanzitutto che, in qualità di autore, il suo ruolo è puramente creativo e non gestionale o amministrativo.
Michele Rech ha precisato infatti di occuparsi unicamente della scrittura, del disegno dei personaggi e del doppiaggio delle sue opere, e di non avere dunque alcun potere decisionale o accesso alle informazioni riguardanti i contratti, le assunzioni o la distribuzione del budget della produzione.
Nel suo intervento, l’artista ha altresì espresso rammarico per il fatto di essere stato dipinto dalla stampa, e da alcuni esponenti politici, come Maurizio Gasparri, alla stregua di uno sfruttatore, sottolineando come nessuno degli animatori gli avesse mai manifestato disagio durante i rari incontri presso lo studio di produzione.
“Mi pare abbastanza evidente che io sono l’autore della serie, vuol dire che io faccio la parte creativa, scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci, non so’ io che assumo, decido o pago chi lavora alla produzione. Per inciso, io non c’ho proprio accesso a quelle informazioni sul budget, sui contratti, non so’ manco interno agli ambiti di discussione degli animatori, tipo i forum.”
Zerocalcare ha inoltre affrontato il tema della difficoltà di organizzazione sindacale in un settore dominato da contratti a progetto, dove spesso il timore di non essere ricontattati frena le rivendicazioni. Tuttavia, ha anche ribadito la sua delusione per non essere stato interpellato direttamente come possibile alleato nella lotta per i diritti lavorativi, ricordando il suo storico impegno in numerose cause sociali e vertenze lavorative passate
“A me mi dispiace che non hanno pensato che io potevo essere un alleato perché magari invece potevo essere proprio io che sollevavo la questione e dicevo “regà no così non se pò fa’. Solo io non è che so’ telepatico, se nessuno mi dice che ci sta un problema, ma io che ne so? Peraltro non penso di essere una persona particolarmente inaccessibile.”

L’autore ha poi aspramente criticato la modalità della protesta, basata su un “carosello di storie anonime” e immediatamente cavalcata per fini strumentali, pur riconoscendo che i problemi sollevati – legati allo sfruttamento delle partite IVA e alla precarietà del settore dell’animazione – sono assolutamente reali e sistemici
Nonostante si sia dichiarato non esperto in materia di produzione o economia del settore, Zero ha voluto comunque avanzare alcune proposte costruttive per migliorare la trasparenza e le condizioni di lavoro
“Mo’ io francamente non c’ho proprio idea di qual è la soluzione; se provare a strutturare un osservatorio sulle condizioni del lavoro nel settore oppure creare, non so, una forma di rating sui salari in modo che fai una specie di albo delle produzioni virtuose e de quelle di (omissis), così pure gli autori possono scegliere con chi collaborare e con chi no, in piena consapevolezza.”
In conclusione, Zerocalcare ha ribadito la volontà di mettersi a disposizione per contribuire a iniziative concrete, auspicando che il polverone mediatico sollevato dal suo nome possa, per una volta, portare a un risultato positivo per l’intera categoria degli animatori e non solo a sterili polemiche
Egli ha poi espresso la speranza che anche altri autori nella sua posizione inizino a farsi carico di tali questioni, dato che spesso le responsabilità vengono fatte ricadere solo su chi ha maggiore visibilità mediatica. Qui potete vedere il video condiviso da Zerocalcare.
