Parthenope, il nuovo film di Paolo Sorrentino, nei cinema da fine ottobre, è sbarcato in sala per un’anteprima, in alcune sale selezionate in tutta Italia, alla mezzanotte del 19 settembre, e le prime reazioni social, tra spettatori e critici sono molto diverse. Già dal trailer, peraltro quest’ultimo film, sospeso tra mito e quotidianità, aveva acceso la curiosità di molti: fra apprezzamenti convinti e bocciature senza appello, c’è spazio anche per qualche giudizio più equilibrato.
Vediamo insieme una breve carrellata di pareri da parte degli spettatori: iniziamo da Alex Modica, che suggella con un’inequivocabile votazione la sua preferenza per un film considerato totalmente sorrentiniano ma che colpisce il segno soprattutto grazie all’interpretazione dell’esordiente Celeste Della Porta
“Se siete detrattori di Sorrentino non aspettatevi di trovare qualcosa di più bilanciato, anzi, è tutto portato all’estremo. [Parthenope] è uno di quei rari personaggi che ricorderò anche fra vent’anni, esattamente come in questa prima visione”
Dalle stesse premesse parte anche Salvatore Marfella, per arrivare però a conclusioni leggermente diverse: Dalla Porta, secondo Marfella, dà vita a un personaggio iconico, ma la regia di Sorrentino si perde spesso in inutili manierismi che rovinano il quadro d’insieme
“un film perfettamente sorrentiniano: contiene tutti gli elementi che ci si aspetta dalla sua regia, ormai sempre più “di maniera”, con momenti di alta suggestione, che fanno inarcare il sopracciglio e non lasciano indifferenti, e brusche cadute nel trash, ma un trash cercato e voluto, discutibile ma anch’esso perfettamente in linea con quanto il regista ha deciso di fare. Per questa ragione, anche questa volta ci troviamo di fronte a un’opera discontinua, che alterna ottime invenzioni (poche, a dire il vero ma con almeno un momento geniale) a parentesi in cui si sente tutta la pigrizia narrativa del regista (anche sceneggiatore in solitaria)”
Per parte sua, Carlo William Rossi esprime un ‘sì’ sintetico e convinto
“Parthenope è un film pieno di difetti e con molti pettegolezzi inutili. Ma, ha delle cose talmente belle, che alla fine ti entra dentro e diventa capolavoro.”
Al solito, quando si tratta di Sorrentino, una stroncatura è davvero tale: ce lo ricordano Riccardo Cotumaccio e Giulio Zoppello (di Today.it) che imputano al regista un completo smarrimento all’interno dei suoi stilemi triti e ritriti: scrive ad esempio Cotumaccio
Tutto surreale e sfocato, in un gioco che non contribuisce al fiabesco ma al prevedibile. Riesce a volte difficile distinguere tra questo film ed “È stata la mano di Dio”. Quando ritroveremo una trama e non uno showreel di giovani, belli, maledetti e smarriti napoletani? I dialoghi ridotti al minimo e la spinta a dover interpretare una storia senza sentirla davvero uccidono quello che secondo me è stato l’asso nella manica del regista napoletano: partorire personaggi con cui empatizzare, al netto delle loro storture
Zoppello, in una recensione post Cannes aveva già denunciato, a suo modo, questo infinito girare a vuoto di Parthenope, con parole inequivocabili: strali che non risparmiano nemmeno la costruzione della protagonista femminile
“Manca proprio stavolta la capacità di andare oltre la frase ad effetto, i singoli momenti, l’estetica, di rendere palpabile la metafora per cui questa ragazza diventa Napoli, la sua vita ne è rappresentazione di ombre, luci, pro e contro. Eccesso di confidenza e quindi manierismo. [La protagonista] è un mix di frasette ad effetto abbastanza cafone, di una concezione della donna incredibilmente arretrata su cui Sorrentino magari dovrebbe riflettere”
La proiezione in anteprima del film, comunque, si è rivelata un successo senza precedenti, con una grande partecipazione di giovani (probabilmente sull’onda del popolarissimo film precedente), come ci ricorda Gianmaria Tammaro, che nel suo post descrive con accuratezza il fenomeno: un trend riportato anche da Cotumaccio (speaker radiofonico romano, mentre Tammaro scrive da Napoli)
Al The Space di Napoli sono state aperte tre sale per fare entrare tutti. Parliamo di diverse centinaia di persone. Alla fine della proiezione, all’esterno del cinema, si era radunata una folla di ragazzi. Non so dire quante volte ho sentito la frase “eh, ma è Sorrentino”. Indubbiamente la zona e il cinema hanno aiutato nell’intercettare un certo tipo di spettatori. Io, però, ho trovato comunque incredibile questo cambiamento.
Quando ho visto È stata la mano di Dio, l’età media della sala era molto più alta. Forse sono state le proiezioni di mezzanotte oppure, molto più semplicemente, è stato il passaparola frenetico che si è creato online. Quasi involontariamente, Sorrentino è riuscito a raccogliere un pubblico nuovo. E questa è una cosa importante. Perché significa che ha saputo rinnovarsi e che i suoi film – tutti, nessuno escluso – continuano a essere visti.
[Ci sono stati] sold out notturni, [con] grande presenza di giovani in sala
E voi? Andrete a vedere questo Parthenope il 24 ottobre? Se non sapete ancora da che parte stare, vi rimandiamo anche alla nostra recensione del film, sempre da Cannes: qui, invece, un utile vademecum alla visione.
