Il film horror Passenger, diretto da André Øvredal e scritto da Zachary Donohue, ha creato curiosità ancora prima dell’uscita nelle sale, il 21 maggio 2026. Molti si sono chiesti se fosse tratto da una storia vera, soprattutto per l’ambientazione legata alle strade isolate e ai viaggi notturni, ma anche per la tagline sul poster del film, che sottolinea il numero importante di persone che scompaiono ogni anno, durante i viaggi on the road. La verità è che Passenger non è ispirato a fatti reali, ma è nato dalle esperienze personali dello sceneggiatore.
Il progetto nasce completamente da un’idea narrativa, ma lo sceneggiatore, in una conversazione con Collider, ha spiegato che tutto è partito dai ricordi della sua infanzia, trascorsa in Upstate New York, tra lunghe strade secondarie e paesaggi isolati.
“Sono cresciuto guidando su strade molto inquietanti, liminali, soprattutto di notte, provando quella sensazione di paura che tutti conosciamo. Anche il vialetto di casa mia era spaventoso. Era lungo circa un chilometro e mezzo, in mezzo al bosco. Vivevamo nei boschi. Quindi avevo tutto questo e anche molte esperienze strane legate alle strade.”
Donahue ha poi raccontato di quando una volta, da piccolo, era in macchina con sua madre e l’auto li lasciò in panne proprio al calar del sole. “Io pensavo: “Moriremo qui?” E abbiamo fatto autostop”. A dargli un passaggio, racconta, fu una coppia di anziani “E fu terrificante”.
C’è stato anche un altro evento però, che lo ha portato a voler scrivere la storia di Passenger: “A 20 anni ho avuto un grave incidente d’auto. Ne sono uscito senza un graffio, ma mi è rimasto addosso. Da lì ho pensato: ‘Ok, voglio davvero raccontare un horror sulle strade’, perché non sono solo luoghi spaventosi, ma anche pericolosi e potenzialmente mortali.”

Proprio quei percorsi, spesso vuoti e immersi nel silenzio, hanno alimentato nel tempo l’idea di un horror ambientato sulla strada. Donohue ha spiegato che il punto di svolta è arrivato quando ha iniziato a pensare che ogni luogo del mondo ha una propria leggenda legata a una strada maledetta o infestata. Da lì è nata l’idea centrale del film: collegare tutte quelle storie attraverso un’unica entità.
Come ha detto lo stesso sceneggiatore a Collider:
“L’idea è diventata che ovunque tu sia probabilmente esiste una strada infestata nella tua città, con una sua leggenda locale. Volevo raccontare una storia che collegasse tutto questo, non singoli miti separati, ma un’unica entità demoniaca”.
Questa entità è il Passenger, una presenza che si manifesta lungo le strade e che diventa il punto di incontro di tutte le paure legate alla guida notturna e all’isolamento.
Anche il produttore Walter Hamada ha sottolineato quanto il concetto sia legato alla paura concreta di guidare di notte, doversi fermare e restare isolati. Parlando dell’effetto del film, ha detto: “Quando torni a casa (in macchina) e senti un rumore strano, inizi a chiederti: se succedesse qualcosa, mi fermerei? C’è qualcosa di reale in questa sensazione”. E per fare un esempio, ha raccontato quel che è capitato ad una persona della produzione, dopo aver letto la sceneggiatura, mentre guidava di notte si sia fermata a ricaricare l’auto e abbia visto sullo schermo della sua Tesla una figura umana che in realtà non c’era: “Non c’era nessuno nel parcheggio, ma lo schermo mostrava una persona dietro di lei. L’ha terrorizzata, perché aveva appena letto la sceneggiatura”.
Ed è proprio questo il punto che spiega perché molti pensano che Passenger sia tratto da una storia vera: il film non nasce da un fatto reale, ma da sensazioni reali. La paura di guidare da soli, di fermarsi in un luogo isolato, di percepire qualcosa che non dovrebbe esserci. Tutto questo viene trasformato in una narrazione horror che sembra credibile proprio perché parte da esperienze comuni.
I realizzatori del film hanno raccontato inoltre che Passenger è stato girato negli stessi luoghi in cui si aggirava un celebre serial killer.
