Parlando dei suoi inizi a Cannes 2026, Peter Jackson ha difeso con convinzione il valore creativo dell’horror e racconta come il cinema splatter sia stato, per lui, una vera scuola di regia. Il regista ricorda che alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta passava il tempo guardando ossessivamente film horror indipendenti, studiandone il linguaggio e cercando di replicarne l’energia con mezzi casalinghi.
“Guardavo continuamente La Casa di Sam Raimi, Re-Animator, Zombi di Romero”, racconta. “Assorbivo quei film e cercavo di fare il mio piccolo home movie”. Jackson sottolinea che il giovane regista, soprattutto all’inizio, lavora quasi sempre in condizioni di totale precarietà: “Quando fai il tuo primo film non hai soldi, non puoi permetterti attori famosi e spesso non hai nemmeno una sceneggiatura professionale”.
Secondo lui, l’horror funziona proprio perché riesce a trasformare quei limiti in energia visiva. “Un horror puoi farlo persino senza una vera sceneggiatura. È un genere che ti permette di sopravvivere creativamente”. In assenza di grandi mezzi, il regista deve puntare tutto sull’immaginazione: “Devi mettere tutta la tua creatività nel cercare di essere il più gore possibile. Più il film è estremo, più riesce a colpire anche se manca di altre cose”.
Jackson chiarisce però che il suo interesse non è mai stato per l’horror realistico o disturbante in senso puro. “I film horror che amo sono quelli così esagerati da diventare quasi comici”, spiega. Parlando di Braindead e della celebre scena del tosaerba contro gli zombie, aggiunge: “Arrivi a un punto in cui è tutto talmente assurdo che puoi solo ridere”.
È proprio da questa filosofia che nasce il termine “splatstick”, inventato dallo stesso Jackson per definire il suo stile: “Era slapstick con il gore. L’umorismo fisico del cinema slapstick portato dentro il cinema splatter”.
Il regista vede anche un legame diretto tra il cinema horror e la nascita di molti grandi autori contemporanei. “L’horror è sempre stato un modo naturale per i giovani filmmaker di iniziare”, dice. “Anche se poi cambiano genere, resta una palestra perfetta”. Per Jackson il motivo è semplice: l’horror permette di sperimentare immediatamente con regia, montaggio, effetti speciali e ritmo senza dover aspettare il sostegno di grandi studios.
