Susan Sarandon sostiene che le conseguenze professionali del suo sostegno pubblico alla Palestina non siano ancora finite. A tre anni dalle polemiche che portarono alla rottura con la sua agenzia, l’attrice premio Oscar ha raccontato alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 di aver perso anche recentemente alcuni ruoli e che, secondo quanto le sarebbe stato riferito, ci sarebbero ancora agenzie intenzionate a sconsigliare alle produzioni di lavorare con lei.
Sarandon ne ha parlato durante la conferenza stampa di The Echo Chamber, il nuovo film di Andrea Pallaoro presentato in concorso a Venezia 83, nel quale recita accanto a Luca Marinelli e Alicia Vikander. Alla domanda su quanto sia cambiato il clima a Hollywood rispetto alla guerra a Gaza, l’attrice ha spiegato di percepire una maggiore apertura nell’opinione pubblica, ma non necessariamente all’interno dell’industria cinematografica.
“Recentemente mi sono ancora stati tolti dei film perché ci sono agenzie che continuano a dire alle persone di non assumermi“, ha dichiarato. “Ma quella è la struttura del potere. Tra le persone, e certamente a livello internazionale, mi sento accolta“.
Secondo Sarandon, negli ultimi anni sarebbe cambiata soprattutto la consapevolezza del pubblico americano rispetto alla questione palestinese e ai rapporti politici e militari tra Stati Uniti e Israele. Un cambiamento che, a suo giudizio, non avrebbe però cancellato le conseguenze delle posizioni da lei assunte pubblicamente.
La vicenda risale in particolare al 2023, quando l’attrice partecipò a diverse manifestazioni a sostegno della Palestina e fu duramente criticata per alcune dichiarazioni pronunciate durante un corteo. In seguito alle polemiche, la United Talent Agency interruppe il rapporto professionale con lei. Sarandon aveva già raccontato negli anni successivi di essersi sentita emarginata da una parte di Hollywood e di aver visto diminuire sensibilmente le opportunità di lavoro.
A Venezia ha voluto per questo ringraziare Andrea Pallaoro, sostenendo che anche il regista di The Echo Chamber avrebbe ricevuto avvertimenti sul lavorare con lei. “Ringrazio Andrea perché non ha ascoltato gli avvertimenti“, ha detto.

Il film rappresenta peraltro un ritorno importante sul grande schermo per Sarandon. The Echo Chamber nasce dall’ultima sceneggiatura alla quale lavorò Bernardo Bertolucci e vede l’attrice nei panni di Ava, una celebre cantante che coinvolge un produttore musicale interpretato da Luca Marinelli nella realizzazione del suo album del ritorno, entrando nella complessa relazione tra l’uomo e una fisioterapista interpretata da Alicia Vikander.
Sarandon non sembra però intenzionata a modificare le proprie posizioni per recuperare spazio nell’industria. Pur sostenendo che una parte di Hollywood continui a tenerla a distanza, l’attrice ha concluso spiegando di aver trovato altrove il proprio sostegno: “Ho trovato la mia famiglia, ho trovato le mie persone e sto bene“. Una dichiarazione che racconta quanto, a quasi tre anni dall’inizio della controversia, per Sarandon il prezzo delle sue prese di posizione non appartenga ancora soltanto al passato.
Susan Sarandon says some agencies still have her blacklisted and are telling filmmakers not to hire her following her vocal support for Palestine. pic.twitter.com/4HFmXHXsBb
— Film Updates (@FilmUpdates) September 6, 2026
